Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
ARTICOLO INVIATOMI OGGI DA PIERO
UNA SEMPLICE COINCIDENZA?
Quello che sto per raccontare non so se è un semplice fatto senza alcun significato o una delle diverse coincidenze con significati ben precisi, che prima o poi riuscivo a scoprire, che si verificavano nella mia vita dopo che conobbi Frate Gino nel lontano 1971. Io a tutt’oggi non riesco a dare una spiegazione valida, ma voi che leggete meditate!
Il periodo preciso non lo ricordo con precisione, ma doveva essere ottobre o novembre del 1981.
Quella mattina mi trovavo a camminare per una stradina del centro storico di Bari, potevano essere le ore 10 o le 11 e non avevo faccende importanti da sbrigare. Sul lato destro della strada che percorrevo a piedi molto più avanti c'era una chiesa molto antica e vedevo dei giovani entrare dalla porta principale; un poco per curiosità, un poco perché ero abituato a farlo, entrai anch'io nella chiesa, nella quale non ero mai stato prima di allora. Vidi che una ventina di giovani sui 14 – 15 anni erano seduti ordinatamente sulle panche e di fronte a loro un sacerdote che stava per prendere la parola; scoprì poi che era un superiore di un monastero benedettino.
Questo sacerdote incominciò a parlare e raccontò in sintesi la storia di San Benedetto, il fondatore dell'ordine dei benedettini.
Ricordo benissimo che disse che San Benedetto in seguito alle incomprensioni (lui usò la parola “persecuzioni”) del parroco o di un prete del luogo dove viveva, dovette abbandonare la sua casa e ritirarsi lontano dove visse come eremita per una diecina di anni. Disse che in questi dieci anni san Benedetto visse nella più squallida povertà senza curarsi di se stesso e meditando su quello che doveva fare.
Intanto il parroco del suo paese si era pentito di come lo aveva trattato e lo invitò a tornare nel luogo che aveva abbandonato. San Benedetto però non accettò poiché ormai era convinto che l'incomprensione tra lui e il parroco era stata una permissione del Signore per affidargli una missione molto importante. Incominciò ad avere dei proseliti e da ciò nacque l'ordine dei benedettini.
Finito il racconto distribuì degli opuscoli che parlavano delle regole dell'ordine dei benedettini, di cui uno fu dato anche a me.
Questo avvenimento non mi sembrò essere avvenuto per puro caso, avevo la netta sensazione che si trattava di un messaggio, ma era avvolto troppo nel buio, intravedevo in esso delle coincidenze di cui non riuscivo ad individuarne il motivo.
Da quando avevo incontrato Fratel Gino, spesso mi capitavano coincidenze, di cui in seguito riuscivo a capirne il significato. Passarono molti anni e quell’avvenimento mi ritornava alla mente nei minimi dettagli ma, non riuscivo a dare una interpretazione convincente. Dopo una ventina di anni questo fatto, pur non dimenticandolo, non occupò più i miei pensieri come una volta.
Alcuni mesi fa, riflettendo su Fratel Gino, ormai Padre Gino, sulle sue disavventure, dovute più a incomprensioni e al fatto che alcuni anni fa fondò una nuova congregazione, mi sembrò di cogliere una similitudine tra la storia di San Benedetto e quella del buon Padre Gino.
La mia è solo una intuizione, una associazione di avvenimenti che non bisogna trascurare né prendere troppo sul serio.
Ho ritenuto opportuno scrivere questa mia riflessione e mandarla in onda, perché sia confrontata con le esperienze di altri amici di Padre Gino che hanno avuto la possibilità di conoscerlo e arricchirsi della sua santità.
Pace e bene a tutti e prudenza nel fare delle affermazioni perché siamo degli strumenti inutili che solo la sapienza di Dio può usare con rettitudine.
Piero.