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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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QUESTA CANZONE PER LA RIABILITAZIONE DI PADRE GINO BURRESI

 

Thursday 7 july 2011 4 07 /07 /Lug /2011 22:46
Dalla terra
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'idea dell'album nacque negli anni sessanta, quando Mina conduceva un programma radiofonico per la RAI. Nel programma, Mina aveva il compito di selezionare e commentare delle ballad-jazz e durante questo percorso nel mondo della musica, è rimasta folgorata dalla bellezza di alcuni canti gregoriani. Proprio da questa esperienza nacque l'idea di esplorare questo genere musicale.

Luigi Nava e Massimo Lattanzi selezionarono una serie di composizioni con maggiore valore liturgico, da cui Mina scelse quelle che sarebbero andate a costituire le dodici tracce dell'album, seguendo il suo istinto e gusto personale. Nava svolse un lungo lavoro filologico, per verificare il testo esatto, mentre Lattanzi arricchì il tutto con le sue competenze nel campo della musica gregoriana, per trovare il corretto stile interpretativo.

La registrazione dell'album ebbe inizio nell'ottobre del 1999 insieme al pianista Danilo Rea. Le prove partirono dai brani più antichi, come ad esempio Voi ch'amate lo Criatore e Pianto della Madonna, accompagnati solo dal piano. Il risultato fu così positivo che i pezzi registrati allora, non vennero rielaborati e sono quelli contenuti nell'album. Per le altre composizioni, che invece richiedevano un accompagnamento più armonico, era necessaria l'orchestra.

Nel gennaio del 2000, Pani cercò un quartetto per registrare dal vivo le esecuzioni di Mina. Viene poi chiamato Gianni Ferrio, che scrisse le partiture orchestrali e diresse l'orchestra Roma Sinfonietta seguendo le idee di Mina.

Originariamente Mina doveva fare un nuovo servizio fotografico, con nuove foto, ma per la foto della copertina venne utilizzata una foto vecchia.[5]

 Il disco

«I dodici brani di Dalla terra non sono inni devozionali, non hanno il distacco formale che accompagna normalmente la letteratura canora del genere: persino più che in passato [Mina] si identifica totalmente con quanto interpreta, attinge alla sterminata tradizione cristiana [...] ma poi reinventa il tutto alla sua maniera, senza mettere da parte la carnalità assoluta della sua voce: un'intrusione profana, pagana, che le permette di comunicarci l'estasi e il tormento, il dolore terreno (ecco il perché del titolo) e la più alta dimensione spirituale»[6]. Il primo brano, Magnificat, è tratto dal Vangelo di Luca. «Protagonista è Maria, la madre di Gesù, in visita alla cugina Elisabetta incinta di Giovanni Battista. [...] [E già] si intuisce quello che sarà il filo rosso di tutto il progetto, ovvero l'esaltazione emotiva della figura della donna. [...] Dovunque o quasi è presente il tema della maternità, del dolore per la perdita del figlio, l'estasi e la forza della passione religiosa femminile»[7]. «Si passa poi a rovistare nel dugentesco Laudario di Cortona per estrarne Voi ch'amate lo criatore, pietà e carnalità che si inseguono alla maniera di Jacopone [da Todi]»[8]. Dopo il Memorare, in cui Gianni Ferrio mette in musica un testo attribuito a Bernardo di Chiaravalle, Mina «si sdoppia (contralto e soprano) e duetta con se stessa nel brano più complesso ed emozionante, Quando corpus morietur, tratto dallo Stabat Mater di Pergolesi»[9]. Il canto gregoriano di Omni die lascia poi il passo a «un capolavoro, Quanno nascette ninno [antenato del famoso Tu scendi dalle stelle], rielaborata e illuminata di languidi toni jazz [...]: il caldo contrabbasso di Massimo Moriconi prepara il terreno all'ugola di Mina che improvvisamente rallenta, allunga le vocali dell'antico dialetto napoletano, stoppa, coccola e violenta la melodia»[6]. Ancora una donna protagonista di Nada te turbe: Santa Teresa d'Avila, autrice del testo musicato per Mina da Monsignor Marco Frisina in cui la suora spagnola canta del suo rapporto con Dio in modo «più intimo e anche moderno»[10] rispetto al precedente Magnificat, anch'esso musicato da Frisina. Maestosamente liturgico il seguente Veni creator spiritus, «esempio di divulgazione di "materiale" prezioso e bellissimo»[11]. Poi una rilettura «commovente»[12] del Pianto della Madonna di Monteverdi, in cui il pianoforte di Danilo Rea «crea un'atmosfera liquida e sospesa, [permettendo alla Tigre] di sostenere le note e di spezzarle nelle chiusure»[9]. La raccolta si chiude con una rielaborazione «in chiave più intima, arrocchita, vagamente bluesy [...] di Qui presso a te, un brano ottocentesco che assomiglia più di altre a una moderna canzone»[7] e con una "coraggiosa" rilettura in forma di «ballad jazz [-] accompagnata da una ritmica che scandisce un tempo leggero»[13] - della famosa Ave Maria di Gounod.

«Dalla terra è un disco colto e temerario, che nessun'altra interprete potrebbe permettersi senza precipitare nel ridicolo. Ma è anche un lavoro perfettibile, con troppe infusioni di pianoforte, basso e batteria, riscattate per fortuna, quasi sempre, da una Mina di stupefacente qualità»[8].

www.youtube.com/watch?v=9sROLu6Fw7M3 min - 30 apr 2008 - Caricato da francescofortunato
 

MINA-DOPO-40-ANNI.jpg

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