Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
http://www.giacomopapasidero.it/index.php/cosa-vuol-dire-perdonare/
Cosa vuol dire perdonare
Il perdono è una dei valori più difficili da vedere e realizzare concretamente nella nostra vita, perché presuppone un notevole coraggio e una grande dose di amore incondizionato.
Sebbene a volte sia visto come un “cimelio”di tipo religioso, il perdono rappresenta un punto fermo anche di tutte le correnti filosofiche incentrate sull’amore, poiché il perdono è una delle massime espressioni possibili di amore.
Perdonare, etimologicamente col significato di concedere, condonare, vuol dire “rinunciare alla vendetta o a qualsiasi rivalsa nei confronti di chi ci ha fatto del male, dimenticare, scordare”.
Leo Buscaglia, ne “La coppia amorosa” dice che “perdonare è un atto della nostra volontà, una scelta deliberata”, ovvero un “dono” che concediamo a chi ci ha fatto del male per il semplice fatto di volerlo. Nel Vangelo Gesù comanda a Pietro di perdonare suo fratello “…77 volte 7”, vale a dire sempre, senza un limite.
Paolo Ferrucci, ne “La forza della gentilezza”, dice che perdonare è “una decisione unilaterale (perché dipende solo da ciò che succede dentro di me) e illogica (perché i conti non tornano)” , condividendo quanto detto sinora, ovvero del perdono come atto di libertà individuale che dipende solo ed esclusivamente da me.
L’idea che il perdono possa essere un processo relazionale dipendente dalla volontà di chi ci ha offeso, il quale deve chiedercelo agendo per riparare al danno subito, non mi piace, perché si traduce in uno scambio, un commercio (che mi ricorda la vendita delle indulgenze), oppure in una sorta di dipendenza tra chi è stato perdonato e chi ha perdonato, che si pone in una posizione di superiorità.
Perdonare non ha a che vedere con la giustizia, poiché la giustizia si traduce nell’applicazione di regole (più o meno “giuste”) e punizioni in relazione ai comportamenti umani, il perdono è la scelta di cancellare il danno e l’offesa subite.
Perdonare vuol dire lasciare che la giustizia faccia il suo corso senza pretendere “vendetta” per il torto subito. Il perdono è un atto di amore; la volontà di punire, il “bisogno” che soffra chi ha fatto del male, invece, non è amore, ma vendetta, mascherata, con un abito elegante, così ben truccata da entrare quotidianamente nelle nostre vite senza farsi riconoscere e per questo molto più pericolosa.
È sempre possibile perdonare, tutti possiamo perdonare, se vogliamo farlo, se troviamo abbastanza forza e amore.
Siamo abituati, ed educati, non a perdonare ma a voler vendetta, a rinfacciare il male subito, a condannare e giudicare gli altri sentenziando la loro cattiveria e malvagità. Per perdonare dobbiamo essere capaci di guardare a chi ci ha offeso come a noi stessi, riuscire a comprendere e accettare senza condannare.
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