Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Per sdrammatizzare e rompere il ghiaccio su un argomento, in parte ancora tabù, subito un video in visione.
Più si avrà paura dell'omosessualità, più sarà difficile per un omosessuale, che desidera essere eterosessuale, fare il grande salto, anche di qualità.
Essere stati omosessuali non è un dramma, semmai è un'opera teatrale.
Se non lo vuoi più essere, sarà sufficiente considerare il proprio passato da gay come la recita di un personaggio teatrale e dire a se stessi : " Ho recitato a soggetto, tra improvvisazione e copione ed è saltato fuori un gay e le battute erano le mie.
Ora mi sono stufato ed ho cambiato la parte. Mi atterrò al copione, che mi assegna, secondo natura, il
ruolo di etero.
Cercherò di impararlo a memoria e di eseguirlo a regola d'arte e alla fine ci prenderò pure gusto.
E mi batteranno anche le mani ! "
Elementare Watson !
Riccardo
ROBERTA GIOMMI*
Il concetto di adolescenza
Quando parliamo di adolescenza sentiamo la necessità di parlarne al plurale consapevoli come siamo che esistono tappe diverse di sviluppo raccolte in questo termine e che esistono modi profondamente diversi di passare attraverso questa tappa evolutiva. L'altro elemento importante é che é utile definire l'adolescenza come una normale tappa evolutiva dove possono evidenziarsi comportamenti disturbati e devianti, rimasti silenti fino a quel momento, ma determinati dalla necessità di mettere a punto una serie di competenze cognitive, emotive e sentimentali che l'adolescenza porta con sé. Un altro aspetto che va valutato é che una società che si prende cura di soggetti meno potenti, ma con piccole assunzioni di autonomia e che riesce a mantenere nel concetto di crescita protetta fasce cronologiche estese é una società che esprime una sua qualità di fondo. Un ultimo elemento é rappresentato dalla instabilità e variazione della crescita: quando parliamo di sviluppo e di crisi adolescenziale partiamo dalla consapevolezza che il ciclo vitale, cioé il nostro passare attraverso avanzamenti e regressioni ha dei momenti più densi di significato e che questi momenti possono in questo senso essere chiamati "crisi" con l'accordo che questo termine indica una situazione di difficoltà che approfitta della tappa evolutiva per discutere il vecchio ordine e introdurre elementi di cambiamento.
Adolescenza e omosessualità
Parlare di omosessualità e di adolescenza vuol dire affrontare insieme i temi della crescita e della costruzione dell'identità sessuale e della relazione con se stessi e con il mondo. Porre una particolare attenzione a questo periodo evolutivo é importante perché é in adolescenza che si struttura la scelta e la decisione di confrontare questa intuizione e questo orientamento omosessuale con il mondo circostante. Essere omosessuali, pensare di esserlo, voler vivere le esperienze sessuali nel mondo delle relazioni con i coetanei, é qualcosa che é diventato oggetto di una riflessione costruttiva in tempi recenti, ma non ha molta stratificazione culturale. Negli stessi manuali di sessuologia si definisce l'omosessualità come condizione adulta che porta ad agire la sessualità con persone dello stesso sesso. Questa definizione ha come obbiettivo di dichiarare che non sono un segnale di consapevolezza omosessuale le esperienze fatte con persone dello stesso sesso in adolescenza, ma oggi nello stesso tempo potremmo dire che quasi sempre la consapevolezza di provare desiderio sessuale e amore per persone dello stesso sesso é presente anche nella preadolescenza e si stratifica e consolida nelle successive fasi di sviluppo. Resta comunque vero che vivere esperienze sessuali di avvicinamento e di scambio sessuale con persone del proprio sesso in adolescenza non é segnale di un orientamento e scelta omosessuale. Spesso il proprio sesso é quello con cui abbiamo più contatto e nella prima adolescenza le emozioni sono più legate al fare esperienza e al tentativo di sperimentare e ripetere le sensazioni di piacere piuttosto che a misurarsi in una relazione. Una affermazione che dovremmo fare in relazione alla sessualità sia etero che omosessuale é che nello sviluppo sessuale rappresenta una tappa evolutiva la separazione tra sesso istinto e sesso riflessione e scelta e che é un cammino di sviluppo il fatto che le persone riconoscano il loro oggetto di amore, anche se non stabile, rispetto ad un sesso che privilegia solo la sua meta e cioè il raggiungimento soggettivo del piacere.
