Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
DEDICATO AD ADRIANA ZARRI
donna libera, innamorata di Dio
di S. P.
Qui la mia vita è molto semplice; e il lavoro si alterna alla preghiera. È una vita che segue alcune norme e soprattutto s’impegna ad incarnare dei valori; ma senza forme né strutture speciali. Adriana Zarri ha trascorso la sua vita alla ricerca di Dio, in solitudine, in preghiera, in castità. L’ha cercato credendo alla fantasia contro il diritto, alla poesia contro la normalizzazione, alla libertà contro la legge. Donna libera, fuori degli schemi e delle gerarchie, Adriana Zarri - non chiamatemi per favore madre, sorella, suora, e tanto meno reverenda. Non voglio essere riverita. Mi chiamo Adriana e mi basta il mio nome - se n’è andata nella notte del 18 novembre, a novantuno anni, nella sua casa di Crotte, nel canavese, dove aveva trasformato un granaio nella sua cella-studio, dalla quale ogni giorno raggiungeva la chiesa. Era nata a San Lazzaro di Savena, nel bolognese, nel 1919 e fin da ragazza si sentì attratta dalla teologia e dalla filosofia. Nel 1969 è stata la prima donna laica ad entrare nel direttivo dell’Associazione Teologica Italiana ed è stata la prima anche a scrivere un libro sulla teologia e antropologia della preghiera Nostro Signore del deserto. Intervenne anche nel dibattito aperto da Giovanni XXIII sulla riforma della Chiesa e nel 1967, a Concilio appena concluso, “gettava l’allarme sulle letture catastrofista o trionfalista del Vaticano II” ha ricordato Giancarlo Zizola su Repubblica (19 novembre). “‘Quanti s’illudono che il nuovo corso sia una manica larga che chiude un occhio e permette evasioni, hanno torto di esaltare questa nuova stagione della Chiesa: non sarebbe stagione feconda. Ma il Conclio non incoraggia nulla di tutto questo’” prosegue Zizola citando la Zarri. “Una frase l’aveva commossa, nei documenti conciliari: ‘Ignoriamo, non sappiamo’. Le sembrava che la Chiesa ammettesse la sua sprovvedutezza, avendo molto sbagliato lungo i secoli: ‘Quell’ammissione di ignoranza ci ha depurato il sangue da secoli di presunzione teologica, ci ha reso più umili e poveri di fronte alla grandezza del mistero’“.
Combattiva, polemica, critica nel confronto teologico e nei confronti della gerarchia, la vita di Adriana Zarri seguiva uno stile austero, monastico. “Levata all’alba, colazione, lodi, campagna, liturgia, pranzo, riposo, lavoro, corrispondenza, articoli, cena, ricreazione, lavoro notturno” ricorda Marco Roncalli su l’Avvenire (19 novembre). La sua fede era “fatta di ascolto e disponibilità, concentrata non sui crocifissi di legno appesi alle pareti, ma su quelli di carne itineranti per le nostre strade. Nutrita dalla linfa della preghiera e del silenzio, così importanti in una donna che da oltre trent’anni aveva fatto la scelta eremetica. Andando a vivere successivamente in solitarie cascine piemontesi. Un modo per non smettere di contestare, scegliendo forse la contestazione più vera: capace di minare ogni dinamica di utilitarismo. Una solitudine, la sua, anelata da tempo, e tuttavia concepita non come reclusione o spazio di isolamento; aperta agli amici (guai a chiamarli discepoli) con i quali continuare a parlare di fede e ricerca di senso”.
Quale Chiesa renderà onore ad Adriana Zarri? si è chiesto Raniero La Valle dalle colonne de il Manifesto (l’ultimo giornale al quale la stessa Adriana affidava i suoi pensieri). “Oggi di sicuro c’è una Chiea che le rende onore, che ne raccoglie la lezione, che ne custodisce la memoria, anche al di là della Chiesa visibile; è quella Chiesa che Adriana Zarri rintracciava nell’umanità tutta intera, fatta di santi e di peccatori, di fedeli e di infedeli, di laici e di preti, di poveri e di viandanti, tutti insieme, senza separazione né discriminazione alcuna”.
(Pubblicato da OREUNDICI di Dicembre 2010 )