Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Di nelsegnodizarri.over-blog.org riccardo s.m.fontana
31 dicembre 2002 — pagina 10 sezione: GENOVA
Con la chiusura dei manicomi e il blocco dei ricoveri coatti, la Legge Basaglia del 1978 ha tra l' altro determinato lo svuotamento delle grandi strutture ospedaliere producendo una riflessione sul riuso di edifici, padiglioni e testimonianze di un' epoca, di un approccio sociale alla malattia e alla diversità. è questo il caso dell' ex-ospedale psichiatrico di Pratozanino dove, tra fabbricati in abbandono e un progetto di riconversione dell' area ancora in alto mare, un presepe di terracotta realizzato negli anni Ottanta dai degenti ricostruisce con meticoloso contrappunto la segregazione della degenza all' interno del manicomio. La storia del presepe di Pratozanino s' intreccia inesorabilmente con una realtà come quella manicomiale in Liguria che, all' inizio del Novecento, vedeva l' allora l' unica struttura esistente nella regione, l' ospedale per alienati di via Galata a Genova, traboccante al punto da determinare la decisione di costruirne di nuovi, prima a Quarto e poi, nel 1908, a Pratozanino, proprio sopra Cogoleto. Nel 1924 quello di Cogoleto è già il più popolato manicomio ligure e arriva a contenere oltre 2200 degenti, un numero impressionante, che aumenta a sfiorare le 4.000 unità se si aggiungono i malati dell' altro manicomio provinciale di Quarto. In questo contesto, all' inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, un infermiere di nome Tommaso Molinari comincia ad allestire un presepe tradizionale nel suo reparto, il quarto. L' iniziativa piace al punto che vi partecipano anche alcuni ricoverati, forse perché il presepe ricorda loro i momenti felici trascorsi al proprio paese. L' anno dopo si decide di lavorare a un' opera unica per tutto l' ospedale; è il momento in cui Molinari suggerisce di ambientare le scene non a Napoli o nella vecchia Genova come d' abitudine, ma proprio all' interno della realtà che i degenti meglio conoscono: l' ospedale psichiatrico stesso nel periodo della sua massima espansione, gli anni Sessanta. Il lavoro prende il via nel Natale 1983 e, mano a mano che procede, vede la defezione progressiva di tutti i degenti, spaventati dal vedere riflessa nelle ambientazioni del presepe la propria realtà. Dopo i primi anni, con l' ospedale che va svuotandosi, il presepe viene dimenticato negli originari locali dell' ex tipografia, affidato alle sole cure di Bruno Galati, artista e ceramista che oggi insegna a lavorare la creta ai pochissimi degenti ancora presenti in un padiglione di Pratozanino. Il presepe si articola in un percorso a senso unico che parte dalla stanza della Natività, l' unica con figure tradizionali a grandezza quasi naturale. Di lì, attraverso un varco, si entra nel presepe vero e proprio, introdotto da una scritta tratta dal Vangelo di Luca: "Per loro non c' era posto". La successione delle ambientazioni riproduce fedelmente le stanze, i luoghi della segregazione: la portineria, la direzione con il direttore sempre al telefono, i locali lavanderia, la colonia agricola e i lavori fatti passare come ergoterapia, la piazza ovvero il giardino recintato di ogni reparto dove i degenti passavano il tempo senza fare nulla quando non pioveva; i ricoverati sono rappresentati nel loro estremo isolamento, ognuno per conto suo, mentre gli infermieri parlano tra di loro, distaccandosi dalla realtà. Dalla successione delle stanze appare come Pratozanino fosse una struttura completamente autonoma, senza alcun contatto con la vita esterna. Si vedono la macelleria, la panetteria, la scuola e la centrale elettrica; Molinari racconta che quando si decise per criteri di economia di fare arrivare la luce dall' esterno ci fu qualcuno che si preoccupò di capire se la pazzia potesse o meno venire contagiata attraverso i fili dell' alta tensione. Unico ambiente esterno rappresentato è il cimitero di Sciarborasca, dove venivano sepolti i morti del manicomio accuratamente separati dai "sani" e con lapidi senza nome. Il percorso prosegue con la sala teatrale: la filodrammatica dei ricoverati, diretta proprio da Molinari, è colta nella rappresentazione de La giara di Pirandello. Poi le stanze più dure come le docce dove figure femminili nude vengono strigliate duramente e l' elettroshock con un medico intento a somministrare questa discussa terapia quasi con compiacimento. Alla fine del cammino la città, Genova, il luogo dei ricordi e delle speranze di emancipazione dall' isolamento del manicomio. Dopo avere attraversato i luoghi della violenza di una presunta terapia, l' itinerario originale del presepe emergerebbe nella realtà incarnata di un padiglione con i letti dei suoi circa 220 ricoverati stipati contro le pareti. Oggi che i degenti non ci sono più si passa direttamente all' aperto, nel viale che taglia il grande parco e le costruzioni abbandonate. I tempi del progetto di riconversione di quest' area di circa un milione di metri quadri in un parco della virtualità, per il quale Provincia, Comune di Cogoleto, Camera di Commercio e Ascom hanno costituito un' apposita società, sembrano ancora molto lunghi e in presepe non si sa dove possa andare a finire. - ANDREA BENIGNI
| www.youtube.com/watch?v=rIC7cVYnUqc14 giu 2010 - 3 min - Caricato da angela123stellabob | |
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