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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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NATALE CON ADRIANA ZARRI SENZA PUDORE

 

http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/cronaca/gesu-bambino-bolzano/gesu-bambino-bolzano/gesu-bambino-bolzano.html?refresh_ce

 

 

"Via dal Duomo quel Gesù bambino biondo e tutto nudo, attira i pedofili"

Dalla Chiesa critiche anche alle atmosfere evocate dalle immagini

"Più che al Natale fanno pensare al Signore degli anelli"

 

<B>"Via dal Duomo quel Gesù bambino<br>biondo e tutto nudo, attira i pedofili"</B>

BOLZANO - Opera d'arte o video al limite della pedofilia? La polemica sta infiammando in questi giorni Bolzano: c'è un video - che sarà proiettato in duomo durante il mercatino di Natale - in cui si vede un Gesù bambino biondissimo, con gli occhi azzurri, completamente nudo, che gioca davanti alla telecamera e che alla fine allarga le braccia e lascia cadere la testa sul petto, come se fosse crocifisso.

Lo hanno proiettato in anteprima in curia giovedì scorso, e subito si sono levate le proteste. Rudi Benedikter, vicepresidente del consiglio comunale di Bolzano, è trasecolato: "Mi ha scioccato. Una inaccettabile commercializzazione della Chiesa, attraverso un bimbo la cui immagine è al limite della pedofilia. Anzi, ai pedofili piacerà parecchio". Parole pesanti, che vengono confermate dal teologo Paolo Renner, uno dei sacerdoti più seguiti in Alto Adige: "Una rappresentazione pseudocristiana, in stile new age, assai distante dalla tradizione e dal messaggio natalizio".

Nessuno, in curia, si sarebbe aspettato questo gran polverone. Avevano commissionato il video a un giovane artista altoatesino di fama, Aron Demetz, per cercare di strizzare l'occhio (quello cristiano, s'intende) al milione e passa di visitatori che ogni anno affollano piazza Walther, il salotto buono di Bolzano, nel periodo del mercatino di Natale. "Sono tutti felici con i loro pacchettini, però è sempre mancato l'annuncio religioso", spiega don Thomas Stürz.

Unico protagonista del cortometraggio è Egon, un bimbo biondissimo, con gli occhi azzurri, etereo, evanescente. E completamente svestito. E' immerso in una nebulosa dissolvenza che ne fa intuire le forme, più che mostrarle. In realtà il video di Demetz non aveva neppure questa dissolvenza ed è stata inserita di tutta fretta: i responsabili della curia pensavano - così - di evitare le polemiche.

 


Bolzano covo di bacchettoni? Chi la pensa così è Alessandro Riva, critico d'arte e consulente di Vittorio Sgarbi al Comune di Milano: "Se a Bolzano sono così ottusi da scambiare l'ultimo video di Aron Demetz, artista di grandissima sensibilità, per un'opera "scioccante", "inquietante" "di cattivo gusto" e persino "al limite della pedofilia", noi a Milano siamo pronti ad accoglierlo, magari, se la Curia lo permette, proprio all'interno del Duomo. Sono sicuro che l'arcivescovo Tettamazi vedrà in un'opera così poetica, delicata e di intelligente reinterpetazione dei più puri valori cristiani un perfetto simbolo del Natale".

Alla fine, il video non lascerà l'Alto Adige e il Duomo del suo pomposo capoluogo: nonostante la pioggia di critiche, don Thomas Stürz conferma che verrà proiettato con l'apertura del mercatino, prevista per giovedì prossimo.

Ma chi è in realtà il bambinello new age? "E' semplicemente mio figlio", sorride Demetz, l'artista finito suo malgrado nella bufera. Lui, che arriva dalla tranquilla Val Gardena, voleva solo contribuire a creare un po' di spiritualità in mezzo agli sfavillii del mercatino di Natale. "Lo vogliono a Milano? No, questo video è stato concepito per Bolzano e lì deve rimanere". Tanto, c'è da giurarci, la fila dei turisti curiosi che si riverserà in duomo è già garantita.

(26 novembre 2006)

 

 

                            NATALE   CON    ADRIANA    ZARRI    ANNO  DOMINI   2010

 

Natali sublimi

impressi nella mia mente,

a Crotte di Strambino,

vissuti intensamente,

nell'adorare Te, bambino

appena nato,

amante appassionato

del mondo che redimi.

