Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Di nelsegnodizarri.over-blog.org riccardo s.m.fontana
http://www.tacartecontemporanea.it/?tac_catalogs=la-casa-dove
La casa dov’è? Da qualche parte nel regno delle case serre, delle costruzioni sghembe, delle abat-jour dipinte. Per aria o per terra. Sul soffitto, dove pendono aerei lampadari; tante case sospese dalle pareti nebbiose disseminate di insalate graffite più belle dei fiori. Sul pavimento c’è una serra, una specie di casa elementare e fuori contesto dove cresce l’insalata vera rispecchiandosi in quella finta che abbellisce le magiche lanterne dove cresce la luce. Tante case, in una stanza senza il cielo.Tra la costellazione di casipole dalle pareti di carta, con i disegni dell’insalata che stanno per aria e la serra dell’insalata vera sul pavimento c’è un nesso profondo, il segreto legame tra la terra e il cielo. Contiene forse la risposta impossibile alle domande inespresse che sempre ci sfuggono. Quel nesso è difficile da cogliere, il solo tentativo lascia fiorire un’inutile congerie di spiegazioni pretestuose. Meglio dunque abbandonarsi alle suggestioni! Sotto l’effetto di un presentimento, come una vaga risposta mancata, persa in un angolo inaccessibile del cervello. Perdersi dietro a quelle suggestioni senza spiegazioni forse produrrà un’esperienza estetica alternativa, sul filo continuamente spezzato di percorsi inusuali come labirinti, gli stessi che l’artista ama tanto disegnare e nei quali continua a perdersi e a ritrovarsi proprio come noi! Claudio Carli ha voluto dedicare questa mostra ad Adriana Zarri, una figura di teologa controcorrente che qualcuno ricorderà per averla vista, magari di sfuggita in alcune puntate di Samarcanda o per aver letto le sue Parabole su Il Manifesto. Ed è davvero interessante notare come alcuni incontri apparentemente dimenticati, in realtà rimangono come in sospeso, ad agire in profondità nel terreno del cuore, dei pensieri e dei ricordi, finchè un giorno quelle suggestioni hanno prodotto frutti inaspettati. Ogni tentativo di rendere conto di quei meccanismi interiori è sempre pericoloso e sostanzialmente sbagliato. Meglio dunque lasciare che siano i fatti a parlare.
Tutto ebbe inizio intorno al 1995, quando l’artista fu chiamato a realizzare un grande dipinto murale per ornare la piccola chiesa costruita all’interno della casa dove la teologa passò gran parte della sua vita. Un’esistenza quella della Zarri quasi monastica, costellata di preghiera, ma anche di pensiero e di scrittura, all’insegna dell’impegno civile e religioso. Bisogna fare attenzione però e non pensare alla sua vita come una clausura perché al contrario lei era piuttosto aperta alle persone e al mondo. Ne è testimonianza l’incontro tra l’intellettuale e l’artista, del quale pure rimangono solo poche lettere e foto; forse nemmeno più l’opera, oramai celata sotto la vernice candida della dimenticanza. Il ricordo però come un seme caparbio ha continuato a serbare la traccia intensa e quasi indelebile di quell’esperienza che Carli ha voluto trasformare in essenza d’arte, dotata di una forza potente come il soffio vitale che anima ogni creazione, che è come un miracolo, troppo spesso contraffatto dal desiderio di definirlo più che di comprenderlo, stabilendo coincidenze, forzose genesi e similitudini banali che ne distruggono la magia. Di certo l’incontro tra persone speciali è sempre foriero di occasioni e prodigi tanto che, nonostante il tempo passato i semi gettati in quegli incontri spesso tornano a germogliare, come se la memoria fosse una serra in cui la coltivazione del passato portasse a maturazione i suoi frutti, in modo inconsapevole quanto ineluttabile nel presente.
Anche l’arte è una serra in cui l’ispirazione rende il seme opera attraverso un lavorio del tutto simile ad un’elaborata preghiera laica. Così, spesso nel tentativo di conciliare l’arte con i ricordi si creano incroci imperfetti, complicati dal desiderio di creare frammisto a quello di onorare un ricordo facendolo rivivere. Per questo motivo Carli non ha tentato di ricordare la Zarri rendendola in effige, infatti sarebbe stato un errore perché in quel caso avrebbe solo realizzato una maschera funeraria, un simulacro algido e pretestuoso. Egli invece ha cercato di rendere percepibile, attraverso strane assonanze misteriose un nucleo di verità insinuato tra le opere e i ricordi; tra il desiderio di esprimere e quello di ricordare e comprendere, senza preclusioni o certezze. Forse è solo un’illusione ma mi è parso di cogliere delle affinità segrete tra le parole della Zarri – lette nelle lettere, nelle interviste e in molte delle sue parabole – e le opere germogliate letteralmente, spesso sotto i miei occhi, in un gioco di assonanze e rimandi seducenti che invece di spiegare mi confondevano sempre di più. Nel mio improprio tentativo di comprendere, e forse di condividere più che di spiegare, sono rimasto colpito soprattutto dalle parole contenute in una lunga lettera che la Zarri ha scritto a Carli, in essa ho creduto di rintracciare una specie di seme che deve essere cresciuto dentro l’artista fino a prendere la forma delle insalate, fino a diventare la mostra delle case per l’insalata.
