Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Di nelsegnodizarri.over-blog.org riccardo s.m.fontana
http://www.baritalianews.it/25103/2016/03/27/appello-a-milano-cerco-la-ragazza-del-tram-volantini-e-pagina-facebook-per-ritrovarla/

Appello a Milano, “cerco la ragazza del tram”, volantini e pagina Facebook per ritrovarla
Una bellissima storia d’amore quella che stiamo per raccontare. Un ragazzo di 27 anni che lavora come contabile in una ditta di Sesto San Giovanni è rimasto “fulminato” da una ragazza che ha preso lo stesso suo tram.
Il ragazzo si è innamorato della ragazza mentre viaggiava su un tram di Milano e per conoscere il suo nome il giovane contabile di Sesto San Giovanni ha tappezzato l’intero capoluogo lombardo con un volantino. Sul volantino il ragazzo ha scritto parole meravigliose che subito hanno attratto le persone che lo hanno letto. Il giovane innamorato ha intitolato il volantino “la ragazza del tram”.
Il ragazzo ha scritto nel volantino “È sabato sera, sto aspettando il tram in via Torino, e dopo 2 3 minuti arriva lei. La guardo parlare con le amiche ed è bellissima, non riesco a toglierle gli occhi di dosso”. Il ragazzo non si è solo limitato a scrivere il bellissimo volantino ma ha aperto una pagina Facebook appositamente per cercare la ragazza del tram.
Gli utenti di Facebook si sono mobilitati in massa alla ricerca di quella ragazza carina che ha fatto perdere la testa al giovane contabile. Sulla pagina Facebook la ragazza è descritta dal ragioniere nei minimi particolari: “Capelli scuri e lisci con la frangia, altezza 1,65, era sul tram numero 3 in via Torino la sera del 19 marzo alle 21 ed è scesa prima delle Colonne di San Lorenzo”.
A Roberto, così si chiama il ragazzo, sono bastati alcuni sguardi ed un sorriso della ragazza per farlo innamorare. Il contabile ha distribuito 600 volantini a Milano, ha creato una pagina Facebook ed una mail per essere contattato dalle persone che hanno visto la ragazza. Al momento Roberto non ha avuto alcun riscontro ma tutti sperano che questa bellissima storia abbia il lieto fine e che presto la ragazza del tram si faccia viva al più presto e che soprattutto abbia provato le stesse sensazioni di Roberto.
https://lighthouse871.wordpress.com/2010/06/18/fabio-volo-la-ragazza-del-tram/
Fabio Volo – La ragazza del tram
[…] Per circa due mesi ci siamo incontrati sul tram tutte le mattine. Era un appuntamento fisso. […] L’incontro quotidiano con la ragazza del tram era una delle cose più emozionanti delle mie giornate. Il resto scorreva come sempre. Quei minuti sul tram erano limpidi, una finestra su un altro mondo. Un appuntamento colorato.
Nessuna persona che facesse parte della mia vita, o semplicemente della rubrica del mio telefonino, aveva la possibilità di emozionarmi più di quella misteriosa sconosciuta. Ero attratto da lei. Ma, pur provando una sincera curiosità nei suoi confronti, non mi sono mai avvicinato.
Quell’inverno, tutte le mattine, quando prendevo il tram per andare al lavoro, trovavo lei già seduta. Sembrava una nuvola. La ragazza del tram doveva avere più o meno trentacinque anni. Quando il tram arrivava alla mia fermata, prima di salire, mi mettevo in punta di piedi e allungavo il collo per controllare se lei c’era. Se non la vedevo aspettavo quello dopo. Nonostante questa piccola attenzione, talvolta è capitato di viaggiare senza di lei.
E’ stato in quei giorni che ho cominciato a svegliarmi prima della sveglia. Se non la vedevo sul tram non volevo avere il dubbio che fosse già passata, per cui alla fermata andavo prima del solito orario.
