Cari ex - seminaristi di Padre Gino Burresi, caro don Roberto Soprano!
E' tempo di Pasqua, è tempo di passione, è un tempo forte quello pasquale, perché dal sangue di Cristo ci si rigenera.
Avete mai visto il film Ben Hur?, con la guarigione di sua madre e di sua sorella lebbrose e con la conversione del cuore dello stesso Ben Hur, che covava odio verso i Romani?
Mi avrete conosciuto ormai, io non sono capace di covare odio ma sono impetuoso e forse anche impietoso, ma poi piango per la compassione che provo per i deboli ed i sofferenti, schiacciati dalle dure prove della vita.
Ieri ho pianto per la morte della figlia Olivia del cantante Niccolò Fabi,perché la sua canzone " Nel centro " mi aveva suscitato talmente tante emozioni, che poi, quando ho collegato il nome del cantante con il triste evento, che lo ha funestato l'anno scorso, mi sono sentito un po' come un predatore, che approfittava di quel brano per rivivere certi stati d'animo, senza prendere coscienza che dietro quel brano c'era una immensa sofferenza, anche qualora la canzone fosse stata composta prima della scomparsa di Olivia.
Già da parecchi anni la gente di Padre Gino Burresi si era chiesta cosa fosse successo verso la fine degli anni '80, quando Gino scomparve da San Vittorino.
Molti chierici di Roma parlavano di questioni di soldi, quale causa dell'allontanamento di Gino.
A me sembra di aver sentito un giorno, mentre ero in ufficio, proprio dopo le prime accuse, quando la vicenda diventò di dominio pubblico e fu pubblicata sui giornali, che Gino era stato accusato di omosessualità.
Ma poi rimossi dalla mente questa notizia, perché ero inguaiato da tanti problemi.
Stavo facendo pure la psicoterapia.
Sapete che anch'io dovrei avercela con Padre Gino?
Perché quando gli chiesi di entrare in seminario e lui ad un certo punto mi promise di farmi andare al campeggio di Montignoso per il discernimento, mi illusi moltissimo, perché mi sentivo indegno, sentendo di avere tendenze omosessuali.
Solo dopo capii che lui mi aveva promesso di farmi partecipare al campeggio, affinché io riuscissi ad allontanarmi da una ragazza, verso la quale sentivo una fortissima attrazione spirituale, ma non sessuale e quindi non c'era trippa per gatti e le nostre strade si dovevano separare, per consentire a lei di sposarsi e di vivere la sua vita, perché quello che ci univa era un fortissimo legame ma sterile.
Quando, dietro le mie insistenze, Padre Gino mi rifiutò, dicendomi che nel seminario non potevano entrare i pervertiti e che dovevo curarmi la testa e tornare dopo un anno, io iniziai una psicoterapia, che comunque avrei dovuto fare in ogni caso, perché non riuscivo a stare in società ed avevo mille paure.
Dovetti passare poi brutti momenti ma devo dire la verità che non odiai mai Gino, attribuii sempre ai miei mali le sue reazioni.
Ecco perché difendevo a spada tratta Gino, perché mi aveva dimostrato coi fatti e con le parole che mi voleva bene ma che voleva che abbandonassi una vita caratterizzata dal peccato, che era per me l'omosessualità.
Ma se voi mi aveste conosciuto, io ero la persona più buona di questo mondo, senza falsa modestia, perché essere omosessuali non significa essere dei mostri, ho sempre pregato, recitato tanti rosari e sono riuscito, grazie a Gino, a conservare la castità per tre anni ma sentivo il peso di questa diversità.
Devo dire che anche qualche anno dopo, a psicoterapia terminata, ho sentito sempre il pungolo, con cui Gino mi aveva stimolato il cuore alla sequela di Cristo e mi sarei rivolto di nuovo a lui, solo che lui già non c'era più.
Però frequentai tre anni l'Università Gregoriana ed ero intenzionato ad offrirmi a Gesù come sacerdote.
Quando fui sottoposto ai test psico-attitudinali, ammisi i miei vissuti da omosessuale, pensate che avrei douto nasconderli? Perché?, avrei ingannato gli scrutatori, ma non Dio ed avrei ingannato me stesso.
