Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Papa Benedetto XVI indirà un “ Anno di Grazia ”
“Esso avrà inizio il 27 maggio 2012, nel settimo anniversario dell'emissione
del Decreto vaticano di Condanna contro Padre Gino Burresi, Fondatore della
Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria e terminerà nella
solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria, il 15 agosto 2013″
Adriana Zarri & Riccardo Sante Maria Fontana
*Il mattino seguente, ripassando, videro il fico seccato dalle radici. *Pietro, ricordandosi, gli disse: Rabbì, vedi, il fico che tu maledicesti, è seccato. *Gesù rispose loro: Abbiate fede in Dio. * In verità vi dico che se qualcuno dirà a questa montagna: togliti di lì e gettati nel mare, se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà concesso. *Perciò vi dico: Tutte le cose che domanderete pregando, credete di averle già ottenute e le otterrete. * E quando pregate, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro, che è nei cieli, vi perdoni le vostre colpe. * Che se voi non perdonate, nemmeno il Padre vostro che è nei cieli perdonerà a voi i vostri peccati.
Questa breve sezione è un ottimo esempio per spiegare la tecnica redazionale di Marco. Egli ha troncato in due tronconi l'episodio del fico maledetto e disseccato, inserendo in mezzo la scena di Gesù nel tempio. In tal modo l'episodio del fico sterile assume un chiaro riferimento simbolico alla sterilità del popolo d'Israele, che non ha dato il frutto che Gesù cercava. Il primo tema, svolto con l'accostamento di due sentenze, è quello enunciato in termini espliciti: Abbiate fede in Dio.
Avere fede significa non credere che Dio esiste e che Gesù è suo Figlio, dal momento che queste cose le crede anche Satana. Avere fede significa nutrire cieca fiducia nel Padre Celeste, incarnato nel suo Unigenito. Ecco perché Gesù ha detto che se crediamo, ciò che chiediamo accadrà. Perché Dio ascolterà la nostra preghiera. La fede è vero che è dono di Dio, ma è anche ricerca instancabile, è anche desiderio di appartenere a Cristo, è scoprire il tesoro e vendere tutto per possederlo.
Non solo, sempre Gesù ci dice che il Padre donerà i frutti dello Spirito Santo a tutti quelli che glielo chiederanno. Dopo aver chiesto, non bisogna più nutrire alcun dubbio interiore su ciò che dovrà accadere, perché il tentatore ci suggerirà che non è vero nulla di quello che ha detto Gesù. Scacciamo inoltre il pensiero che non ne siamo degni, se il Signore ascoltasse solo le persone degne di Lui, non ascolterebbe nessuno dal momento che nessuno è degno di Dio, tuttavia il fatto per noi consolante è che Egli viene sempre a noi. La nostra fede deve essere limpida contro ogni apparenza. Alla fine se persevereremo, la nostra fede ci salverà e ci ritroveremo salvi.
L'immagine della montagna, che si sposta nel mare, è proverbiale anche nelle sentenze giudaiche per indicare il superamento di difficoltà insormontabili. La fede, a questo punto, presentata come fiducia totale in Dio, senza divisione e incertezza, non è una tecnica per catturare la potenza divina o piegarla ai capricci irrazionali o fantastici dell'uomo. E' totale apertura e disponibilità all'azione di Dio, al compimento del suo progetto per l'uomo. A questa condizione anche la preghiera ha la stessa efficacia e potenza della fede che la sostiene. Gesù c'illustra molto bene l'atteggiamento dei discepoli nella preghiera. Con la preghiera si riconosce che Dio è il Signore nostro, nostro Padre, nostro Salvatore, grande, potente, buono, misericordioso
Pregare significa esprimere a Dio tutto, sia perché lo merita per se stesso sia perché sappiamo che ci ascolta e si compiace di ascoltarci. Inoltre perché crediamo che è presente, non ci abbandona mai. La preghiera è strettamente legata alla lode quando ringraziamo Gesù per il dono della fede, per la comprensione delle sue parole, per la sua morte e risurrezione. Poiché sappiamo per fede, che Dio dispone ogni cosa per il bene di coloro che lo amano ringraziandolo per tutto: salute o malattia, gioia o tristezza, speranze o timori…Poniamo l'accento che Dio è l'autore, l'iniziatore di ciò che avviene nell'intimo mediante Cristo Redentore e mediante lo Spirito Santo nel momento in cui ci poniamo in preghiera. Come la fede piena, anche il perdono e la riconciliazione fraterna sono la condizione richiesta per una preghiera aperta al dono del Padre celeste.
