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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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TUFFATI IN UNA RELAZIONE SINCRO

 

   LA PASSIONE NON SI ANNACQUA

NUOTO.jpg
 
venerdì, luglio 27, 2012
   
Tonia Praticò: la coordinatrice dei SyncDifferent ci racconta la squadra

Antonella, 34 anni, lavora come tecnico nel settore cosmetico, da 5 anni nuota con i Syncdifferent e  da quest'anno è la coordinatrice della squadra. Prendendo spunto direttamente dalla sua esperienza, ci dice cosa ha di speciale il nuoto sincronizzato maschile e in che modo le donne stesse possono dare un contributo fondamentale per l'affermazione di questa disciplina. 

Antonella: una donna in una squadra di nuoto sincronizzato maschile... Ma che ruolo possono avere le donne in una squadra maschile?
Ho voluto entrare in questa squadra proprio perchè maschile! L'idea di provare a fare sincro, da adulta, in un ambiente diverso da quello tipico degli sport femminili aveva per me un motivo di  fascino in più.
Il primo anno maschi e femminile hanno fatto parte di 2 "squadre" diverse, ognuna con la sua allenatrice, ma semplicemente per una questione di livello (i maschi erano più avanti tecnicamente, noi donne invece partivamo da zero). L'anno successivo invece la squadra è diventata unica, per provare a fondere le due anime!  E a quel punto siamo diventati tutti compagni di squadra.  Questo però tenendo sempre presente la mission che la squadra originaria aveva e ha anche oggi: il nuoto sincronizzato maschile.
Non credo perciò ci sia un ruolo preciso delle donne in una squadra maschile.. Se non quello di essere uno stimolo e un supporto in più.

 
Secondo te, cosa attrae dei maschi a partecipare ad uno sport così femminile? E perché un maschio dovrebbe preferire il nuoto sincronizzato alla pallanuoto, ad esempio?
Penso che possa attrarre sia l'idea di cimentarsi in uno sport non convenzionale per un uomo e quindi la sfida, sia la possibilità di unire il nuoto ad una forma di espressione artistica.
Ogni tanto nel sincro ci si tira delle botte peggio che nella pallanuoto!!
Cercare di inventare anche nuovi stili, essere da guida per un cambiamento della cultura sportiva non può essere una impresa titanica? Ancora di più per una squadra Master…
Il nuoto sincronizzato è uno sport difficile. soprattutto se praticato da adulti, richiede impegno e pazienza.

E'  idea comune che vuole che gli uomini dispongano per  costituzione di un corpo meno adatto ad esprimersi agevolmente in acqua. E’ vero? I vostri compagni di squadra maschi si sentono in soggezione nei confronti di voi donne? 
L'idea del sincro maschile non nasce dal provare a ripetere ciò che le donne fanno in acqua ma dall'esplorare le possibilità del corpo maschile in acqua. Con questa premessa, credo piuttosto che le caratteristiche fisiche sono diverse e così sono le possibilità di espressione in acqua per uomini e donne. In altri sport tipicamente femminili come il pattinaggio artistico, gli uomini hanno trovato il loro modo unico di esprimersi, quindi anche nel sincro è possibile. Ci sono alcuni esempi in Europa che lo confermano: Giorgio Minisini, e la squadra maschile Paris Acquatique hanno trovato sia artisticamente che tecnicamnete un stile unico e ben differtente da quello femminile. E sono bravissimi e interessanti da guardare.

Riuscirete a fare un duo maschio/femmina come ad esempio nel pattinaggio artistico? Come lo immagini?
Eh sì, io non vedo l'ora! Per me è il prossimo obiettivo, ci stiamo pensando, spero alla prossima gara!  Lo immagino iper acrobatico e divertente, non  nel solito clichè romantico come nel pattinaggio..

Ma se il nuoto sincronizzato diventerà uno sport maschile, non c’è il rischio che anche questa disciplina diventi un po’ maschilista come gli altri sport? Non è meglio lasciare intatta questa oasi di femminilità nello sport?
No, non credo nelle oasi nè di femminità nè di mascolinità. Come avviene in altri sport come il pattinaggio artistico o la ginnastica artistica ogni genere esprime  le proprie caratteristiche ed ha pari dignità più o meno; nello sport questo è possibile,  nella società molto meno. Ma lo sport e i suoi valori globalmente riconosciuti possono essere lo spunto per una riflessione più ampia su questi temi.
 