Non mi presero. Mi dissero che avevo la vocazione e io sento che ce l'ho anche adesso, ma che aveva più valore di fronte a Dio la mia rinuncia che non diventare un sacerdote magari indegno.
Continuando l'università gregoriana per conseguire comunque il diploma minimo di tre anni, conobbi poi, tramite una collega di studio portoghese la ragazza che avrei sposato nove mesi dopo, quasi un parto. E fu la prima volta che provai piacere ad andare con una donna, che mi amava e mi accettava com'ero e le sono stato sempre fedele.
Ho avuto con lei alcuni rapporti prematrimoniali, era doveroso e comprendete il perché. Avrei sposato una donna, non una santa e nel letto matrimoniale non è che ci saremmo dovuti girare i pollici.
Quindi io dovrei forse ringraziare Padre Gino Burresi, perché con quel pungolo, con cui mi ha stimolato ad avvicinarmi al sacerdozio, facendomelo poi vedere come un miraggio, mi ha tracciato per così dire la linea, seguendo la quale ho
compiuto dolorosamente i passi che mi avrebbero però portato ad una scelta per la mia vita.
Perché di vita ne abbiamo solo una e dobbiamo giocarcela bene, per portare qualcosa di utile nell'aldilà, da presentare a Dio.
Pur avendo sofferto ho trovato la gioia, anche se poi non abbiamo avuto figli nostri ed abbiamo adottato Fernando, che ora ci fa disperare, chè è nell'adolescenza iconoclasta.
Io penso che molti si sono avvicinati a Padre Gino Burresi, non pensando di poter scherzare col fuoco e di bruciarsi, come mi sono bruciato io, ma secondo me il suo era ed è un fuoco d'amore.
Non credo sia facile convivere con i mistici, perché sono un po' folli, è la follia d'amore per Dio, di cui parla Adriana Zarri.
Non traetene però affrettate conclusioni, pensando che anche Silvio Berlusconi sia un mistico solo perché è folle, perché ci sono diversi tipi di follia e quello berlusconiano è uno dei peggiori, anche perché si puo' comprare tutto, anche il dio della chiesa dei cardinali, madri per gioielli.
Io parlo della follia povera dei poveri in spirito.
Dopo questo mio sproloquio chiedo, anzi supplico i seminaristi di Padre Gino Burresi di farsi sentire e di raccontarci la verità.
Non abbiate paura. Io mi sono spogliato di fronte a voi e non ho paura di essere giudicato o rigettato, perché voglio essere folle, della follia dei poveri in spirito.
Forza, abbiate coraggio!
Allego una poesia su Padre Gino. Non la modifico, ma nel frattempo abbiamo appreso da Giò, alias Gino che colpa c'è stata, ma quanta colpa?, quella di cui parla Ricky Salbato nel suo articolo in inglese, che mi sembra mostruosa ed orribile, tanto orribile, che se fosse vera bisognerebbe imprigionare subiito Papa Benedetto XVI ed annullare seduta stante il Decreto di Beatificazione riguardante Papa Wojtyla.
Ecco perché cari ex - seminaristi di San Vittorino, avete una grandissima responsabilità di fronte a Dio e di fronte agli uomini.
Il caso di Padre Gino Burresi è troppo eclatante e grida vendetta al cospetto di Dio.
Non lasciate passare invano il Momento di Grazia della Passione, saliamo tutti sul Golgota e confessiamo sotto la Croce di Cristo, prima che spiri il Venerdì Santo.
Riccado Fontana
Thursday 20 january 2011 4 20 /01 /Jan /2011 20:47
E' da tanto che ti cercavo,
di trovarti disperavo,
forse tu sei uno di quelli,
che lo accusarono ingiustamente,
ora vuoi liberarti dai tuoi rimorsi,
che pesano come balzelli,
lo puoi fare immediatamente,
lasciati alle spalle i tuoi trascorsi.
Grazie alla tua conversione
lo farai uscire di prigione.
E' un condannato, un recluso,
riporti in vita un uomo deluso.
Confessa i tuoi inganni
e tutti gli altri danni,
che gli hai arrecato,
le torbide macchinazioni,
le subite vessazioni,
ti verrà tutto perdonato.
Oggi alla salvezza sei più vicino,
perchè hai liberato dalle colpe Padre Gino.
Riccardo Fontana