 

Da Te, Dio uno e trino, in un amoroso girotondo,

mi lasciavo vezzeggiare, eri così giocondo,

mi facevo fare tante coccole,

Ti guardavo e andavo in brodo di giuggiole.

 

Pane consacrato,

nel tabernacolo della mia piccola cappellina,

eri il mio cibo prelibato,

così palpabile,

friabile,

nel cenacolo della mia vecchia e rustica cascina.

 

Mi cullavi fra le Tue braccia poderose,

che sostengono il mondo con tutte le sue cose,

dentro di Te non ero più confusa,

ci facevamo morbide fusa.

Con gatta Arcibalda eravamo tre gattini,

giocavamo tutti e tre in giardino, come dei bambini.

 

Finito il tempo delle nostre giocose attività,

Tu rientravi con mesta serietà,

con sembianze al contempo umili e maestose,

nella fredda grotta della natività.

 

Allora entravo in punta di piedi nel Tuo presepe

e mi inginocchiavo accanto a Te su di una siepe,

d'erba della mia erba,

sentivo sulla Tua carne il freddo e il gelo,

non eravamo coperti neppure con un velo,

ci lasciavamo riscaldare dal bue e dall'asinello,

il loro fiato era il nostro unico scaldino,

ché tutte le mie stufe eran ridotte al lumicino,

 

Restavo abbarbicata alla mia roccia,

avvinghiata a Te e ad ogni Tuo e mio  fratello

in un affannoso abbraccio universale,

sbocciato dal nostro amplesso sacramentale.

 

 

Eravamo ambedue nudi come vermi,

ma tanto vicini a molti infermi

o spiritualmente inermi.

 

Nella mia nudità

mi lasciavo ricoprire

della Tua divinità,

che dal mio amato eremo volevo offrire

all'intera umanità,

dentro un raggiante e sfavillante ostensorio,

bagnandola con le Tue lacrime

in cui avevo intinto l'aspersorio.

 

Ti stringevo fra le mie braccia, le Tue membra eran leggiadre,

volevo provare l'ebbrezza spirituale di Tua madre.

 

Vi pensavo da laggiù

e discoprivo in voi Gesù,

in ogni vostra buona azione

sperimentavo la Sua resurrezione.

 

Siamo tutti attorno al vero presepe, in contemplazione,

ove dischiuso si è un mistero alla nostra comprensione,

lasciamoci guidare dove egli vuole,

così il nostro cuore più non duole.

 

Lui desidera che fra voi non regni alcuna divisione.

Credenti e non credenti nutrano gli stessi sentimenti.

Vi sono molte vie per cercare insieme

quello che per tutti è lo stesso vero Bene,

 

La luce sprigionata dalla Sua presenza

sciolga le catene, a cui è imprigionata la coscienza,

Lui il vero amore lo misura con la libertà,

non con il timore e la cattività.

 

Gesù è il vero sovrano

e racchiude tutto lo scibile umano.

 

Non tollera restar per sempre recluso in una grotta

non ha per niente una mentalità bigotta,

né sopporta di esser guardato a vista,

Lui è veramente un avanguardista

e pretende di essere a tutti liberamente dispensato,

prorompendo come un fiume in piena

dagli angusti ovili,

dove viene trattenuto a malapena,

è maggiorenne e vaccinato,

per entrar da solo nell'amato cortile dei Gentili.

 

 

Il Suo è il manifesto dell'amore

e disdegna un seguito di tiranni,

che, vestendosi coi Suoi panni

e mettendosi un copricapo col pennacchio,

ne fanno uno spauracchio che semina terrore.