 
Sincro, che passione 
 

Il nuoto sincronizzato si potrebbe descrivere con queste poche e semplici parole: one-two-three-four-five-six-seven-eight; una cantilena che ti entra nella testa, che scandisce il ritmo della musica e che detta il tempo da rispettare. È uno sport per certi versi simile al nuoto, ma per altri  interrompe certamente la “monotonia” di quest’ultimo. La musica, il senso di appartenenza ad una squadra, la compostezza, la femminilità sono caratteristiche fondamentali di questo sport, tanto incantevole da guardare quanto duro ma coinvolgente nel praticarlo. Di aria ne respiri poca, di fatica ne fai tanta e nonostante questo, devi sempre avere un sorriso smagliante, una grazia ed una fluidità nei movimenti che non devono lasciar trasparire minimamente la fatica, la stanchezza e lo sforzo. Il tuo corpo si plasma sulle note della musica classica o sui ritmi tribali o sull’alternanza di musiche contemporanee; si muove sull’acqua come se avesse gli appigli della terra ferma, si attorciglia su se stesso e sparisce nell’acqua per poi riapparire sollevato solo dalla forza tua e delle tue compagne.
Quello che il nuoto sincronizzato mostra al pubblico è frutto di un retroscena invisibile, una sorta di “dietro le quinte” che si svolge solo sotto l’acqua. Le mani, le braccia, i piedi, le gambe e la mente, lavorano insieme ed ininterrottamente per creare uno spettacolo acquatico elegante, composto, raffinato e rifinito. Su ogni parte del corpo bisogna effettuare una continua attività di “labor lime”, per poter finalmente raggiungere perfezione e sincronia, sia nei movimenti singoli che in quelli di tutta la squadra.

 

Sabrina Bernabei, allenatrice di nuoto sincronizzato presso il centro sportivo “Villa Flaminia” di Roma, ha risposto a quattro domande che completano questa breve intervista al sincronizzato.

 

Qual è l’età migliore per iniziare questo sport ed in cosa consistono gli allenamenti?

Consiglio di iniziarlo verso i sette anni, sapendo già fare dorso e stile libero. Col tempo bisogna acquisire la completezza anche negli altri stili del nuoto perché, in un certo senso, sono i movimenti base di questo sport. Ovviamente all’inizio insegno ogni cosa nella maniera più semplice possibile, ad esempio attraverso giochi ed esercizi elementari sott’acqua. Andando avanti con le fasce di età ed iniziando l’agonismo, i lavori in ipossia aumentano perché bisogna abituare l’atleta a lavorare sotto sforzo senza respirare. Questa è la parte più dura del nuoto sincronizzato.

 

Pro e contro di questo sport.

Il nuoto sincronizzato è una disciplina sportiva praticata da donne, allenata da donne e seguita da donne, e questo può rappresentare sia un punto di forza, sia di “debolezza”. Non di rado l’allenatrice vuole “essere una star” ancor più delle atlete; penso che a prescindere da ciò che si insegna, se matematica, nuoto, pittura o diritto, bisogna lasciare qualcosa a chi hai davanti. Il nuoto sincronizzato è solo una parentesi della vita delle mie ragazze. Più che fare una gara devono imparare a gestire una gara, attraverso le proprie emozioni. Ed ancor più che gestire una gara di nuoto sincronizzato devono imparare a gestire gli esami, il lavoro, la loro vita.

 

La nazionale italiana sta migliorando di competizione in competizione, come prevedi il futuro di questo sport?

Sicuramente riscuote sempre maggiore attenzione tra il pubblico e la competitività con le altre nazionali è altissima. Sinceramente oggi, come allenatrice, trovo molta più difficoltà nel portare avanti una squadra a livello agonistico. Prima di tutto bisogna allenare le ragazze con dedizione e fatica, però queste vengono ripagate dalle soddisfazione che mi restituiscono sia in gara che in allenamento. In secondo luogo è necessario fare anche un lavoro, continuo e ben più difficile, con le famiglie di alcune di loro. Ogni correzione o rimprovero viene visto come mortificazione nei confronti delle loro figlie. Per poter crescere e migliorare invece, la critica è fondamentale e poi, come in ogni situazione della vita, è normale che ci sia una selezione delle migliori. Sta all’allenatrice far vivere questa “scelta”senza traumi, dicendo la verità per non creare delle illusioni inutili. Dietro però, ci devono essere anche delle famiglie disposte ad incoraggiare le proprie figlie ed al tempo stesso lasciar fare il lavoro di allenatrice a chi lo deve fare.

 

Come si può descrivere il rapporto tra le ragazze e l’allenatrice?

Bisogna sempre spronarle per avvicinarsi alla perfezione e per incentivarle a fare di più, anche perché l’impegno che questo sport richiede è tanto. A livello amatoriale si allenano tre volte a settimana, ai livelli alti dell’agonismo si arriva a sei volte per quattro ore al giorno. Il tempo e gli sforzi che comportano questo sport sono tanti. Quando vinci una medaglia non pensi ad altro che alla fatica impiegata, ed  in quel momento del tutto ripagata,  per essere riuscita a salire sul podio. Però, forse, è meglio se lo chiedi direttamente alle ragazze!

Ho seguito il consiglio e l’ho domandato a Diana Brancadoro, atleta di Sabrina e grande appassionata di questo sport.
“ L’allenatrice deve  essere determinata e coinvolgente, noi ragazze dobbiamo formare un gruppo affiatato ed unito. Il feeling che vibra tra me e le mie compagne è fondamentale per far sembrare che le nostre gambe e le nostre braccia si muovano grazie ad una sola mente.”

  

Sveva Biocca

 

http://www.federnuoto.it/sincro.asp

 

► 2:58► 2:58
www.youtube.com/watch?v=UCf1P9ugyHI4 nov 2009 - 3 min - Caricato da ansaldi09

 

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