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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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" VASCO ROSSI " FA RIMA CON " COL CASCO BALLA SUI DOSSI "

Caro  Vasco,  balla  pure  sui  dossi  molleggiati  ma,  attenzione,  non  ballare  mai  coi   lupi,  perché  non 

sono  come  il  lupo  " due  calzini ".  Quelli  ti  rivoltano  come  un  pedalino  e  poi  ti  sbranano.

Dammi  retta.

Riccardo

 

Balla Coi Lupi‏ - YouTube

www.youtube.com/watch?v=92QEB8o5UoQ6 min - 11 nov 2007 - Caricato da Zelgadiss261181

Il Giornale.it

domenica 07 agosto 2011, 08:00

Anche Vasco piange Dalla cima della classifica tocca il fondo della vita

 

No, scusate, qui c’è qualcosa che non torna. Vasco è inarrestabile ormai, esonda, si moltiplica. Ora è diventato uno e quadruplo, è nato il Vasco Rossi poker. E non si sa più quale asso cala, è il bello della sorpresa. C’è il Vasco sul palco, spesso un portento, un musicista ricchissimo che riempie gli stadi. E quello al Tg1, che in mondovisione si dimette da rockstar. C’è il Vasco santo subito, il mito più mito come la Scavolini era la più amata dagli italiani. E c’è il Vasco su Facebook, quello evidentemente privato, un caso da studiare perché smentisce i tre Vasco di prima e, già che ci siamo, anche quello che si è appena fatto ricoverare nella clinica Villalba di Bologna per (sembrava) una costola rotta. Dunque, in poche settimane, lui sempre defilato tranne quand’era negli stadi, se l’è presa con Morgan, con Ligabue, con Alberoni. E tutti a chiedersi: ma come, è proprio Vasco?, e perché prima stava sempre zitto? Forse era arginato e protetto da qualcuno. Oppure ora gli viene così e, in ogni caso, non è granché: ha iniziato una terapia di gruppo, solo che il gruppo siamo noi e la vittima rischia di essere la sua credibilità. Venerdì notte ha scritto che «assumo da tempo un cocktail di antidepressivi, psicofarmaci, ansiolitici, vitamine e altro» per mantenere un «equilibrio accettabile». Se è vivo, aggiunge, «lo devo a loro e a tutta questa valanga di chimica che assumo». Chimica. Psicofarmaci. Antidepressivi. Testuale. Fosse l’unico. Comunque Facebook canta, le parole sono chiare, i più maligni possono ironizzare sul passaggio da vita spericolata a vita depressa ma tutti gli altri si stringono all’idolo ferito, tanto più che, nella lenzuolata online, lui confusamente precisa che «non mi sono ritirato, dimesso, o vado in pensione» e che «voglio cambiare la forma, NON la sostanza» (il maiuscolo è suo). Evvai. Però dodici ore dopo, taca banda facciamo baldoria. E cambiamo di nuovo tutto, con allegra esuberanza, anche grammaticale: «Non sono depresso... non mi sono dimesso. D’altronde chi-mi-ca...pisce è bravo» (il giochino allusivo su chi-mi-ca è sempre suo). E ce n’è per tutti, visto che i fan su Facebook non sono chi-mi-ci e fraintendono, quindi lui li rimprovera: «Leggete bene, per favore».

Abbiamo letto, e pazienza per le solite frecciatine ai giornalisti, che stavolta sono «le comari del paesino», i «cosiddetti “organi” di stampa»: in questo Vasco sembra un politico qualsiasi, di quelli che lui critica a piacere tra le ovazioni del suo pubblico. È un tic, intanto non ha «paura di parlare delle mie debolezze visto che, paradossalmente, sono la mia forza». Una volta Vasco Rossi, forse l’artista che dopo Modugno ha dato la scossa più violenta alla musica leggera italiana, era minimalista: parole come flash, fotografie di noi o di tutti, un piacere. Adesso è un massimalista, parla e riparla di tutto, solo che non ha più confini e a furia di allargarli è arrivato alla smentita della smentita della smentita (almeno fino a quanto contabilizzato a metà pomeriggio di ieri). Oggi Vasco è pret a porter, oggi sì e domani no perciò chissà. Il motivo è presto detto (per lui). «Guardavo il mondo da un oblò» ha scritto citando il Gianni Togni che cantava Luna quando peraltro Vasco urlava le stesse cose che adesso rimprovera ai fan: Non l’hai mica capito. Adesso «con Facebook, questa pazza piazza, ho provato il gusto di mettere i panni fuori». Sarà. Finora pareva che Vasco i panni li avesse sempre appesi fuori dalla finestra, comprensibili o no, accettabili o meno, legali o illegali. È diventato quello che è proprio perché chiunque, guardando un po’ meno distrattamente, li poteva valutare, amare, criticare. Invece no. Lui era nell’oblò ed evidentemente i panni erano di qualcun altro o, forse, tutti si sono inventati quello che faceva più comodo. Ma più semplicemente, depresso o no, incazzato o no, Vasco Rossi è precipitato in quella fossa delle Marianne che è il web sezione social network, uno scivolo senza filtri che impedisce la riflessione e butta lì tutto en plein air, anche ciò che magari, sedimentandosi, semplicemente non (r)esisterebbe. Un circolo questo sì vizioso, una garanzia di contraddizioni. Magari, dice qualcuno usando un termine da brivido, sta soltanto «destrutturando» la sua leggenda. Fosse così, passi. Ma no che non lo è. Il poker di Vasco Rossi - rockstar, pensionato, mito, depresso - è il flash minimalista di un cantante che si è tolto il paravento e adesso si piega qui o là a ogni brezza dell’animo. Il Vasco più incomprensibile e finalmente quello più vero. Ma fermatelo, per favore.

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