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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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VOGLIO SALVARE L'ANIMA DEL PAPA BENEDETTO XVI, AIUTATEMI !

Appello
IL VATICANO E’ ORMAI SOLO UNA MACCHINA DA GUERRA CONTRO OGNI ECUMENISMO E CONTRO OGNI TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE. SCOMUNICATO IL TEOLOGO SALVADOREGNO, JON SOBRINO. Una nota di Sergio Grande
Una posizione che potrebbe portare prossimamente alla scomunica di San Francesco!!!

sabato 28 luglio 2007.

 

 

[...] prima le condanne verbali che aprono poi la strada alle aggressioni fisiche o ai veri e propri omicidi, come è successo in America Latina con i tanti martiri della teologia della liberazione a cominciare da Oscar Romero. Violenza fisica di fatto autorizzata dalla violenza verbale, dall’assolutezza della condanna delle idee che trova sempre chi si sente poi autorizzato a passare dalle parole ai fatti, sentendosi legittimato da cotante prese di posizione. Senza voler dimenticare che nei periodi bui dell’inquisizione gli omicidi degli scomunicati erano autorizzate espressamente nelle bolle papali [...]

 

-   L’"UOMO SUPREMO" DELLA CHIESA CATTOLICA: "Dominus Iesus": RATZINGER, LO "STERMINATORE DI ECUMENISMO". Un ’vecchio’ commento del teologo francescano Leonard Boff.


Chiesa cattolica

Condanno quindi esisto

Scomunicato JON SOBRINO, teologo della liberazione salvadoregno

di Sergio Grande

Solidarietà a Jon Sobrino e alla teologia della liberazione.*

“Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri.” (Giov 13,34); “Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete così la legge di Cristo.”( Ga 6,2): questo il Vangelo di Gesù. Ma la realtà delle chiese cristiane è tutt’altra. Quella “cattolica romana”, in particolare, ha dimenticato completamente questo “Vangelo” e lo ha sostituito con un “condanno quindi esisto” praticato a tutto campo.

Si condanna di tutto di più: i DICO, i PACS, le fecondazione assistita, l’uso del preservativo, il divorzio, ... ma soprattutto i teologi della liberazione, ultimo in ordine di tempo JON SOBRINO, gesuita salvadoregno che solo per caso scanpò al martirio ma che non è sfuggito alle “cure” della Congregazione per la dottrina per la fede che il prossimo 15 marzo pubblicherà un documento di condanna delle ricerche sul Gesù storico da lui compiute. Una condanna che è una vera e propria scomunica, come ai tempi bui della Inquisizione che mai ha cessato di funzionare.

Tanto impegno contro la gente e contro chi si batte per i diritti degli ultimi della terra, come Jon Sobrino, ma poco o nulla viene fatto dal Vaticano contro la guerra: solo dichiarazioni formali da un lato mentre dall’altro vi è il sostegno aperto alle politiche militari degli imperi, a cominciare da quello USA. Ed il sostanziale appoggio alle logiche di guerra si vede dai rapporti esistenti fra importanti organismi ecclesiastici e aziende militari come la Finmeccanica o le Banche Armate (come dimenticare che le giornate mondiali della gioventù sono state finanziate dalle cosiddette “Banche armate” che finanziano le industri militari?). E ora con un generale di corpo d’armata, ex capo dei cappellani militari italiani, a capo della CEI bisogna attendersi una ulteriore militarizzazione della chiesa cattolica. I segnali ci sono tutti, se si pensa all’aggressione fisica subita a Parma da don Luciano Scaccaglia per le sue posizioni a sostegno dei DICO, o alle aggressioni a cui sono sottoposti sempre più spesso gli omosessuali, anch’essi oggetto di campagne di odio del tutto antievangeliche.

E’ sempre così: prima le condanne verbali che aprono poi la strada alle aggressioni fisiche o ai veri e propri omicidi, come è successo in America Latina con i tanti martiri della teologia della liberazione a cominciare da Oscar Romero. Violenza fisica di fatto autorizzata dalla violenza verbale, dall’assolutezza della condanna delle idee che trova sempre chi si sente poi autorizzato a passare dalle parole ai fatti, sentendosi legittimato da cotante prese di posizione. Senza voler dimenticare che nei periodi bui dell’inquisizione gli omicidi degli scomunicati erano autorizzate espressamente nelle bolle papali.

Fino a quando? Quando riusciremo a liberare Gesù dalle orribile macchina di oppressione che gli è stata costruita addosso?

