La mia controffensiva deve toccare anche questi argomenti. I puritani possono voltare pagina o bendarsi gli occhi, a meno che poi le tentazioni non se le vadano a cercare altrove, dove sono peggiori e lasciano il segno. (Qui l'unico segno che vi posso lasciare è il segno di zarri, che non mi sembra sia un brutto segno). Ebbene sì, questo fu il miracolo operato in me da Padre Gino Burresi. E' risaputo che nella sfera sesuale i giovani possono incontrare dei problemi anche di questa natura, dovuti alla crescita, agli ormoni, a situazioni di stress emotivo eccetera. Spesso si rimane vittima di certe abitudini, ripiegandosi in se stessi. Padre Gino Burresi mi voleva puro come un giglio. Una parola! Non diventai mai un eroe della castità, però ricordo di aver raggiunto i tre anni pieni, una vera conquista. Ero così contento, mi sembrava di toccare il cielo.Mi aveva insegnato ad avere stima di me stesso, perché a volte, andando dietro a certe abitudini, è come ci si volesse disprezzare. Chiedo scusa a certi psicologi, che invece ne fanno un'apoteosi di queste abitudini. E' ovvio che nella fase della crescita, il giovane prende coscienza del proprio corpo, passando anche per queste esperienze, che non devono mai essere drammatizzate, altrimenti rimangono croniche. Per crescere ci si deve scottare. Ma poi uno può anche usare l'acqua tiepida, senza bruciarsi nè a causa dell'acqua troppo calda nè a causa dell'acqua troppo fredda. Solo l'opera di un santo poteva aver operato in me questo miracolo. E' ovvio che uno le tentazioni non se le deve andare a cercare, perché si sa, l'occasione fa l'uomo ladro, e l'occasione porta il ladro che c'è in ognuno di noi a rubarci le virtù, che ci siamo conquistate con tanta fatica. Ora non posso credere che se da una parte Padre Gino aiutava i penitenti a superare certi atteggiamenti disordinati ed egoistici, dall'altro facesse cose contrarie alla morale nella sua cella, come sarebbe stato accusato da undici suoi seminaristi e seguaci, perché a questo punto c'avrebbe provato pure con me, perché pure io ero suo seguace, e pure tanto. Ricordo che un anno, nel mese di agosto, feci addirittura l'abbonamento mensile Roma- San Vittorino Romano e stavo là ogni santo pomeriggio ed alla benedizione passavo sempre, come gli altri, per salutarlo e baciare la mano con la stimmata ed ogni volta ritiravo il santino raffigurante la Madonna, che lui distribuiva ai fedeli, quando passavano davanti a lui. Un giorno gli ho fatto proprio perdere la pazienza ed esclamò: ma che fai raccolta di figurine? Aveva delle battute così spiritose! Comunque devo averlo messo alla prova con la mia insistenza, poveraccio. Un giorno sono ripassato davanti a lui, sempre nel medesimo contesto. Era attorniato dai suoi seminaristi. Mi sentivo così peccatore e pensavo fra me e me: quello oggi mi manderà a quel paese e mi farà fare una figuraccia davanti a quei modelli di santi dei suoi seminaristi. Ebbene, dopo essere passato davanti a lui, mi sento dare uno scappellotto sulla testa, l'ho preso come un segno di incoraggiamento. Queste esperienze sono rimaste indelebili nella mia memoria. Ne ricorderò l'emozione fino alla mia morte e forse anche al di là della morte. Invito il Papa Benedetto XVI a riaprire il caso di Padre Luigi ( Gino ) Burresi, ne vale proprio la pena, a sentirmi parlare. Non vi si strugge forse il cuore, nell'ascoltare questi racconti? Ho conosciuto giovani che andavano a confessarsi da lui e che facevano raccolta di donnine, come fossero figurine, e che sono stati "guariti" da lui. Padre Gino Burresi ti portava ad amare la santità, tutte le virtù. Quando tornavo a Roma non tornavo mai a mani vuote. Eppure io mi sono sentito sempre un grande peccatore e forse è stato un bene, perché non mi faceva andare in superbia. Quando uno sa di possedere alcune virtù, le può forse perdere, se se ne vanta. Io non avevo il tempo di vantarmene, perché dovevo sempre stare attento a dove mettevo i piedi, per non cadere. I puritani possono ora togliersi la benda, perché ho terminato. Riccardo Fontana