 

Riccardo Sante Maria Fontana

 

 

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T
Mi scusi ancora, signore. Una domanda: ma lei è un prete o un adepto incaricato dal vescovo? No, perché, sa, lei rispose pochi giorni fa ad amico mio che Gesù lo avrebbe accolto nella via. Se lei, caro signore, è un apostolo di Gesù, la prego di riferire al parroco quanto segue: "Pietro, ma tu mi vorrai sempre bene anche quando un bambino ti tirerà, strattonerà con una corda?". E' tutto. Certo è che il mondo odierno è proprio come un bambino e la Chiesa si lascia trasportare qua e là da qualche lucchìo. Va bene papa Francesco, ma dopo ce ne saranno ancora altri come lui? Firmato: Un topolino che nell'oroscopo cinese potrebbe essere del 1972, oppure del 1960, ma di sicuro non del 1984.
Rispondi
T
La sua poesia, signore, è molto bella. Purtroppo io non sono più in grado di pregare. Sono malato. Ciò che potrei scrivere qui, è qualche brano di vita forse spesa nella mia modesta carità, ma io non so se Dio è veramente amore. Vedo il mondo che va a rotoli, ci porta via, lascia che tutto ciò sia. Questo Santo Natale vedrà molti spiriti intorno a una greppia: non arderanno solo mille e mille candele nella notte di veglia, ma essi saranno la voce più dolce di un'umanità che non si è fatta avara. Io, quando ci entro in una chiesa, lo faccio come un turista: vedo quanto di grande c'è e c'era nell'animo delle genti che la eresse, la decorò, la ornò, ma la sento un po' vuota, e, in quel vuoto, ci sono anch'io, che nulla sono in definitiva. Di solito scaccio il pensiero che i papi del passato la vollero per dimostrare con essa un prestigio, mentre collezionavano quadri come a Villa Borghese, ci facevano un bel museo nella loro villa lontana dai rumori delle strade di straccioni e dall'afa...
Rispondi
N
Grazie del complimento.Quando composi questa poesia,credo fossi ispirato dalla stessa Adriana Zarri, di cui a quell'epoca (2010) sentivo la voce interiore. La composi afferrato dalla pietas che sentii per Adriana Zarri, che vedevo, sola, nella sua cascina di Crotte di Strambino, a cui dovevo tanta gratitudine per avermi aiutato ad entrare in me stesso attraverso di lei. Rivissi grazie a lei addirittura il parto, con cui mia madre mi mise alla luce. Fu quindi per me una rinascita.<br /> Anch'io non sono più in grado di pregare. L'unico collegamento che ho con la Chiesa è l'ansia di vedere il perdono per Padre Gino Burresi, accusato di pedofilia, per il quale ho creato una petizione a Papa Francesco. Bisogna sentirsi di fare quello che ci suggerisce la coscienza e se la tua coscienza non ti rimprovera la mancanza di preghiera, non crucciarti inutilmente. Dio, se esiste, ama i coraggiosi, non i bigotti o quelli che pregano solo per paura. Anche io mi domando se Dio sia veramente amore. Potrei dire che quando amiamo, Dio è amore e quando odiamo Dio è odio.Ma anche l'odio è un sentimento forte come l'amore e a volte l'odio è una nostra difesa dalle sofferenze. Per non soffrire la mancanza di una persona, ci convinciamo della sua cattiveria o cerchiamo con lei il litigio per distaccarcene più facilmente senza soffrire.. Non sono un prete e se lo fossi sarei già stato sospeso a divinis, perché io, per mia natura, sono ribelle ed eretico nella ricerca di nuove vie diverse da quelle tradizionali.<br /> Considera la tua malattia come una compagna amica e non come una nemica. La compagna della tua vita, un po' invadente ed assillante, senza la quale forse non sapresti vivere. Quando la malattia si sentirà da te accettata, vedrai che se ne adrà per andarsi a cercare un altro compagno. I miracoli delle guarigioni avvengono in noi stessi e noi ne siamo gli artefici. Se Dio esiste è dentro di noi e non fuori.<br /> Riccardo Fontana