I modelli della crescita
Nella società attuale i modelli educativi per l'infanzia sono caratterizzati da una forte tendenza culturale che dichiara che i bambini e le bambine sono uguali. Esiste un modello neutro della crescita che afferma una uguaglianza di possibilità, garantita anche dalla Legge sulla parità, dalla Legge sul nuovo diritto di famiglia, dalle direttive scolastiche. Quello di cui si avverte la mancanza é una riflessione culturale adulta rispetto a cosa vuole dire essere maschi e femmine oggi, cosa vuol dire essere omosessuali maschi e femmine. Apparentemente i modelli educativi nella loro stratificazione culturale recente, segnalano una possibilità ad essere e a comportarsi in maniera diversa, mentre nella stratificazione educativa dei ruoli, nei passaggi di contenuti educativi profondi, di fronte alla visibilità di alcuni fenomeni, l'accettazione delle differenze non é così facile. Possiamo dire che esiste oggi nella cultura occidentale e nord americana un modello culturale della crescita che garantisce una maggiore libertà ad essere come si vuole, ma nello stesso tempo attraverso queste forme di libertà, impone una competenza a scegliere cosa si vuole fare "da grandi" abbastanza difficile nella fase adolescenziale.
La scoperta e l'appropriazione del corpo sessuato
L'adolescenza si differenza in modo significativo da altre fasi dello sviluppo, perché é in adolescenza che si assume il corpo di donna e di uomo, che si vive la necessità di verificare la dissonanza o l'armonia tra corpo e mente, ricercando una accettazione psicologica del proprio sesso biologico e nello stesso tempo il riconoscimento sociale del proprio cambiamento corporeo e la ricerca/definizione dei bisogni, desideri e comportamenti sessuali. E' in adolescenza che il corpo sessuato deve diventare conoscenza psicologica e fisica delle proprie modificazioni esterne e interne come l'acquisizione della fertilità e della competenza riproduttiva e la distribuzione dell'identità sessuale su elementi interni ed esterni della persona. Spesso troviamo in adolescenza una conoscenza incompleta dei propri processi di crescita e del fatto che simbolicamente sperma e ovulazione/ mestruazione non sono uguali, così come l'identità femminile e maschile non é solo nel corpo fuori e nel modello di attività/ passività, robustezza/ fragilità, estetica/bruttezza che i ruoli e gli stereotipi tendono a presentare. Il percorso per avere consapevolezza I) del completamento dello sviluppo sessuale 2) della doppia acquisizione della funzione sessuale adulta 3) del processo di definizione della fertilità e possibilità a procreare, si sviluppa in un periodo lungo che va dai dieci ai quindici anni e che fa attraversare agli adolescenti stati profondamente differenziati di ansia e di soddisfazione, di completezza e di vuoto. Accompagnare il cammino dell'adolescenza vuol dire accompagnare un delicato processo di definizione di ogni persona rispettando le differenze profonde e valutando quanto i processi educativi automatici ed i rinforzi attuati dagli adulti e dai coetanei possano aiutare o danneggiare le intuizioni soggettive e le consapevolezze che costruiscono le scelte di ogni singola persona.