 

* www.ildialogo.org, Lunedì, 12 marzo 2007

 

 

> IL VATICANO E’ ORMAI SOLO UNA MACCHINA DA GUERRA CONTRO OGNI ECUMENISMO E CONTRO OGNI TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE. --- "Così il cardinale Ratzinger prese di mira i progressisti e lasciò impuniti i pedofili" (di Federico Rampini).
3 luglio 2010, di Federico La Sala

"Così il cardinale Ratzinger prese di mira i progressisti e lasciò impuniti i pedofili" *

di Federico Rampini (la Repubblica, 3 luglio 2010)

 

Joseph Ratzinger, quando da cardinale dirigeva la Congregazione per la dottrina della fede, fu «parte di una cultura di non-responsabilità, negazionismo, e ostruzionismo della giustizia» di fronte agli abusi sessuali commessi da sacerdoti. Lo afferma il New York Times sulla base di documenti interni alla Chiesa, interviste a vescovi ed esperti di diritto canonico. Dal reportage emerge una versione molto diversa, sul ruolo di papa Benedetto XVI, rispetto alla descrizione ufficiale fornita dalla Chiesa.

Tra le rivelazioni spunta un vertice segreto avvenuto in Vaticano nel 2000 tra Ratzinger e i vescovi delle nazioni anglofone più colpite dagli scandali di pedofilia: Stati Uniti, Irlanda, Australia. Secondo il vescovo Geoffrey Robinson di Sidney, che partecipò all’incontro segreto, Ratzinger «impiegò molto più tempo a riconoscere il problema degli abusi sessuali, rispetto a quel che fecero alcuni vescovi locali». Nell’intervista al New York Times il prelato australiano si chiede: «Perché il Vaticano era così tanti anni indietro?».

Il New York Times smonta la linea di difesa che la Santa Sede ha tenuto sull’attuale pontefice. Il Vaticano ha descritto come una svolta la decisione del 2001 di dare alla Congregazione diretta da Ratzinger l’autorità di semplificare le procedure e affrontare direttamente i casi di pedofilia.

Dopo quella decisione, annunciata con una lettera apostolica di Giovanni Paolo II, il cardinal Ratzinger sarebbe emerso come uno dei più coraggiosi nel riconoscere la minaccia degli abusi sessuali per la reputazione della Chiesa. Tutto questo viene confutato nella ricostruzione del giornale americano. In realtà la Congregazione aveva già gli stessi poteri dal 1922, secondo diversi esperti di diritto canonico interpellati. La lettera del 2001 non segnò affatto una svolta. Al contrario, la Chiesa si decise ad agire solo in grande ritardo, sotto la pressione di alcuni vescovi anglofoni in prima linea negli scandali.

«Per i due decenni in cui ebbe la guida della Congregazione», scrive il New York Times, «il futuro Papa non esercitò mai quell’autorità. Evitò di intervenire anche quando le accuse e i processi stavano minando la credibilità della Chiesa in America, Australia, Irlanda, e altri Paesi».

Ancora oggi, prosegue l’articolo, «molti decenni dopo che gli abusi sessuali da parte dei sacerdoti sono diventati un problema, Benedetto XVI non ha istituito un sistema di regole universali» per affrontarlo. Al contrario permane tuttora «una confusione dilagante tra i vescovi, sul modo di affrontare le accuse».

Eppure i segnali d’allarme per il Vaticano vengono da lontano. Nel 1984 il reverendo Gilbert Gauthé di Lafayette, Louisiana, ammise di avere molestato 37 minorenni. Nel 1989 uno scandalo enorme scoppiò in un orfanatrofio cattolico del Canada. Nella prima metà degli anni Novanta 40 fra preti e monaci australiani erano sotto processo per abusi sessuali. Nel 1994 cadde un governo in Irlanda per avere negato l’estradizione di un prete pedofilo. A quel tempo il cardinal Ratzinger aveva consolidato la sua autorità al vertice della Congregazione, dove era stato nominato nel 1981.

«È lui», sottolinea il New York Times, «che avrebbe potuto avviare azioni decisive negli anni Novanta, per impedire che gli scandali diventassero una metastasi, diffondendosi da un Paese all ’altro». Ma le sue priorità erano altre. Fin dal 1981 Ratzinger aveva identificato «la minaccia fondamentale per la fede della Chiesa»: la teologia della liberazione, il movimento dei preti progressisti che si stava affermando in America latina. «Mentre padre Gauthé (il pedofilo, ndr) veniva processato in Louisiana, il cardinal Ratzinger stava sanzionando pubblicamente i preti del Brasile e del Perù per aver sostenuto che la Chiesa doveva impegnarsi a favore dei poveri e degli oppressi. I suoi strali colpirono poi un teologo olandese favorevole a dare funzioni ecclesiali ai laici, e un americano che sosteneva il diritto al dissenso sull’aborto, il controllo delle nascite, il divorzio e l’omosessualità».

Per reprimere ogni velleità di autonomia delle Chiese nazionali, Ratzinger usò la sua autorità per affermare che le Conferenze episcopali «non hanno un fondamento teologico, non appartengono alla struttura della Chiesa». Un’offensiva fatale, scatenata proprio nella fase in cui alcune conferenze episcopali nei Paesi anglofoni avevano cominciato ad affrontare gli scandali in modo aperto, e chiedevano di poter sanzionare i preti pedofili senza aspettare le lungaggini dei processi canonici.

 

 

 

 

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