C
Frammento (1993)<br /> <br /> Un grido non si spiega, ciò mi divora<br /> negli accesi silenzi della notte:<br /> soltanto questi vorrebbe esserti accanto,<br /> come lacrima che freme nell’universo.
Rispondi
G
Come un soffio (1994)<br /> <br /> Da mane a sera quanta fatica in segheria!<br /> A Meduna di Livenza non mi serviva<br /> più l’orologio: ormai, a colpo d'occhio<br /> riconoscevo l'ora guardando il sole<br /> nel suo giro. Il frutto dei miei sudori?<br /> Un milione, che potevo anche investire<br /> in yen, dati i giochi di Borsa.<br /> Non l'ho sperperato in stravizi,<br /> seppur è svanito tutto in un soffio,<br /> dileguandosi nel nulla come fioccosa<br /> cenere di un canto fossile. Ah, me<br /> che voleva andare in Amazzonia,<br /> che cosa ne ha fatto nella sua follia?<br /> Per un anno intero sosterrà una<br /> piccola carioca di nome Jessica<br /> - nata tra povertà e indigenza<br /> ai bordi dei grattacieli di chi non<br /> conosce che una sola dèa: Mammona-;<br /> un'innocente creatura raccolta<br /> da missionari per strada. E ora<br /> che mi sono licenziato, così smagrito<br /> e per giunta con poche lire, mi sento<br /> stranamente felice e orgoglioso.<br /> Ma cos'è per me la felicità,<br /> se non un orsacchiotto bianco<br /> da lanciarsi sempre più in alto<br /> (a meno che non finisca sul tetto<br /> della tua infanzia terribile!).<br /> <br /> La buonuscita dal divorzista (2002)<br /> <br /> E tu vorresti bell'assegnino<br /> senza avermi voluto dar un bimbino?<br /> Riguardati, gattina cara,<br /> ti si è spezzata un'unghia!<br /> <br /> Nelle mie preghiere (2008)<br /> <br /> E come potrei dimenticarmi di te,<br /> Marta, avendoti cara da quella sera<br /> in cui recondita armonia mi giunse<br /> dalle tue quiete lontane stanze!<br /> Sì, certo: componevo al pianoforte,<br /> allora, ricomponendo i pezzi<br /> dell'anima mia affranta (e di giovane<br /> inquieto Werther), ma il sussurro<br /> del tuo flauto fugò i miei pensieri...<br /> In Via Piantarose, ai vetri fioccava<br /> in un “Sehr langsam” schoenberghiano,<br /> e, sfogliandosi rose celesti, angelica<br /> visione, tu mi apparisti: fruscìo<br /> di seta, sulla scala subito sparisti!<br /> Sotto l'ala dell'intensa oscurità,<br /> ora, come a fili di pioggia, si fa<br /> grigia la mia finestra aperta sui bei<br /> ricordi di te. Dio! Ma perché, perché<br /> più non ci sei, Marta, a bordo della nave<br /> della vita, solcando quest'oceano<br /> del tempo?? Mi ripeto che tutto<br /> è così assurdo, assurdo in tale<br /> universo ardente e gelato, ialino<br /> e limitato, ove nulla è possibile,<br /> ma tutto dato. Nelle mie preghiere<br /> v'è un angolo verde per un fior come te.<br /> <br /> Rivolto al S. Spirito (2008)<br /> <br /> Perché non li si taccia di empietà,<br /> o Spiro che Domineddìo forgiò<br /> più prezioso della lama di Ophir,<br /> in preda al tormento e all'estasi?<br /> Apri cuori come il mare di Mosè,<br /> varca la soglia del nostro nulla<br /> e conducici sulle vie del Vero.<br /> Prego nel martirio dei santi<br /> quaranta in Oriente, alla calca<br /> di esaltati dagli aguzzi denti.<br /> Oh, dammi la divina pazienza<br /> al sangue che grida dalla terra,<br /> fa' di me ardente strumento!<br /> Non si sentenzi sull'Eterno.<br /> <br /> Via dalla pazza folla (2008)<br /> <br /> Via dalla pazza folla,<br /> un'esigenza; come forbice<br /> reciderò mai geometrie<br /> di questo strano malessere<br /> di non appartenenza?<br /> Di uomini vuoti è<br /> purtroppo fatto questo<br /> nostro mondo di cose trite,<br /> alle apparenze si affeziona il cuore.<br /> Come tutto passa, cangia e si muore!