Overblog Tutti i blog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

Pubblicità

ADRIANA ZARRI : ALLA FONTE DEI GAY NEL DESERTO

 

 

http://gruppodelguado.blogspot.it/2013/07/ricordando-adriana-zarri.html

 

 

Adriana
 
Adriana Zarri è sempre stata un'amica del Guado: ha accettato due volte di lasciare il suo eremo in Piemonte, per venire da noi a parlarci della sua esperienza di fede; ci ha accolto nella sua casa e ci ha offerto la sua ospitalità; ha sempre difeso il nostro tentativo di conciliare la condizione omosessuale con l'esperienza di fede al di là del doppio disprezzo con cui viene guardato da chi, nella Chiesa, non ama l'omosessualità e da chi, nella comunità omosessuale, non ama la Chiesa.
Per questo abbiamo deciso di dedicarle questa breve antologia di scritti. Per averla sempre con noi e per ascoltare sempre le sue parole sagge e piene di Fede.
 
 
Testamento


Questo è l'epitaffio che Adriana Zarri ha scritto per se stessa.
 

Non mi vestite di nero: è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco: è superbo e retorico.
Vestitemi a fiori gialli e rossi, con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi e sulla croce, la tua resurrezione.
E, sulla tomba, non mi mettete marmo freddo con sopra le solite bugie che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra che scriva, a primavera, un’epigrafe d’erba.
E dirà che ho vissuto, che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo, uniti come due bocche di papaveri.
Adriana Zarri
 
Lettera alla mamma di un giovane omosessuale

Gentile Adriana, sono una mamma angosciata che chiede a te una parola di conforto e un consiglio. Per via indiretta, attraverso alcuni amici, sono venuta a conoscenza di una realtà terribile: mio figlio è omosessuale. Lui non sa che io so e io mi pongo tanti interrogativi. Come comportarmi? Parlargli? Proporgli una cura? E’ possibile guarirlo?
Antonietta
 
Cara Antonietta, forse suo figlio non le parla perché avverte la sua angoscia, fondata su pregiudizi che dovrebbero essere superati. L'omosessualità non è una realtà terribile né, tanto meno, una malattia da curare. Perciò, se dovesse parlargli, si guardi bene dall'indirizzarlo verso ciò che lei chiama “normalità”. La normalità di suo figlio è la sua struttura psicofisica omosessuale: se volesse forzarla, tradirebbe la sua identità.
Ma, per il momento, ogni discorso è prematuro.  Prima lei deve superare i pregiudizi che vedono nell'omosessuale un malato, un degenerato. No: l'omosessuale è semplicemente una persona che ha una sessualità diversa da quella numericamente più diffusa. Non per questo è un anormale: la normalità non la si stabilisce in base a calcoli statistici di maggioranza e minoranza. Ciascuno ha la propria normalità che non va stravolta, ma accettata e valorizzata per quella che è.
Suo figlio è una persona che ha pari dignità di un eterosessuale, io conosco splendidi gay, ho, tra di loro, amici carissimi di cui apprezzo la sensibilità e la levatura interiore.
Quando lei avrà superato i vecchi luoghi comuni e avrà maturato stima e considerazione per questo tipo di sessualità, forse suo figlio lo avvertirà e le parlerà. Se, invece, non dovesse parlarle non le consiglio di forzarlo. Forse potrebbe prendere il discorso alla lontana, affrontando, con serenità, l'argomento, senza riferimenti personali. Tenga presente che anche suo figlio potrebbe essere prigioniero dei suoi stessi tabù e nascondere la sua situazione per un senso di vergogna che non ha motivo di essere, ma che è ancora alimentato da una certa cultura.
L'omosessuale si sente ancora emarginato, mentre avverte fortissima la necessità di accettarsi e di farsi accettare. L’accettarsi è l'inizio del suo equilibrio. In questo, se riuscirete a parlarvi, lei potrà aiutarlo.
Oltre ai pregiudizi di cui s’è detto, un'altra difficoltà, per i credenti, è costituita dalla posizione della Chiesa che, pur avendo compiuto molti passi in avanti, non è ancora abbastanza aperta. Il riconoscimento della situazione omosessuale può portare a una convivenza e a un rapporto di coppia gay: cosa che pone ancora molti problemi alla gerarchia ecclesiastica. Se questo anche per voi è una difficoltà, potrete trovare appoggio nei vari gruppi di omosessuali credenti che esistono da varie parti. Vedo, signora Antonietta, che lei abita a Milano dove ci sono almeno due gruppi che fanno un serio discorso di fede: il Guado e la Fonte. 
Spero di averla rasserenata e auguro a lei e a suo figlio di vivere nella pace, fedeli ciascuno alla propria identità che risponde al disegno di Dio su di voi.
Adriana Zarri
Il Guado 68 (1999)
 
Documenti
 
La risoluzione del Parlamento europeo che riconosce alle coppie di fatto gli stessi diritti delle coppie tradizionali, nonché le polemiche innescate dalla pretesa vaticana di impedire le manifestazioni romane del Gay Pride durante l'anno giubilare, hanno riportato in primo piano il problema dell'omosessualità nei suoi difficili rapporti con la chiesa. Inoltre, per una coincidenza non so se casuale o intenzionale, sono usciti due documenti di un notevole interesse.
Il primo è prodotto in casa nostra da un'associazione di omosessuali credenti di Torino denominata Davide e Gionata in riferimento al legame tra Davide e il figlio di Saul, il cui affetto era più dolce di amore di donna. Difficile dire se l'espressione che la scrittura mette in bocca a Davide alluda a un rapporto omosessuale. In tal modo, comunque è stato inteso dal nostro gruppo, e non senza una certa legittimità poiché la cosa non si può affermare con certezza ma neanche con certezza escludere. Ora gli aderenti all'associazione Davide e Gionata hanno scritto una lettera ai vescovi del Piemonte e della Valle d'Aosta nella quale esprimono la propria sofferenza nel sentirsi rifiutati. La lettera non ha avuto, fino a oggi, risposta; ma, poiché la sua pubblicazione è abbastanza recente, c'è ancor spazio per l'attesa e la speranza.
Chi invece ha, credo per primo, l'iniziativa è il vescovo di Innsbruck che ha dato vita a un organismo specifico sulla pastorale degli omosessuali. Il gruppo di studio, altamente qualificato, dopo due anni di lavoro, ha pubblicato un documento di grandissimo interesse. In esso si prendono in esame le condanne bibliche dell'omosessualità, frutto di condizionamenti storico-culturali e si lamenta l'atteggiamento del magistero ecclesiastico. Ampio spazio è dedicato allo studio delle scienze umane le quali «permettono di afferrare, senza ombra di dubbio, che l'orientamento omosessuale va considerato, accanto all'eterosessualità, una condizione basilare della sessualità umana», condizione che «non ha nulla a che vedere con la salute o la malattia, con l'anomalia o la perversione. Essa va quindi accompagnata, senza tentare di modificarla, liberandola da sensi di vergogna o di colpa. (...) Le unioni stabili delle persone dello stesso sesso dovrebbero essere pubblicamente riconosciute come forme di vita specifica e dovrebbero essere giuridicamente protette».
«L'accettazione e l'accoglienza dell'essere umano da parte di Dio non dipende dal suo orientamento sessuale» termina il documento: un gesto esemplare di dialogo, di competenza, di pacificazione. 
 
Adriana Zarri
Avvenimenti del 10 Maggio 2000
 
Pubblicità
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post