Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
http://modernafollia.blogspot.it/2010/10/solitudo-solitudinis.html
Solitudo - Solitudinis
"Solitudine": oggetto misterioso quanto affascinante.
È bella? Brutta?.. Ma c'è e spesso è necessaria; non ne possiamo fare a meno.
Ci riconduce ad una perdita, ad un sentirci lontano da ciò che desideriamo, da ciò che amiamo.
Ciononostante, guardando il veloce fluire degli eventi quotidiani, ci appare strano che esista la solitudine. Viviamo in un mondo sovraffollato. Le città sono caotiche, le strade ingombre d’auto, gli spazi vitali sempre più ristretti. Riusciamo a ritrovare una dimensione più “umana” quando troviamo un angolo verde, tranquillo, dove siamo “soli”.
Tutto ciò sembra un paradosso. Fuggiamo dalla solitudine e viviamo in città compresse, ma ritroviamo noi stessi quando siamo soli.
Probabilmente, la solitudine ci appartiene e ci protegge, come la nostra pelle.
La storia ci ha insegnato, come se non avessimo già imparato abbastanza dalla nostra vita quotidiana,
quanta forza si può acquisire dal restare solo.
Gli orientali affermano che “dal fango può nascere un fior di loto”.
Possiamo affermare con enfasi che “dalla solitudine
può nascere la creatività”.
Allora la solitudine non è solo rifiutata, ma ricercata.
Mi riferisco alla solitudine feconda quella che non
scade in isolamento e che permette di realizzare dei
veri incontri, prima tra tutto quello con se stessi.
Nasce allora la fiducia, costruita con gli anni, sicuri d’avere uno spazio, prima mentale che fisico, dove è possibile integrare i pensieri con i sentimenti.
Certamente la società, in cui viviamo, non ci aiuta ad elaborare la solitudine, a farla diventare un elemento
di forza e non di sconforto.
La preghiera, la meditazione, il concedersi una pausa, magari facendo il giro dell’isolato, permette un
momento di astrazione, di abbandono ad un silenzio ristoratore. E’ un viversi dentro possibile, in grado di attribuire significato alla vita, alle emozioni, al silenzio ritrovato. Non a caso la normalità, la nevrosi e le
psicosi esprimono, in modo diverso, la capacità di vivere la solitudine. Per alcune persone, la solitudine garantisce loro l’equilibrio psichico ed affettivo.
Grazie ad una breve fuga dalla tensione quotidiana è possibile evitare un leggero stato di depressione e magari, perché no, investire in creatività.
La solitudine può diventare, allora, una compagna amica.