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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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ADRIANA ZARRI : SONO COSI' FELICE DI ESSERE AL MONDO

 

 

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/04/12/non-ubbidite-quel-vescovo.html

 

 

' NON UBBIDITE A QUEL VESCOVO'

 

ROMA - "Se io fossi uno dei parroci dell' Aquila, non consegnerei mai al vescovo la lista degli aborti rivelati in confessionale...". Il cardinale Silvio Oddi, ex prefetto della Congregazione della fede, passa per un "duro": ha fama di conservatore intransigente e un piglio da inquisitore medievale. A ottant' anni suonati, sguaina la grinta di un ragazzo. Ama parlar franco, Sua Eminenza. Non spunta le frecce che regolarmente scaglia contro i più svariati generi di "peccatori". L' ultimo assalto è stato contro le case alle coppie gay assegnate dalla giunta di Bologna. Ma se l' è presa anche con Benetton per quel malizioso bacio tra il prete e la suora sui manifesti pubblicitari. Gli emiliani, che ballano invece di pregare, e soprattutto abortiscono e non fanno più figli, sono tra le "vittime" preferite dai suoi fulmini. Ma l' iniziativa di monsignor Mario Peressin, arcivescovo dell' Aquila, quella no, proprio non gli è piaciuta. L' elenco, sia pure anonimo, dei "peccati d' aborto" sussurrati al confessionale, gli pare un' operazione inopportuna. Un passo falso, in una situazione "molto delicata". Già tre mesi fa, infatti, la diocesi abruzzese rimbalzò sulle cronache per un controverso "monumento ai bambini mai nati". Un' urna collettiva per i feti degli aborti, inaugurata in gran pompa nel cimitero aquilano. Il papa, invitato, dichiarò di avere altri impegni. Ma non mancò un entusiasta Zeffirelli. L' ex sindaco ammise anche l' esistenza di una lista, conservata in municipio, di nomi di donne che avevano legalmente interrotto la gravidanza. Tutto in regola, alla fine fu chiarito. Ma la faccenda sollevò comunque le ire di femministe vecchie e nuove, allarmate per il sospetto golpe alla privacy. Tutto in regola, anche questa volta. Almeno "formalmente". Nessuna legge vieta, infatti, all' alto prelato aquilano di sapere quante donne abortiscono nella sua diocesi. Di avere un "borsino" senza precedenti di quello che è peccato per la Chiesa, lecito invece per la legge dello Stato. Ma è anche vero che nessun codice obbliga i parroci a rispondere all' invito, e dunque a comunicare il giovedì santo, come ha chiesto monsignor Peressin, l' insolita statistica. "Appunto, obblighi non ne esistono - incalza il cardinale Oddi -. Un vescovo, per la sua pastorale, può indagare nella vita del suo gregge. Ma fino a un certo punto. Guai a pubblicare nel bollettino della diocesi quelle rivelazioni strappate al confessionale, anche se si tratta solo di cifre, mai di nomi. Nelle parrocchie di campagna, sarebbe troppo facile dai numeri risalire all' identità delle donne. Non credo - osserva Sua Eminenza il cardinale - che monsignor Peressin, di cui sono amico da anni, voglia sfidare nessuno o ingaggiare particolari campagne anti-abortiste. Di sicuro, però, la sua richiesta può sollevare un inutile vespaio". L' aborto, in ogni caso, è un chiodo fisso del prelato aquilano. Nei mesi scorsi, Peressin fu anche contestato da una fronda di 27 parroci per via del suo governo "troppo autoritario" della curia, e per certe spregiudicatezze finanziarie nella compravendita di immobili. Proprio uno di quei parroci "nemici", adesso difende il suo vescovo e fa sapere che, lui, la lista la presenterà. Un altro afferma di non aver avuto nessuna "confessione", ma se capitasse non ci troverebbe nulla di strano nel riferirla. L' aborto, assieme alla profanazione dell' ostia e alle molestie sessuali dei sacerdoti, è ancora un "peccato riservato". L' assoluzione, cioè, può venire solo dal vescovo. Salvo deroghe, come in questa vicenda. "Il 5 gennaio del ' 91 - spiega don Demetrio Gianfrancesco, portavoce di Peressin e responsabile del bollettino diocesano - fu emesso un decreto che delegava il perdono, dato il moltiplicarsi del peccato. Prima i fedeli dovevano attendere la benedizione del vertice della curia, oggi invece possono tornare subito a casa in pace. Si stabiliva inoltre una penitenza grave, non le solite cinque Avemaria: un pellegrinaggio a un santuario, la diffusione di testi antiabortisti, la privazione di dolci, sigarette e divertimenti. Dov' è mai lo scandalo? - si stizzisce ora don Demetrio - del resto, era implicito nel vecchio codice canonico che per assolvere bisognasse informare il vescovo. Dunque... Su questa storia s' è fatto fin troppo chiasso". Il bilancio di un anno di aborti, monsignor Peressin spera di tirarlo il giovedì di pasqua. Ma si intuisce un certo imbarazzo in curia. L' esito del sondaggio è incerto. L' atmosfera è livida. Rispuntano fantasmi di sempreverdi steccati. Anche fra i cattolici, oltre che fra i laici, si fanno largo le perplessità. La teologa Adriana Zarri, per esempio, giudica "del tutto negativa" la schedatura di monsignor Peressin. "Spero che i parroci si rifiutino di parlare. Mi pare che l' iniziativa del vescovo sia leggermente terroristica, e molto infelice. E, guardi, io sono fermamente contraria all' aborto. Sono così felice di essere al mondo... Però ho difeso la legge 194, che non è una legge ' abortista' , non incentiva la rinuncia a far figli. Nessuno, d' altronde, in Italia si è mai dichiarato favorevole all' aborto. Neppure Pannella".

di MARINA GARBESI

 

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