Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
http://www.scuolantibagno.net/Le_Lezioni/LezioniPdf/2010-11-Lezione-30.pdf
https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/04/17/72-la-faccia-nascosta-della-luna/
La faccia nascosta della luna
Quante cose hai capito, tutte in una volta. E’ un suono di campane che arriva all’improvviso e ti ricorda tante cose, tutte in una volta, come quando correvi e una forza ti spingeva, ti faceva passare tra la gente ignaro di tutto, eccetto che l’amore. Una canzone: parlava della luna; hai messo e rimesso la cassetta, ma lui sopportava, con pazienza. Facevate su e giù, di fronte al palazzo pieno di archi; parlavi, parlavi, ti stupivi tu stesso delle cose che dicevi, e mai una volta che t’avesse interrotto: sorrideva, come uno degli archi in cui passava e ripassava il vento, la tempesta perfetta della tua esistenza, quasi fosse normale perdersi nei sogni, nella faccia butterata della luna, nei brillanti delle stelle che qualcuno aveva appeso lassù, per ricordarti di un tesoro che ancora trascuravi; o quando vagavate in riva al lago e ti sentivi male, ti mancava il terreno sotto i piedi, ti assaliva l’impressione di dissolverti; intuivi che era tutta una questione di coraggio, di lanciarsi senza più esitare, buttati! è fredda! Amavi la luna: che cosa ricordava? che cercavi lassù? che cosa immaginavi di trovare nella parure scintillante delle stelle? Una luce, una luce; dottore, che cos’ha? lo diranno le analisi. Non ti eri mai sentito così male: era come se il cervello evaporasse, come si aprisse un buco in mezzo al cuore; stai tranquillo, fermati un momento, non c’è nulla da temere; il lago è uno schiaffo d’acqua sulle guance fredde, ma basta che ti guardi, che sorrida; ve l’ho detto, non sappiamo, vi terremo informati; dove m’hanno portato, perché m’hanno staccato così presto? dov’è, dov’è mia madre? E’ possibile sentirsi così male e poi guarire senza alcun motivo? Sì, è qualcosa che perdi e ritrovi all’improvviso, senza sapere cosa sia; la metti un’altra volta, e lui fa fare, per chilometri e chilometri, chissà che risposta ti aspetti di trovare, nelle note. Quante volte hai rivolto lo sguardo verso l’arco nero della notte, provando a riconoscere le stelle – Arturo, Rigel, Aldebaran – per riuscire a dare un nome alla persona che da allora hai cercato in ogni donna, come se qualcuno potesse rimborsarti l’angoscia del distacco, convincerti che i vuoti si riempiono, le falle si riparano, e il lago potesse cambiarsi in un momento da schiaffo sulle guance irrigidite a carezza inaspettata, trasformarsi da perdita in presenza. Fermati, ecco, sono qui. Quante cose hai capito, tutte in una volta. E’ un miracolo, amico, vedere la faccia nascosta della luna.
Don Fabrizio Centofanti