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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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ADRIANA ZARRI : PASQUA, L'ATTESA NON VERRA' DELUSA

 

 

 

http://robertognan.blogspot.it/2008/12/adriana-zarri-dodici-lune.html

 

 

 

Adriana Zarri, “Dodici lune”

 

 

 

Non ho mai amato la retorica morbida del “cammino per il cammino”.
Il cammino è per l’arrivo, ed io amo la gioia solida del porto:
approdare, giungere, concludere.
Eppure so bene, e sperimento, che c’è una gioia propria dell’andare,
dell’attendere e protendersi: l’aspettativa, la speranza.
Se il nostro porto fosse chiuso, limitato dai moli,
questa gioia, attraccando, cesserebbe.
Ne inizierebbe un’altra, però la prima sarebbe persa.
Invece il nostro porto è in mare aperto.
Nella scoperta inesauribile di un Dio infinito niente finisce.
La gioia dell’attesa non si spegne ma si riaccende ad ogni approdo,
ed ogni passo che avvicina discopre più vaste lontananze.
Noi approdiamo sempre, noi ripartiamo sempre,
e la gioia del camminare e dell’attendere
si salda con la gioia dell’arrivare e possedere.
Corsa e riposo, riposo e corsa;
attesa ed estremo esaurimento, esaurimento e nuova attesa
si avvicendano, in un dilatarsi senza fine.

Adriana Zarri, “Dodici lune”
 
 
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