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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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QUELL' INDIMENTICABILE NATALE DI UN ALCOLISTA

 

 

TRATTO  DA  : http://www.amicianonimi.it/amici/index.php?option=com_content&task=view&id=238&Itemid=31

 

Ricordi di Natale      

Ancora mi ricordo di quel Natale nel quale  ero rinchiuso nel manicomio. Mancavano pochi giorni per l’arrivo della festa. Mi sentivo pieno di rancori e odio verso tutto e tutti. Pensavo al male che mi avevano fatto gli altri. Durante i 7 mesi che ero rinchiuso a San Salvi, per la seconda volta, l’unica cosa che mi veniva in mente era poter vendicarmi, nella mia  mente c’erano solo desideri di vendetta e di rabbia contro il mondo.. C’era in me un marcato disprezzo per Natale, stava  per arrivare la data, ed in me c’era un odio verso questa festa.  E mi dicevo mentalmente che per me non ci sarebbe stato un buon Natale. Quasi sempre erano questi giorni pieni di malinconia e di solitidune per me.  E questa volta rinchiuso era peggio. Mi veniva in mente il suono micidiale dell’ ambulanza che mi portò  con quelli della Misecordia di Firenze, per  lasciarmi SOLO  in quel patetico posto. Perchè  ero lì? Chi aveva detto loro che io ero un pazzo? La risposta la sapevo ma non ci pensavo, ero rinchiuso nel manicomio per alcolismo depressivo. Comunque continuai a pensare , ma io non sono italiano, voglio parlare col Console del mio Paese!Nessuno ha il diritto di rinchiudermi!, urlavo. Arriverà il giorno in cui potrò uscire di qui e dimostrare a tutti che non sono pazzo. Non sono pazzo! E tu Dio, mi fai male, mi punisci senza che io creda in Te. Perchè mi punisci così. Prima mi hai tolto mia madre, non l’ho mai conosciuta, e adesso questa terribile solitudine che mi fa a pezzi, mi ammazza lentamente, Dio... perchè mi fai questo? Guardami e vedrai perchè non credo in te, col cuore pieno di rancore, la mia anima fatta a pezzi come divorata da feroci animali col loro muso viscoso. Un giorno prima dell’ arrivo di Natale, un infermiere mi chiamò, e mi disse: “Ecco l’albero di Natale e gli aggeggini per la decorazione! Tu sei l’incaricato di mettere a posto per te e gli altri la festa natalizia. Sali su quella scala e comincia subito il tuo lavoro!” Devo dire che non mi piaceva affatto essere con gli altri malati, non sapevo in quale momento avrebbero avuto una crisi, poi gli infermieri con la camicia di forza sopra, come fecero con me i primi giorni. Legato con la camicia di forza, mani e piedi nella sala di un altro ospedale, e dopo di qui mi mandarono a San Salvi. per questo non mi piaceva guardare tutto quello che sucedeva intorno a me. Non bastava chiudere gli occhi, c’erano le urla e il chiasso delle botte, dei colpi. Si scatenavano tutti e si mettevano a urlare. (Piango adesso), non era affatto gradevole, era una punizione?, non lo so, soltanto mi ricordo di quello che ho sofferto per causa del mio alcolismo. Allora per non essere tra di loro, salii sulla scala, e cominciai a mettere gli oggetti natalizi sull’ albero. Mentre mettevo uno a uno gli oggetti mi accorsi che non guardavo bene, gli occhi miei erano pieni di lacrime, c’era una nuvola che m’impediva di vedere bene. Cominciai a ricordare quando ero un ragazzino, la mia gioventù, pensai agli anni in cui non bevevo, quando tutto sembrava più tranquillo, quando pensavo diversamente. Quando ero più pulito, più pieno di vita e di gioia senza l’uso dell’ alcol. A volte mi sentivo solo per non aver conosciuto mia madre, nè mio padre, però non bevevo, ero più bravo e pieno di coraggio per affrontare la mia vita, però col tempo tutto cambiò. Ora mi trovavo con gli occhi pieni di lacrime, cercai di nascondere la mia faccia, di non farmi vedere dagli infermieri, se no mi avrebbero preso e fatto un’ inezione per sedarmi, tranquillizzarmi. Scesi dalla scala, cominciai a fingere, come se avessi un attaco di tosse, e così sono arrivato fino alla  stanza dove dormivo. Lì ho preso il cuscino e l’ho portato tra le labbra per poter affogare il mio pianto. E mentre facevo questo , la mia mente sempre con le sue domande:”Dio perchè mi succede questo? Signore , perchè non posso smettere di bere?” Con queste idee mi sfogavo, pensavo che era un incubo. Che niente era vero. Pensare a bere? No! Assolutamente , no. Bestemmiando e rinnegando la vita, tornai per finire di sistemare l’albero, avevo febbre , sudavo, non era la mancanza dell’ alcol , era la mancanza di fiato, mi sentivo tanto triste e solo, quella bestia dai tanti musi feroci contro di me:la SOLITUDINE!