<br /> Ciò che cerco trovo solamente<br /> in fondo alle perdute cose:<br /> e sono i sentimenti appassiti<br /> del mio tempo e il desueto senso<br /> del decoro. Ma dove il non-essere<br /> si avventa l'insensatezza si avvena;<br /> l'opporsi a ciò può sembrar pazzia.<br /> <br /> Do.mib.solb.sibb.reb.fab.labb (2009)<br /> <br /> O sensi miei di un afflato fulgente<br /> che giunge dalle più oscure pieghe,<br /> che sia già primavera? Nelle vene<br /> sento la danza di un'ape che racconta<br /> di un rinascimento quasi nell'aria.<br /> In mezzo alla gente mi credevo solo,<br /> come prosciugato nel cuoricino,<br /> questa coscienza e quadrante di sogni<br /> lastricati d'utopie, tuttavia, nella selva<br /> dei miei pensieri, ora non si rinnova<br /> il dubbio e la sua spada, i silenzi<br /> non sono senza spessore arcobaleno.<br /> E mi elevo oltre il piano malfermo<br /> delle apparenze, con un batticuore<br /> di fiduciosi rintocchi nel prossimo.<br /> Certo, quant'amaro masticato a fatica,<br /> quanto asfalto consumato meditando<br /> su tutto ciò che si compì nel Novecento,<br /> nel cerchio d'un secolo imperfetto, ma...<br /> Ma nella sobrietà religiosa del mattino<br /> color zafferano, mentre albica la brina<br /> su pascoli d'Abruzzo, ecco una lode<br /> tutta mia alla vergine Maria che rivestì<br /> di carne sia luce divina che profezia,<br /> schiacciando una testa triangolare<br /> che si snoda in una pelle a mosaico.<br /> <br /> Anti-poesia (2009) A Ana Sofia<br /> <br /> Ho immaginato l’improbabile colloquio<br /> tra gli incas e l’ammiraglio cinese Zheng<br /> He di lontano medioevo: mentre l’ombra<br /> delle nubi scivola leggera nella vallata,<br /> “Manchou Pyang-chou?”, chiede l’uno,<br /> “Sì, Machu Picchu!”, rispondono altri.<br /> Solo la bussola dei sogni a occhi aperti<br /> ci può condurre in strane profonde acque,<br /> dove il sole di mezzogiorno si annorda,<br /> anziché proiettarsi a sud. La Strada Reale,<br /> allora, poteva sembrargli cosa magnifica,<br /> e lo era sicuramente, perdendosi fino<br /> alle vette del condor: percorsa di corsa<br /> da staffette, pesce fresco o un messaggio<br /> fatto di cordicelle arrivava ben presto lassù.<br /> Ma fu Cristoforo Colombo a scoprire<br /> l’America, si sa, non l’Impero del Drago,<br /> benché storicamente questo si sia spinto<br /> fino all’India e al Golfo Persico, cosa<br /> che pochi sanno. Ben magra consolazione<br /> sapere di non sapere! Se non ci fossero<br /> stati dei banchi di aringhe nell’Atlantico,<br /> né città satellite per gli approvvigionamenti,<br /> né il miraggio di favolosi tesori, uomini<br /> senza storia non sarebbero circonfusi<br /> di tanta gloria, avendo distrutto più civiltà<br /> e persino convertito gli indios a fil di spada:<br /> questa, l’anti-poesia del Vecchio Mondo.<br /> <br /> Davanti a una “masharabeja” (2009)<br /> <br /> Quante donne trattate da schiave,<br /> quanta soavità ripagata con pugno<br /> di ferro! Vi è un tesoro nascosto<br /> dietro il paravento intarsiato: e son <br /> fiori gentili che ascoltano in silenzio.<br /> E a loro dovrebbe essere aperto<br /> il cuore, come un sacro libro,<br /> e ogni libro aperto al loro furor<br /> sacro di vedersi negato più<br /> d'un diritto, dai tempi antichi.<br /> <br /> Così sia scritto (2011)<br /> <br /> “Rosee le braccia dell'aurora”, ebbe cantato Omero;<br /> blande le mani del dio Aton, si evince da superstite<br /> bassorilievo egizio; “dolce la luce” in un salmo di re<br /> Davide. Dovunque si viva e si muoia per una buona<br /> causa, grande la verità, durevoli i suoi effetti.<br /> Così oso dirlo con parole del savio Ptah-hotep,<br /> che fu vissuto come prefetto sotto il faraone Isesi.