Mi capitava spesso durante il giorno di fantasticare su di lei, ma soprattutto su di noi. E’ bello avere una persona sulla quale fare delle fantasie durante il giorno. Anche se è sconosciuta. Non so perché, ma quando pensavo a lei i miei pensieri non avevano mai il punto. Solo virgole. Erano una valanga di parole e immagini senza punteggiatura.
Mi faceva compagnia. Eppure il nostro rapporto era fatto solo di sorrisi appena accennati e piccoli sguardi muti.
Scendeva due fermate prima della mia. Ho avuto spesso la tentazione di seguirla, per scoprire qualcosa in più su di lei, ma non l’ho mai fatto. Non ho nemmeno mai avuto il coraggio di sedermi al suo fianco. Restavo distante il giusto, in base ai posti liberi e a una buona prospettiva. Giorno dopo giorno, ha allenato i miei occhi a guardare di traverso. A volte, quando era lontana e non volevo girare la testa verso di lei, la seguivo con lo sguardo di sbieco, e dopo un po’ gli occhi mi facevano male. A volte invece il tram si riempiva e capitava che una persona in piedi si mettesse proprio tra noi, impedendomi di vederla. Non passavo tutto il viaggio fissandola, mi piaceva semplicemente osservarla, distrarmi e poi appoggiare nuovamente lo sguardo su di lei. Sapere che era lì mi rassicurava. Il posto migliore dove sedersi era di fianco all’uscita. Se quel posto era libero, per me era una giornata fortunata, perché quando lei si alzava per scendere era costretta a venire verso di me e mi salutava sempre con un sorriso. Se non mi sedevo e rimanevo in piedi era ancora meglio: in quel caso stavamo vicini, l’uno di fianco all’altra, per qualche secondo. La respiravo. Era come l’aria di montagna quando apri la finestra al mattino. La respiravo da vicino senza poterla toccare. “Forse un giorno” mi dicevo. Un piccolo tocco, una volta c’è stato. Una mattina, mentre aspettava che la porta si aprisse, il tram si è fermato in maniera brusca, e lei si è mossa verso di me. Il suo cappotto e la mia mano per un secondo si sono toccati e io l’ho chiusa in un piccolo morso. Fosse stato per me, l’avrei trattenuta per sempre. Anche lei a volte mi guardava quando era seduta.
Capitava spesso che i nostri sguardi si incrociassero, la nostra era una complicità tacitamente dichiarata. Ho avuto spesso paura che quegli sguardi e quei sorrisi che mi regalava fossero solamente frutto di una buona educazione.
Scriveva. Lo faceva spesso. Scriveva su un quaderno arancio con la copertina rigida.
“Chissà cosa scrive? Chissà se ha mai scritto qualcosa di me” mi chiedevo.
Mi piaceva vederla scrivere. Innanzitutto perché per farlo si toglieva i guanti e poi perché si vedeva che era totalmente immersa in ciò che faceva. Tanto che ne ero persino geloso. E’ vero che quando scriveva non alzava mai la testa dal quaderno durante il tragitto, ma vederla così coinvolta in ciò che scriveva la rendeva ancora più affascinante. Avrei voluto far parte di quel suo mondo.
Anche quando leggeva non si distraeva mai. Per farlo si metteva gli occhiali. Le stavano bene. Mi piaceva osservarla mentre infilava un dito sotto la pagina destra e, facendolo scorrere, la sollevava dal resto del libro. Era un gesto naturale, ma mi catturava, era pieno di tutta la sua delicatezza.
A volte, invece, sempre con il dito destro si arrotolava un ciuffo di capelli.
La ragazza del tram era bella. Mi piaceva il suo viso, mi piacevano i suoi capelli, lisci, scuri, tanti. Il suo collo, i polsi e le mani. Al dito portava solamente una piccola fede. Niente anelli o braccialetti. Solo una piccola fede. Ma la cosa che mi attirava di più erano i suoi occhi, quello che si vedeva dentro incrociandoli anche solo per un istante. Scuri, profondi, inevitabili.
