Mi chiamo Roberto, adesso ho trent'anni e sono uscito da una comunità per tossicodipendenti tre anni fa, da ragazzo mi sono fatto travolgere e coinvolgere da amicizie poco raccomandabili diventando eroinomane; i miei genitori naturalmente hanno molto sofferto per la mia situazione. Mio padre in particolare uomo onesto e di sani principi provava vergogna nell’avere un figlio come me. Poco prima di uscire dalla mia comunità ero incerto se tornare a casa o cercare ventura in altri luoghi per paura della reazione di mio padre nei miei confronti, figlio ritornato dalla droga, per cui decido di scrivergli una lettera (...): "Caro babbo, so di aver sbagliato per aver avuto un comportamento così distante dai tuoi principi. (...) Vorrei tanto tornare per abbracciarti e per chiederti perdono ma non so se tu mi vorrai ancora ricevere e accogliere tra le braccia. Non voglio saperlo adesso, ti chiedo solo di mettere un nastro azzurro alla fermata del pullman vicino a casa nostra, così in quel caso io saprò di scendere o altrimenti continuerò la corsa fino al capolinea. Torno il 18 maggio. Ti abbraccia tuo figlio Roberto".
Il giorno fatidico esco dalla comunità e prendo il bus di linea che mi porta da Pisa a Pontedera (...). Mi siedo accanto a un ragazzo circa della mia età e ci scambiamo due parole di saluto, racconto tutta la mia storia (...). Eravamo quasi giunti a Cascina e improvvisamente gli chiedo un enorme favore giacché lui sarebbe sceso dopo la mia fermata: «Io non voglio guardare. Se vedi il fiocco azzurro, chiamami quando arriviamo alla fermata di casa mia». (...)Dopo una decina di minuti il mio compagno di viaggio mi chiama: «Roberto... guarda!». E io: «No... è troppo presto, non siamo ancora a casa mia. Non voglio guardare niente!". (...) Ma lui: «Roberto, guarda!». (...)
Decido di dargli retta. Noi eravamo giunti lungo il viale di Fornacette, non credevo ai miei occhi. Cominciai a piangere senza riserbo. Ogni albero che scorreva davanti a me era imbavagliato da un enorme fiocco azzurro.Con gli occhi gonfi di commozione e con il cuore imbevuto di emozione rivedo mio padre insieme a mia madre, alla fermata del pullman, a due passi da casa, con un lungo nastro azzurro che tendendomi le braccia mi bacia e mi abbraccia con tutta la forza posseduta.