Femminile e maschile nella crescita
Gli adulti pongono una forte attenzione a ciò che bambini e bambine fanno nella relazione sociale e nella scelta dei giochi e dei comportamenti. Il processo di neutralità rispetto alla crescita é più simulato che reale. Negli ultimi venti anni si é accettato che le bambine possano avere comportamenti un tempo giudicati maschili come correre, giocare a pallone, fare la lotta, amare l'avventura, vivere con i maschi fino dalla più tenera età, ma se al femminile questi comportamenti trovano un consenso, al maschile qualsiasi forma di femminilizzazione riceve un rinforzo negativo. Già alla scuola materna, ma in modo significativo alla scuola elementare, il bambino che parla come una bambina, assume un comportamento lezioso, esprime una mancanza di energia muscolare e una attività quieta e solitaria o privilegia in modo passivo il gruppo delle bambine, viene identificato come inadeguato e spesso questo comportamento attiva una attenzione scolastica, di coinvolgimento dei genitori, spesso di consultazione psicologica o del neuropsichiatra, che possono produrre l'effetto di un isolamento o mancato riconoscimento del modo di vivere il ruolo culturale assegnato socialmente. Dobbiamo per questo prestare attenzione al fatto che essere maschi e femmine é ancora definito socialmente in modo forte e che mentre si accettano soprattutto nell'infanzia incursioni delle bambine nel mondo dei maschi, molto più difficilmente si autorizzano incursioni dei maschi nel mondo della gestualità e dell'atteggiamento femminile. Questo vale per i bambini mentre al femminile é nell'adolescenza, ma soprattutto nella fase adulta che non vengono accettati comportamenti, atteggiamenti, scelte di gusti e sport segnatamente maschili da parte delle donne.
La definizione di omosessualità
E' importante valutare se nella definizione dell'omosessualità é sufficiente o insufficiente dichiarare che si sta definendo un comportamento sessuale adulto e che si sta parlando di attrazione, desiderio e azione sessuale con persone dello stesso sesso. Sarebbe più chiaro parlare di forme diverse di comportamento, che l'omosessualità può essere anche un collocarsi in un 'area intermedia tra maschile e femminile e acquisire rispetto al corpo esterno ed interno, ai ruoli e ai comportamenti ritenuti dalla società adeguati e corretti per i maschi e per le femmine, comportamenti variabili diversamente composti. Qualcuno sta parlando anche a livello dell'identità di identità variabili, intesa questa parola non come patologia dell'identità sessuale, ma come modificazione in corso evolutivo della composizione delle caratteristiche dell'Io e dei comportamenti sessuali. Il problema che si pone con questo interrogativo é evidenziare che nel corso di una vita si possono svolgere identificazioni variabili a livello di se stessi e della relazione sessuale e che questo non é in contraddizione con una prevalenza dell'orientamento e della scelta in fase adolescenziale e nella successiva fase adulta.
La famiglia di fronte all'omosessualità dei figli
La famiglia é la grande imputata di fronte alla omosessualità dei figli e in particolare nell'omosessualità maschile viene sempre definita colpevole la madre. Nella discussione sulle cause di questo comportamento variante, definito percentualmente costante nel passare dei secoli, la famiglia viene considerata causa con un chiara imputazione di colpa. Si tratta in realtà di una curiosa e brutta circostanza incomprensibile soprattutto da quando l'OMS e il DS hanno tolto la omosessualità dai comportamenti patologici. Per questo appare quanto meno curioso che si continui ad immaginare che questo evento dipenda da una madre possessiva e castrante o da un padre debole o alternativamente violento. Come possiamo infatti considerare colpevole e patologica la strutturazione familiare e l'influenza educativa per un comportamento considerato "normale"? Questo elemento basta a dimostrare che l' omosessualità, liberata da una definizione psichiatrica, non può contare ancora sulla serenità del gruppo sociale e dei contesti familiari. Anche a livello dei film e della televisione ci sono immagini di rinforzo di questa lettura del fenomeno come causato da gravi deformazioni psichiche della struttura dell'identificazione sessuale dei genitori e della salute psicologica della famiglia nel suo complesso. Secondo alcuni dati provenienti da ricerche svolte negli anni passati sulle cause del fenomeno, e rilevati anche nella ricerca dei sessuologi americani Masters e Johnson, alcune situazioni di omosessualità possono essere state determinate da violenze subite da piccoli e da fissaggi delle esperienze sessuali in fasi precoci, da ambienti deprivati rispetto alla presenza dell'altro sesso, ma questo non abilita alla concatenazione di causa ed effetto. Questo elemento culturalmente va sciolto, anche a livello della cultura e dell'interpretazione psicologica. L'interpretazione psicologica abilita infatti la lettura di un fenomeno sottolineandone la cause, ma non esistendo una letteratura che spiega il perché delle scelte eterosessuali in relazione a problemi della famiglia di origine e delle identificazioni durante la crescita riteniamo che si debba progressivamente smantellare l'associazione tra patologia e essere omosessuali rispettando il punto di arrivo della definizione offerta dagli importanti strumenti internazionali di valutazione.
