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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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PIERO DETTO CICCIO SUL CARDINAL WILLIAM LEVADA

 

 

RICEVO  DA  PIERO  IL  SEGUENTE  CONTRIBUTO  :

 

 

18-06-11


ACCOSTAMENTO DI IDEE


Questa mattina, come mi succede spesso, ho fatto una riflessione su
determinati fatti ed ho colto alcune coincidenze che è opportuno valutare e di
cui ti voglio mettere al corrente.
Alcuni anni fa quando su Internet si sbandierava la prima sentenza su padre
Gino, facendo un escursus sulle inchieste, si metteva in risalto il fatto che
in un primo momento le indagini condotte  si fossero concluse con un biasimo
verso i superiori della congregazione dove si trovava padre Gino.
Da alcuni giorni incomincia a circolare la notizia (che ho appreso dal blog
che gestisci) che il cardinale William Levada fu superiore degli Oblati.
Bene!  Se è vero che William Levada fu superiore degli Oblati allora si
potrebbe incominciare a pensare che con una condanna su Padre Gino si volessero
scaricare su di lui tutte le responsabilità di alcune vicende spiacevoli che
coinvolsero  la congregazione degli oblati. Segue una pagina presa da Internet
dove viene chiaramente evidenziato il passo che ci interessa.

 ***   ***   ***
 

Vagliate queste accuse, i superiori degli Oblati presero una decisione fulminea. Il 6 giugno 1988 imbarcarono padre Burresi su un volo per Vienna e lo trasferirono nel loro convento austriaco di Loretto. E il giorno dopo il superiore generale dell’ordine, l’argentino Julio Cura, rimise il dossier d’accusa al prefetto della congregazione vaticana per i religiosi, che era il cardinale Jérôme Hamer. 
 
Ma nella stessa congregazione l’allora segretario Vincenzo Fagiolo, futuro cardinale, era un simpatizzante dell’accusato. “Veniva spesso a confessarsi da me”, fece prontamente sapere padre Burresi, che intanto era già scappato dal confino austriaco ed era rientrato in Italia, a Montignoso di Gambassi Terme, in Toscana, diocesi di Volterra, dove tutt’ora risiede. 
 
Sta di fatto che dal Vaticano misero sotto processo, più che padre Burresi, i superiori degli Oblati, alle cui costole posero un ispettore, Marcel Gendrot, monfortano. Dopo due mesi d’indagine, questi concluse a favore del ritorno di padre Burresi a San Vittorino e con una nota di biasimo a carico dei superiori dell’ordine. 
 
I quali allora si appellarono a papa Giovanni Paolo II. Il ricorso, in data 22 novembre 1988, riempie tre pagine. Elenca i capi di accusa: atti omosessuali consumati con più giovani, sequestro di persona a scopo di libidine, violazione del segreto sacramentale. Rimprovera all’ispettore Gendrot d’aver insabbiato l’indagine. Chiede al papa di togliere il processo ad Hamer e Fagiolo e di affidarlo invece all’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, oppure a una commissione speciale. 
 
Il 3 gennaio successivo la risposta: ricorso respinto. Non solo. Padre Cura e gli altri superiori degli Oblati sono dimessi d’autorità. Da ispettore, Gendrot è promosso commissario dell’ordine. Il processo resta nella mani di Hamer e Fagiolo. Unica concessione: un supplemento d’indagine affidato a tre cardinali oggi defunti: Giuseppe Caprio, Opilio Rossi, Luigi Dadaglio. Questi riascoltano uno solo dei sette iniziali testimoni d’accusa, alla fine divenuti undici.
E un anno dopo, nel febbraio del 1990, concludono consentendo a padre Burresi di restare dov’è, a Montignoso, e di continuare lì la sua opera, col solo divieto di occuparsi di giovani vocazioni. 

***   ***   *** 

Con affetto Piero

www.youtube.com/watch?v=Vdrk7RkKVPA4 min - 5 giu 2010 - Caricato da testadure
Riccardo Cocciante Per un amico in più concerto Live Arena Verona - 2009.
 

 

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