In quella lettera del 1995 la Zarri parlando dell’opera che Carli aveva realizzato per lei, osserva: “… quello che, sulle pareti della mia piccola chiesa tu hai dipinto è insieme il Giardino dell’Eden e il giardino finale .” Dell’opera in questione ho potuto vedere soltanto alcune rare foto, fortunosamente salvate dal prolifico disordine dell’artista e forse da un caso ancora più forte del tempo. Bisognerebbe chiedersi se nella coincidenza tra il “giardino primordiale” e quello della “fine” la Zarri avesse annesso anche il suo di giardino, inteso quale corrispettivo terreno di quello dell’Eden, l’unico nel quale gli fosse concesso di fare esperienza del paradiso e perciò più importante di qualsiasi altro luogo potenziale. Il suo amato orto è un giardino reale e simbolico insieme, luogo di conoscenza ma anche di gioia e di possibile resurrezione.
Nel suo giardino - pensava la Zarri - avrebbe trovato il suo Paradiso. Sarebbe stato quello il traguardo cui giungere alla fine della sua esperienza di redenzione, l’oasi felice in cui forse nessuno avrebbe più corso il rischio della divina punizione, ovvero di un’eternità dolorosa all’inferno. Perché come scrive in una delle sue parabole: “… la resurrezione non invia l’uomo in un aldilà migliore, ma immediatamente riconduce l’uomo alla sua vita sulla terra, dove egli fa esperienza della redenzione.”
(Il Manifesto, 1° marzo 2008)
Ma torniamo alla mostra e cediamo alla tentazione di capire se è stato il giardino della Zarri a ispirare la casa - serra di Carli o le sue case di luce. Viene da pensare al fondamento quasi biologico della luce, alla forza allegorica insita nel venire alla luce, al suo farsi motore teologico della creazione, oppure più laicamente al simbolo della conoscenza. Le ipotesi si moltiplicano senza sosta, insensatamente, la casa potrebbe anche essere intesa come una tana, il luogo dove trovare protezione e rifugio, ma anche una chiesa laica per liturgie familiari. In ogni caso le differenti accezioni rimandano alla necessaria interdipendenza e all’armonica relazione tra i pensieri e le cose, tra l’uomo e la natura e il sacro, trovando conferme ulteriori nelle parole della Zarri che, sempre nella lettera all’artista scriveva: “… potando gli alberi e coltivando l’orto ho sempre avuto la sensazione di coltivare il mitico giardino.” Se è vero dunque che la cultura, di per sé, è un campo più o meno aperto in cui piantare pensieri, parole e opere se non omissioni, magari intonando una preghiera penitenziale, la Zarri sembra aver dissodato al meglio il suo terreno rendendolo ricco di frutti e insegnamenti. Nel modo tipico dell’arte dunque, proprio dove è il meno a determinare il più, scopriamo quanto sia importante la sottrazione, quella che nella poesia è riassommabile al vuoto tra le parole e in cui è contenuta forse l’ essenza della verità, nella vita somiglia molto ad una forma di clausura. Per mostrare la distanza che separa la terra dal cielo, insieme alla serra dovevano esserci per forza delle lanterne magiche tenute in sospeso dalla luce. La stessa luce magica fa crescere l’insalata vera mentre anima le insalate disegnate e quelle dipinte, diventate a loro volta icone, come altrettante raffigurazioni di santi vegetali. Le serre e le case diventate tabernacoli, edicole o chiese minoritarie dove ciò che si conserva e preserva non è solo un’immagine, ma qualcosa di vivo e attivo. La serra non è più soltanto il contenitore di un piccolo giardino protetto, ma una chiesa, allo stesso modo che una casa non è soltanto un rifugio, ma un tempio. Ma cos’è allora, e soprattutto dov’è la vera casa? L’interrogativo persiste. Il cantante che è anche un pò poeta si chiede: “… Ma la casa, la casa dov’è?… Dove posso essere in pace, in pace con te… ” si risponde alla fine; e se anche avesse omesso il te, sarebbe comunque la pace a coronare il bellissimo finale, quella pace che sentiremo spirare all’interno della mostra, la stessa che talvolta magicamente ci pervade all’ombra di un fresco giardino d’estate.
Testo critico di Paolo Nardon.
Questa è la mia casa - Lorenzo Jovanotti Cherubini - YouTube
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