<br /> Ma esseri abietti li indico, io, coloro che credono<br /> la Parora di Dio una ragione da firmarsi col sangue<br /> di una novella Ipazia. Branchi di lupo ci sono in giro,<br /> vestiti da agnellini e caprette, ma la loro cruda fame<br /> non è la mia stessa. Così sia scritto, proprio così!<br /> <br /> Rune e bruma (2011)<br /> <br /> Gli atti in Dio, lettera morta?<br /> Disilluso, da tutti e da tutto<br /> Molto deluso, anch’io so: di rettitudine<br /> Ci si scorda presto e ogni parola <br /> Sussurrata a santo Nume presto<br /> Si tramuta in bestemmia, come mai<br /> Fossimo stati innamoratati di trasparenze. <br /> Rune e bruma abitano terre brulle.<br /> <br /> La forosetta (2011)<br /> <br /> Qui, o Cielo, io vorrei che una carezza<br /> abitasse le mie notti: un sogno bello,<br /> sì, vorrei, e che durasse tutta una vita.<br /> Oh Cielo, come lo vorrei! Vorrei…<br /> Vorrei cingergli spalle di giglio,<br /> che l’attimo di noi soltanto perdurasse<br /> non condannato a quell’evanescenza<br /> che è sorella del miraggio e della eco.<br /> O Agna, nella mesopotamia incerta<br /> tra Padova e il Po i nostri sogni<br /> sono d’aria fresca. Ogni mio callo<br /> conosce la zolla di una terra avita,<br /> tra i gonfi spettri dell’orto mi aggiro<br /> ora come cerbiatta spaurita. Spio<br /> il mondo nell’offrirsi e nel negarsi<br /> all’amore, il sempre vivo di ogni niente.<br /> A uno a uno, milioni di milioni<br /> divergono da una stessa iniziale scintilla<br /> e l’uomo, pesciolino infarinato di scienza,<br /> si perde nell’enigma dell’esistenza.<br /> Nel susseguirsi di ritmi tormentati<br /> e più gioiosi, la vita è un dribbling<br /> tra ostacoli, che ti possono mandare<br /> in pallone. Il sole nero del malanimo<br /> inaridisce ogni bella pagina in cui egli<br /> scrive il suo destino. Sulla soglia<br /> del mio casolare sosto, di fronte ad astro<br /> falcato e sapiente guardo quei salici<br /> laggiù, che, nel voler sostenere un peso<br /> maggiore di loro, piansero piegando<br /> le frondose braccia. Noemi, il mio nome.<br /> In cucina la mia cena è un fumo<br /> di illusioni: da quando mamma<br /> è morta so ubriaco mio padre in soffitta,<br /> dalla pancia sì larga come il Monte Grappa,<br /> che sgola quella Nardini e la tiene cara<br /> come una sacra reliquia. Scosto la tenda:<br /> c’è sempre una finestra aperta sulla fine<br /> del mondo. Il vento della sera è prigioniero<br /> del mio sogno di libertà, tra le rughe<br /> insaziabili dello specchio paio proprio<br /> l’Incompiuta in si minore di F. Schubert.<br /> Dio perdoni il mio veleno! Tra queste<br /> mura oscilla impiccato il pendolo<br /> nella sua cassa. Dove impreca il tuono<br /> vorrei tanto raccogliere un sasso,<br /> fiondarlo con rabbia nel canale di cerchi<br /> concentrici che già si smembrano<br /> nel malinconico buio di una piova<br /> d’autunno e, di lato all’angoscia<br /> del mio microcosmo, galleggerebbero<br /> allora foglie e i miei versi di sedicenne<br /> che forse mai troverà l’anima gemella,<br /> né consolazione né protezione alcuna<br /> contro una vita spenta e così grama.<br /> <br /> Cadavere di pioggia (2011)<br /> <br /> Brulle montagne<br /> curvano la schiena<br /> dove sprofonda<br /> iride solare, ride<br /> al vento una criniera<br /> d'alfana aprendo<br /> le porte alle stelle,<br /> vene colme di vita.<br /> Erranti rossi velari,<br /> estatico ramarro<br /> abbarbicato sul vuoto.<br /> Cadavere di pioggia,<br /> sta l'amore flagellato<br /> alla colonna di marmo,<br /> le pupille delle dita<br /> torte dagli spini<br /> tastano un angolo<br /> asciutto del pensiero.
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