La consulenza alla famiglia di fronte alla scoperta del segreto
Spesso presso l'Istituto Internazionale di Sessuologia arrivano genitori che hanno scoperto l'omosessualità del figlio o della figlia, attraverso la ricerca e/o domande nate dalla lettura di comportamenti che sono stati visti come inquietanti. Molti anni fa lavoravo in un servizio pubblico, presso un Centro specializzato nella consulenza e nella terapia familiare e ho avuto occasione di vedere famiglie in crisi per la scoperta delle esperienze e delle affermazioni di omosessualità dei figli e delle figlie giovani. Posso per questo affermare che si é registrato un grosso cambiamento nell'atteggiamento delle famiglie e soprattutto dei ragazzi e delle ragazze rispetto alla propria omosessualità. Mentre in passato questa scoperta trovava spesso un comportamento adolescenziale o giovanile di forte distruzione e di disperazione e solitudine nelle esperienze, che facevano configurare le esperienze come sofferte e conflittuali, oggi troviamo più facilmente ragazzi e ragazze fortemente inseriti nel mondo dei pari che spesso non hanno fatto esperienze esclusive, ma si sono misurati con relazioni diverse e che hanno poi verificato il loro essere omosessuali . La scoperta soggettiva e poi allargata comporta una crisi che nasce dallo svelamento della consapevolezza e dalla scelta dei partner, ma in genere in un tempo ragionevole si ricostituisce la relazione affettiva parentale e si struttura una accettazione delle relazioni emotive. Quanto affermato non vale logicamente per tutti i soggetti e per tutte le famiglie o gruppi di conoscenti ed amici. Se i giovani maschi e femmine tendono ad avere comportamenti di disimpegno scolastico e sociale o frequentazioni di ambienti esclusivi che fanno vivere ai genitori non tanto il pericolo della scelta quanto l'ansia sui messaggi relativi alla sessualità diffusa, all'HIV, all'epatite, agli atteggiamenti esibizionisti e alla affermazione esasperata dei comportamenti e delle preferenze sessuali, questo rende più lungo, a volte difficile, il lavoro di elaborazione del disagio che accompagna questa scoperta. Potremmo dire che se in passato il rinforzo più forte al disagio era rappresentato dal disprezzo sociale che circondava l'omosessualità, in particolare maschile, oggi il problema più forte é sicuramente da riferire a quattro elementi concomitanti: 1) la paura dei genitori di avere colpe educative e di avere indotto una scelta ancora considerata erroneamente deviante 2) la paura dei comportamenti sessuali trasgressivi e della seduzione di adulti corrotti nei confronti dei/ delle giovani omosessuali 3) la preoccupazione per il futuro sociale e per la perdita della condizione di nonni e del futuro di famiglia in crescita 4) la difficoltà ad immaginare la socializzazione e la convivenza con i futuri partner del figlio/a e l'inserimento di queste storie nella normale gestione degli incontri familiari allargati.
