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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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UN BUON NATALE 2012 DAL 39° PARALLELO

 

 

http://www.alfredodegiuseppe.it/index.php?option=com_content&view=article&id=353:un-natale-ateo-ma-buono&catid=35:articoli-2010&Itemid=72

 

 

 

Un Natale ateo, ma buono

 

 Da non credente, razionale e tollerante,sono

convinto di una semplice verità empirica: la

religione cattolica, così come tutte le religioni,

è una  costruzione umana, modificabile e

modificata nei secoli. Lo so che questa

asserzione spesso genera sconcerto nei

credenti più ortodossi, ma la storia umana

è fatta di scritture, errori, omissioni, costruzioni

e ricerche, e la religione che è parte della storia,

non è esente. Invece, la dottrina religiosa, per

essere tale deve affermare delle verità  rivelate e

assolute da un ipotetico ente esterno all’uomo e

quindi infallibile. Nella realtà queste verità sono

tutte fallibili e spesso si deve ricorrere a nuove

verità e nuove rivelazioni per evitare che le

precedenti diventino enormi e scoperte stupidaggini.

Di un’altra cosa sono certo: pochissimi cattolici

conoscono la storia della loro stessa religione.

Quanti di loro hanno ad esempio approfondito ciò

che avvenne nel Concilio di Nicea del 325? Quello

fu un episodio fondamentale nello sviluppo della

religione di Stato legata alla vita di Gesù Cristo,

per come è stata tramandata dal primo medio evo

ad oggi. Un concilio convocato dall’imperatore

Costantino per dirimere le dispute teologiche fra chi

voleva un Cristo più umano con tutte le sue pulsioni,

romantiche, sessuali e storiche, e chi voleva solo

un figlio di Dio formato della stessa sostanza del

Padre e nato da donna vergine e immacolata.

Inviterei molti lettori a ricercare con obiettività

quante verità sono state costruite ed elaborate come

veri e propri editti statali fin da quel primo concilio,

non a caso voluto e condotto da un imperatore

romano. Una storia umana con tutte le sue

classificazioni: sovrapposizioni etniche,

compromessi culturali, necessità moralizzatrici

della società.

Anche il Natale non sfugge a questa regola. Fino al IV

secolo nessuno aveva indicato il giorno del 25 dicembre

come data di nascita di Gesù, tanto meno i Vangeli.

Fu una pura disputa teologica, iniziata in Egitto e 

conclusasi dopo circa 200 anni a indicare la data

attuale del Natale. Questa data si sovrapponeva

facilmente a delle vecchie celebrazioni, che iniziavano

ad essere bandite dalla vita sociale in quanto contrarie

alla dottrina di Stato: i popoli del Nord Europa

festeggiavano il solstizio d’inverno e i romani

le feste dei saturnali. Il termine Natalis era già usato

nel calendario romano per indicare la nascita dell’Urbe;

inoltre, per mantenere legati anche i popoli d’oriente,

era stata introdotta dall’imperatore Eliogabalo nel 220

d.c. la festa della nascita del Sole (Mitra), da tenersi il

19 dicembre e poi spostata al 25 dicembre. Ancora date:

l’idea della Immacolata Concezione fu oggetto di vere

e proprie guerre teologiche e filosofiche per diversi

secoli e infine divenne dogma solo con bolla

papale del 1854, il presepe fu costruito e immaginato

la prima volta 1.300 anni dopo la nascita di Cristo

e furono i nobili napoletani del XVIII secolo a darne

l’attuale struttura narrativa. Poi all’inizio del 1900 è

arrivato dai paesi nordici l’albero insieme a Babbo

Natale, che a sua volta si rifaceva al San Nicola

turco e al Santa Klaus olandese.

Insomma, come tutte le storie umane, anche il Natale

è una storia di sovrapposizioni, leggende,

necessità di semplificazione. Ma è anche la necessità

di darsi delle date per festeggiare, per abbandonarsi

alla quiete, alla frenesia o all’euforia, che da sempre

hanno caratterizzato la socialità dell’uomo. Darsi

delle pause, magari in coincidenza con fattori naturali

legati all’agricoltura, era un bisogno per tutti i popoli.

In questa prospettiva festeggiare il Natale da non

credente non mi disturba affatto, non mi crea alcun

imbarazzo: vivo in questo momento storico con queste

regole e queste tradizioni. E’ il periodo deputato a

rincontrare i familiari, è l’occasione per una stretta

di mano disinteressata, per la ricerca di un momento

di serenità. Il Natale è la festa in mezzo all’inverno:

immaginate che tristezza da ottobre a marzo senza

il Natale: solo buio e freddo con al massimo un po’ di

televisione, senza il fuocherello collettivo, i dolci, il

panettone e le pittule. Il Natale è un’aria di festa che

trascende la vera nascita di un profeta/filosofo di circa

2000 anni fa: è la necessità di sentirsi vivi nel bel mezzo

della bufera. Oggi il Natale è la miscellanea di tutte

queste cose, la festa dell’Occidente ricco e consumista,

la sovrapposizione perenne, umana e in evoluzione di

qualcosa di ancestrale. No, non mi sento un escluso

da questa festa, partecipo, gioisco e me ne lamento,

a secondo dei momenti. Se fossi nato nel 58 a.c. sarei

ubriaco 7 giorni di seguito, avrei fatto festa con gli

schiavi che in quel periodo si potevano comportare

da uomini liberi, avrei scambiato gli auguri con tutti

gli amici e non avrei creduto alla leggenda che vedeva

Saturno vagare per le campagne invernali abbandonate

e che poteva tornare nell’aldilà solo al prezzo di grandi

sacrifici culinari. Siccome sono nato nel 1958 d.c.

non mi ubriaco, festeggio moderatamente, non credo

ai miracoli e alle resurrezioni, compro e ricevo regali,

posso pure fare un pensierino a come essere più buono.

Perché nella ricerca di migliorarsi, al di là delle fedi

religiose (oserei dire, nonostante) ogni occasione è buona.

 39° Parallelo - Dicembre 2010                                                                     

Alfredo De Giuseppe  

www.youtube.com/watch?v=kPu67k0KdvI
07/mar/2011 - Caricato da 94Eowyn
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