E tornavo a pensare a quel Dio che non mi aiutava, non pensavo a bere, questo è vero, ma la mia anima non era in pace, dentro di me c’era una lotta contro l’altro, quello che mi faceva agire a modo suo, quello che mi faceva fare cose pazzesche, che solo da alcolizzato ero capace di fare. Chi era quell’ altro?, mi ricordo solo che diceva:”Non chiedere niente a Dio! Meglio se chiedi a me!” Ritornai a finire di sistemare l’albero, finalmente era tutto coperto con tanti colori e si vedeva allegro dentro a quella enorme sala per i pazzi. Una ironia vedere le luci e la tristezza nei visi di tutti quanti. Per il freddo che faceva tutte le finestre erano chiuse, il fumo rinchiuso dava un colore sfumato dentro la stanza. Sembrava si potesse tagliare il fumo. Un gruppo di gente camminava in cerchio, altri erano seduti, quelli là, ridevano da soli, io ero come un automa. Seduto, guardando ed evitando di far vedere la mia faccia, e mostrare la mia anima malata. Però cominciai a pulire i tavoli, eravamo 100 persone lì dentro. Volevo essere occupato per non cadere in una depressione più forte. Finalmente era Natale. Era un giorno di visita, tutti sono stati visitati dai familiari, gli amici, quasi tutti hanno ricevuto un regalo, paste, dolci, caramelle, frutta tante altre cose. Ed io seduto in un angolo guardavo loro, si sarebbe potuto dire che tutti erano normali. Io invece lì, seduto senza un regalo, senza una visita, senza un amico, nessuno c’era per me, solo una enorme indifferenza della vita, di quel giorno di Natale per me. In quei momenti mi sono pentito di non aver cercato il suicidio, tagliandomi le vene, in stato di ubriachezza. Così mi toccò vivere quel Natale a San Salvi.Rinchiuso nel manicomio. Lo stesso che avevo in me, con me, nella mia mente, perchè non sapevo vivere. Portavo con me la pazzia. Quando mi hanno lasciato uscire, il Dottore, mi chiamò per dirmi:”Oggi vai via, però ti devo dire e mi raccomando, di non bere cose forti , solo una birra ai pasti, se vuoi , puoi bere un bicchierino di vino rosso, fa  buon sangue.” Io ho risposto sì, sì va bene, farò così, come dice Lei.Avevo perso tutto, lavoro, casa, amici, la mia dignità, poi nel mio Paese, il México, ho ripreso a bere, tanto “Faceva buon sangue il vino!.” ( non voglio cadere in controversie con i medici, ma ancora non c’era AA in Italia). Dicevo di non essere pazzo, e ripresi a bere di più. Non ero più in Italia, questa volta mi trovai davvero solo, della mia famiglia adottiva non c’era più nessuno, erano tutti morti. Bevevo con disperazione, fino a un certo momento poi.... cominciai a riflettere. A pensare a Dio. E per la prima volta senza credere tanto nei miracoli e solo con un desiderio di smettere di bere, andai al Gruppo “Valle de Mexico”. Avevo sentito parlare di “Alcohólicos Anónimos”. Sapevo che ero un alcolista depressivo, però non sapevo che ero malato di alcolismo. Questo fatto Provvidenziale mi portò fino al Gruppo, così arrivai ad ascoltare la mia prima riunione. Lì mi sono reso conto delle