Fratelli e sorelle, sappiamo quanto è difficile perdonare. Allora cerchiamo di capire, di comprendere da cristiani cos'è il perdono, che cosa dobbiamo fare e a che cosa dobbiamo riferirci. La nostra unica relazione deve essere il Vangelo. Quindi il rapporto con Gesù Cristo, agli esempi che vengono da lui e ai suoi insegnamenti che ci ha lasciato. Gesù perdona non solo in nome di Dio Padre, e ci tiene a farlo sapere; ma perdona come Dio e quindi manifesta in se stesso il Padre nell'atteggiamento del perdono, della misericordia. Conseguentemente non come colui che giudica, che castiga come un despota l'umanità, ma, è giusto ripeterlo, come un padre che perdona. Pietro gli chiede: "Maestro, quante volte devo perdonare? Sette volte", "No, settanta volte sette", che significa sempre. Aggiunge anche che se si vuol essere perdonati occorre che perdoniamo, altrimenti non si è perdonati e questo deve colpirci, deve attirare la nostra attenzione. Ce lo ha insegnato anche col Padre Nostro.
Ricordiamoci che ci esorta anche a ricercare la pace; anzi, prima di recarci all'altare a presentare la nostra offerta ci rammenta che se un nostro fratello ci ha fatto un torto di andare direttamente da lui e portargli il perdono (è questo il senso dello scambiarsi il segno di pace durante la messa). E' talmente naturale questo gesto, forse perché non ci costa nulla, anche perché sappiamo che il vicino di banco non ha niente con noi, non ci ha arrecato nessun danno, tuttavia è un segno molto importante che ci deve far riflettere: se accanto a noi si trovasse il tizio, il caio, o il sempronio che ci ha fatto torto, che ha espresso giudizi malevoli su di noi, che non mi saluta ecc..Ecco che noi diamo il segno di pace anche a loro.
Ecco la necessità della preghiera per non ricadere nel peccato e per essere in grado di saper perdonare. Non meravigliamoci se avvertiamo la difficoltà del perdono, la difficoltà di giungere a tutte le gradazioni del perdono, l'importante è iniziare rifiutando il male per colui che ci ha offeso, di rifiutare la vendetta nei suoi confronti, arrivando a scordare, a cancellare il debito nei nostri confronti. Lo so, dimenticare costa, ma dobbiamo chiedere aiuto a Gesù per superare questa difficoltà. Lo so che è un sacrificio salutare una persona che da qualche tempo ci ha tolto il saluto, che ci ha fatto un torto, che non riconosce il torto, e noi siamo tentati di dire: quello non lo merita il mio perdono, non lo vuole, ma Gesù ci ha detto di provare a fare la pace. Quindi dobbiamo chiedere l'aiuto a lui per avere il coraggio di compiere il primo passo se l'altro non mi viene incontro, e non importa se soffrirò per la scelta dell'altro.
Questo deve far riflettere sull'importanza che la tradizione cristiana primitiva annetteva ai due temi della preghiera e del perdono fraterno. La comunità autentica è quella caratterizzata da una fede radicale in Dio, che si esprime in una preghiera fiduciosa, fatta in un clima di vera comunione fraterna.
Da quanto sopra descritto, deduciamo che il singolo e poi la comunità sono la vera casa di preghiera del futuro, il nuovo tempio aperto a tutti gli uomini, che sono disposti ad incontrare Dio nella fede.
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