Riflessioni sul disagio adolescenziale e familiare
Il conflitto, la confusione sulla verità e certezza del proprio sentire, la paura di ferire i genitori, la tendenza ad avere bisogno di essere capiti e riconosciuti o di avere chiarezza di sé nel proprio uscire allo scoperto, portano molti ragazzi e ragazze a nascondersi. Uscire allo scoperto spesso comporta una crisi familiare che mette a dura prova i fratelli e può evidenziare o fare esplodere i conflitti della coppia genitoriale. E' infatti in adolescenza che la famiglia sembra avere ancora più bisogno di normalità e di rassicurazione perché é proprio nella fase dello svincolo e della prima autonomia che i genitori misurano se sono stati capaci di guidare i figli e se la loro attività educativa può avere evitato il presentarsi degli adolescenti con comportamenti confusi e trasgressivi e spesso non socialmente desiderati. Le stravaganze del vestiario, l'isolamento sociale, la droga, gli elementi di differenziazione rispetto al gruppo dei pari, hanno un grosso peso nella vita dei genitori degli adolescenti a cui si aggiunge la loro ansia soggettiva perché la crescita dei figli apre all'ipotesi dell'invecchiamento. La visione e progettazione del futuro dei figli in termini di armonia e di normalità statistica, l'idea della famiglia e dei nipoti, la visione del successo dei figli in termini di riconoscimento sociale, rappresenta in qualche modo uno strumento per dare una risposta anticipata all'ansia di separazione che potrà essere molto forte nelle successive tappe evolutive. L'omosessualità svelata sembra rubare ai genitori questo tipo di rassicurazione rispetto al futuro ed é per questo che un grosso lavoro deve essere svolto per la costruzione di ipotesi di vita che possano mostrare realizzazioni del percorso di crescita attraverso modelli di progetto rassicuranti che siano nello stesso tempo patrimonio delle singole famiglie, ma anche riflessione e consenso sociale. In questo senso possono essere importanti le riflessioni che si fanno sulle Liste di convivenze e sulle adozioni.
Alcune riflessioni sui ruoli genitoriali
La psicologia e la psicoterapia, a cui vanno riconosciuti importanti meriti per la interpretazione del dolore e per la riduzione del dolore psichico, possono avere avuto negli ultimi anni come colpa la diffusione delle letture psicologiche a volte superficiali nella dimensione dei mass media. Mentre all'interno di una terapia la lettura psicologica della famiglia o della storia del paziente risponde alle esigenze del lavoro terapeutico cioè alla necessità di staccare il paziente dalla sua lettura soggettiva e cronicizzante dei fenomeni della sua vita, al contrario può accadere che alcune definizioni contenute in saggi e dossier forniscano in modo improprio delle informazioni sui significati portandoli alla generalizzazione e ad una falsificazione non utile rispetto alle storie soggettive. Per questo possiamo dire che utilizzando teorie psicologiche si compie a volte una interpretazione che può portare ad un sistema cognitivo non utile, soprattutto per quanto riguarda la responsabilità genitoriale e la relazione di amore nella coppia e nella famiglia. Per esempio la figura paterna viene letta oggi prevalentemente come figura assente o presente con contenuti femminili come nella definizione di "mammo" che attribuisce il tema della cura e della presenza presso il figlio/a come materno e non paterno. Il padre assente sembra una cattiva traduzione della vecchia idea stratificata del modello freudiano intrusivo/inclusivo per cui il padre muove verso il fuori e la madre tutela il dentro. Questo vuole dire restringere e ghettizzare i singoli ruoli genitoriali e non vuole dire rendere significato ai comportamenti paterni e materni. Lo psicoanalista junghiano James Hillman nel suo recente libro "I codici dell'anima" sostiene che in passato il padre veniva considerato "altrove" e non assente, e il suo essere altrove non era motivo di indifferenza e di disamore, ma al contrario permetteva ai figli di cominciare ad immaginare un mondo esterno con il quale sarebbe stato necessario confrontarsi. Il padre "altrove" non configurava l'abbandono, permetteva di valorizzare la sua funzione di sforzo per la tutela e il mantenimento dei figli, per la costruzione di esperienze imitabili. Oggi la definizione psicologica di padre assente trascura la condizione altruistica dell'impegno nel lavoro e nel sociale e configura solo una patologia dell'affettività. Il modello educativo che ognuno di noi costruisce attraverso la ricomposizione interna delle funzioni genitoriali é reso ancora più difficile anche dall'assenza della madre e dalla tendenza dell'interpretazione psicologica a dare significati solo negativi anche alla sua assenza. Questo vale in generale per la lettura della funzione genitoriale e proprio per questo riteniamo che sia ancora più abusivo prospettare la dimensione dell'omosessualità maschile in termini di madre intrusiva/madre debole o l'omosessualità femminile in termini di padre brutale. Attraverso questa posizione di non accettazione culturale della definizione potrebbe aprirsi una nuova riflessione globale relativa alle scelte di identificazione sessuale e di legami di coppia rispetto alla profonda modificazione delle regole della convivenza familiare e della diversa attribuzione di compiti.