mie pazzie, della mancanza di un sano giudizio. E grazie al Gruppo e ai miei amici A.A. cominciai a smettere di bere, cominciai il mio recupero. Piano piano senza pensare a quanto tempo avrei potuto restare sobrio, non era una gara per una malatia incurabile.Sono arrivato nel Gruppo solo per la Grazia di Dio, non bevevo nè avevo tante angosce, cominciai a vedere e ad avere una vita nuova per me. Cominciai a leggere la nostra letteratura, a mettere in pratica i Principi, e a condividire con onestà e con sincerità.Avevo creduto di essere molto intelligente, però non era così, leggendo il Secondo Passo, c’e scritto: “Quando facemmo conoscenza di AA., l’errore del nostro senso di disdegno ci fu rivelato. Ci accorgemmo che mai avevamo chiesto a Dio quale fosse stata la Sua Volontà nei nostri riguardi, bensì, Gli avevamo chiesto quale sarebbe dovuta essere. Credere significa aver fiducia , non sfida”. Da questa idea la mia vita cominciò a cambiare, piano piano, non sono più quello di prima. Accetto sempre la volontà di Dio, non ho risentimenti nè rancori verso niente, verso nessuno. Grazie ai Passi, vivo più serenamente.natale di hector Essendo in AA ho più amici, sono un “solitario”, però non sono più solo. Ho avuto con loro diversi Natali., un giorno un mio amico Italiano, Carlo, mi invitò a festeggiare a casa sua il Natale. Andai col mio cagnolino, sotto il braccio, anche quel giorno andai alla riunione del Gruppo Valle de Mexico, lì sono stato molto contento e salutai tutti i miei amici A.A.. Dopo sono ritornato alla casa del mio amico per passare assieme il Natale. Mentre mi preparavo una tazza di caffè, non so cosa sia successo tutto ad un tratto. Questo mio amico cominciò a rinfacciarmi ,a ricordarsi la maniera in cui io bevevo. Cominciò ad urlare, la sua voce forte e le mani minaccianti. Mi buttò fuori di casa sua, io ero tutto perplesso, non capivo niente. Cercai il mio cagnolino. Lo presi in braccio evitando che fosse colpito dagli oggetti che lui mi tirava addosso. E così scappai di casa sua. Poi ho preso un autobus, per tornare nel mio piccolo appartamentino.Nella strada avevo un nodo in gola, non ho pianto, mi sono ricordato della mia riunione poco tempo prima, finalmente arrivai a casa mia. Il mio cane mi guardava, e io mentre dicevo la Preghiera della Serenità, ho messo un tavolino di fronte a noi due, e cominciai a mangiare un pò di pollo, due dolci e a bere succo di arancia. Prima di andare a letto pregai per il mio amico, pregai per me ringranziando Dio che non avevo pensato di bere, e che quel Natale fu un regalo di Lui.Adesso ho imparato a lasciarmi guidare da Lui , quando sono veramente in pace con me stesso. Quando sono solo col mio Padre Celestiale e con gli amici miei , posso dire pieno di tranquillità a tutti anche se sono solo, dico col mio cuore :”BUON NATALE”


Hector
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www.youtube.com/watch?v=lGRk1uyk-NA15 apr 2010 - 5 min - MrBrothermac
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