“Ci si può innamorare di una persona che non si conosce, ma che si vede solamente nel quotidiano tragitto di un tram?! mi chiedevo in quei giorni. Non lo so. Non lo so nemmeno adesso. Non ero innamorato. Ero attratto. Posso però dire con assoluta certezza che mi sentivo in qualche modo legato a lei, e che è stato facile fantasticare sul fatto che il destino stesse giocando con me. O addirittura con noi.
Una volta mi sono avvicinato alla ragazza del tram perché non c’erano posti a sedere e mi sono messo in piedi davanti a lei. Di spalle, però. Quella mattina, ho visto il suo sguardo riflesso dal finestrino. Mi guardava. Ci siamo incontrati lì, su quel vetro che, in trasparenza, riusciva a catturare le nostre immagini. E lì, nell’incontro dei nostri visi specchiati, ho scoperto che è molto più intimo uno sguardo incrociato che uno diretto. Come se si venisse scoperti a rubare una cosa. Come se quella superficie in realtà rendesse trasparente anche un volenre fino allora taciuto. Quella volta, appena è scesa e il tram è ripartito, mi sono girato a guardarla. Lo ha fatto anche lei.
[…]
Per lei ho fatto un sacco di cose senza senso. […] Mentre sentivo il suo calore mi sono chiesto: “Cosa siamo? Amici, complici, compagni di gioco, amanti platonici, semplici sconosciuti?”
[…]
C’è stato un periodo, circa due settimane, in cui è mancata. Non sapevo se era malata o in vacanza, so solo che ho avuto paura che avesse cambiato lavoro, o avesse deciso di usare la macchina. Non riuscivo a darmi pace. Quella separazione mi angosciava, mi angosciava il senso di impotenza: non potevo rivederla o rintracciarla, non sapevo nulla di lei.
Di quelle tristi mattine non voglio parlare. Un giorno l’ho ritrovata nuovamente là, sul tram: credo di non essere riuscito a nascondere la gioia. Ero eccitato come un neonato quando cerca di afferrare le farfalline che girano sopra il suo lettino. Di lei non sapevo niente, ma non era importante. Ciò che importava era che fosse tornata. Non sapevo come si chiamava, dove lavorava, quanti anni aveva, se era fidanzata o se conviveva. Non sapevo nemmeno di che segno fosse. Il segno zodiacale di una persona non mi è mai interessato, ma con lei era diverso: al mattino alla fermata prendevo sempre uno di quei giornali gratis e andavo subito alla pagina dell’oroscopo; mi sarebbe piaciuto leggere anche il suo, così, per capire quale sarebbe stata la mattina giusta per rivolgerle la parola. Di lei sapevo solo due cose: che, senza che lei lo sapesse, rendeva le mie giornate più emozionanti, e che forse abitava qualche fermata prima della mia, oltre che nei miei pensieri.
Una mattina, dopo aver finito di scrivere si è alzata, è venuta davanti all’uscita, pronta per scendere, e per la prima volta non mi ha sorriso. Ha fatto come se non ci fossi. Ci sono rimasto male. Io, il re della coda di paglia, ho cominciato a farmi mille paranoie, magari qualcuno le ha detto di avermi visto prendere il guanto, magari l’avevo guardata troppo e cominciava a scocciarsi, o forse aveva pensato che il giorno che ci siamo sfiorati io l’avessi toccata volontariamente. Che ne avessi approfittato.
Ha sentito, da quel piccolo contatto, tutto il mio desiderio. Si sa come sono le donne, se le desideri lo sentono subito. Magari si era spaventata.
Fortuna che non ero mai andato a parlarle. Quante volte sono stato tentato. Quante volte avevo sentito dentro di me una forza che mi spingeva ad andare da lei. Però poi mi ritraevo. E non era facile, perché lei era attraente nel vero senso della parola. Certe mattine, quando la guardavo, dentro di me la mia anima dondolava avanti e indietro. Punte – talloni – punte – talloni – punte – talloni: vado – non vado – vado – non vado – vado – non vado.
Per fortuna non sono andato.
Mentre cercavo una motivazione al suo comportamento, lei si è girata verso di me e ha rotto il silenzio.
<<Hai tempo per bere un caffé o sei di fretta?>>
[…]
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