Il messaggio educativo e la consulenza agli adolescenti
Il messaggio educativo che deve passare e che come Istituto abbiamo sostenuto attraverso i libri e attraverso i convegni e gli interventi di formazione degli esperti in educazione sessuale é che la presenza di omosessuali maschi e femmine può appartenere alle esperienze di convivenza di molti, che sia chi é omosessuale , sia chi é eterosessuale, se vogliamo scegliere queste categorie di definizione, può sviluppare una rappresentazione interna ed esterna che deve essere più vicina possibile al concetto di unicità dell'Io e di soggettività della relazione. Da questo procede il concetto di comportamento sessuale che si differenzia da persona a persona e che viene costruito sulla base del consenso e delle scelte. In questo modello é contenuto il modello di norma e di trasgressione, di esibizionismo e pudore, di vita da single e di coppia, storie di avventure e storie di stabilità. Nel modello adolescenziale di educazione sessuale quello che viene indicato é che il gioco, l'amicizia e l'amore sono punti di intreccio e di sviluppo delle consapevolezze affettive e sessuali adulte e che nessuna posizione costringe a prendere in considerazione solo una modalità della relazione sessuale. In questo senso si produce un concetto di confronto delle esperienze. Il lavoro educativo presuppone anche l'attenzione ad una vera conoscenza reciproca delle diverse varianze attraverso non una accettazione ideologicamente orientata, ma attraverso la capacità di esprimere il disagio, la difficoltà all'accettazione e l'aggressione eventualmente sentita ai propri schemi e modelli di comportamento. Il vivere accanto dei comportamenti varianti chiarisce l'idea che non é "accettazione" la parola giusta, perché presuppone un soggetto attivo e uno passivo, deficitario, nella definizione. Vivere accanto presuppone rappresentare una parità del diritto evolutivo a cui possa accompagnarsi lo scambio e la censura reciproca su modi e relazioni ritenute inaccettabili. In ogni relazione amorosa e sessuale quello che si scambia é soprattutto il consenso. Corteggiare, cercare amore tra pari vuol dire aprirsi alla possibilità del rifiuto e del consenso. Anche in questo settore la capacità di leggere in modo più sottile i segnali e di accettare che muoversi verso un altro/a presuppone sempre di poter ricevere dei rifiuti consente di misurarsi in modo più realistico con la domanda e l'offerta di scambio e di amore che permette di non dovere appartenere per forza a strutture protette o codificate di ricerca di avventure e di legami.
La consulenza sessuologica nei Consultori giovani
Fino ad oggi il supporto di consulenza sessuale e di aiuto per l'omosessualità é stato svolto da Istituzioni create dagli/dalle omosessuali a difesa di un bisogno di confronto e di aiuto rispetto alle varie tappe di sviluppo. Si tratta ora di valutare se esiste una maturità dei servizi pubblici o privati per dare una risposta positiva alle fasi di dubbio, riconoscimento, esposizione del problema, costruzione degli stili di vita, consulenza alla sessualità. Pensiamo che questo potrebbe essere importante come sembra importante che la scuola come grande istituzione educativa possa prendersi cura di approfondire una attenzione al transgenderismo e alla varianza dei comportamenti legati ai ruoli, all'identità e ai comportamenti sessuali. I consultori giovani nascono come spazi rivolti alla crescita e quindi spazi dove si sa che l'intervento professionale é relativo alla competenza tecnica e alla competenza relazionale. Iniziare a pensare che i consultori giovani siano visti come spazio di intervento al maschile e al femminile, per l'omosessualità e per le persone che pensano di vivere in un corpo sbagliato pensiamo possa essere una presa di atto importante rispetto ad una domanda sicuramente esistente e degna di essere accolta.
* SESSUOLOGA, DIRETTRICE DELL'ISTITUTO
INTERNAZIONALE DI SESSUOLOGIA - FIRENZE