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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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ADRIANA ZARRI : L'EREMO, LA MIA FINESTRA SUL MONDO

 

http://www.parrocchie.it/milano/angelicustodi/graphic%20file/segno_lug2014.pdf

 

 

 

Quasi una preghiera

Ugo Basso

 

"Ecco allora l’estate: questa stagione della densità, e direi quasi della sconvolgenza, della passione piena, senza limiti né riserve possibili, questa stagione solare e cosmica che ci accende le vene, ci riscalda una devozione esangue e compassata di persone soltanto rispettabili.

Il Signore Gesù rinunciò, per amore, alla sua rispettabilità di Dio celeste, alla sua rispettabilità di rabbì severo e rigido; si espose all’ironia e alle critiche; si pose a tavola con i peccatori, si lasciò baciare da una prostituta, si fece mettere in croce tra due ladri. Tu non sei stato rispettabile, Signore, secondo i canoni del perbenismo borghese, fatto di norme e di dignità formali.

Il tuo amore per noi è dilagato senza sponde, così come dilaga il sole furente

dell’estate ; e noi ne restiamo abbacinati."

 

Ho letto queste righe in una giornata davvero esagerata – poche finora in questa estate milanese – e mi sono reso conto di non aver mai fatto considerazioni simili: qualche volta ho fatto occasione di preghiera lo sguardo alla stagione, ai fenomeni della natura, al cielo stellato.

Ma trovare nel calore della giornata, nella luce accecante una citazione dell’azione del Signore fra gli uomini non mi era mai accaduto. Ben più frequentemente, invece, mi accade di sentirmi preoccupato di perdere stile e dignità e di riconoscermi un buon borghese assai più che un cristiano. Soprattutto in questi tempi il cui il papa ripete che essere persone per bene non equivale a essere cristiani: già, i cristiani dovrebbero essere quelli che esagerano, che non si preoccupano dei formalismi, della compostezza, delle regole...Brividi.

Torno, prudentemente, al libro che sto presentando, con la speranza di una stagione temperata, che non esageri:

 

Quasi una preghiera – Einaudi 2012, pp 190, 18,50 € -

 

di Adriana Zarri (1919-2010), teologa, giornalista, narratrice, una delle voci più intense e originali del pensiero religioso femminile del nostro tempo. Ho avuto anche la buona sorte di conoscerla di persona, nel suo eremo in Piemonte dove viveva una sua personale forma di monachesimo coltivando la terra e allevando animali. Questo libro ha raccolto dopo la sua morte una lunga serie di articoli, pubblicati su diverse riviste, di riflessioni legate al mondo della natura e all’avvicendarsi delle stagioni per toccare i grandi problemi della fede, della giustizia, della morte. Sono testi brevi che chiedono di essere letti e meditati uno alla volta, se possibile ciascuno nella stagione in cui è scritto, guardandosi attorno o ripensando a esperienze proprie attuali o di altre epoche della vita. Troveremo un linguaggio nuovo, certo inconsueto, capace di riconoscere segni del Signore, citazioni evangeliche in realtà assolutamente quotidiane, dal calorifero acceso, alla tavolata con gli amici, al gatto che fa le fusa. Nella sua immensa conoscenza della teologia e della scrittura Adriana Zarri trova in tutto, proprio in tutto, in ogni istante della vita argomento e occasione di preghiera. Arriva a dire che non è da sentire colpa nella distrazione durante la preghiera, ma grazia, perché significa che il pregare è uno spazio in cui irrompe il nostro vissuto, con pensieri, timori, desideri, attese, ricordi. Pregando spesso accade di sentirci aridi, fatichiamo a trovare parole non banali e consumate, e ci rifugiamo nelle formule che a loro volta ci sembrano senza connessioni con il nostro oggi, con il lavoro, le preoccupazioni, le soddisfazioni: nelle parole di Adriana troviamo che la vita, certo anche la nostra di oggi, diventa materia di preghiera. Esprimono sempre passione e amore, per il Signore, certo, ma anche per le cose. Impariamo così ad apprezzare quello che ci sta attorno e che guardiamo con distrazione, quando non con noia, impariamo a ringraziare per tutto quello che ci fa vivere e non è così scontato, come forse immaginiamo. E magari ritroviamo interesse, e rispetto, per quella natura che in città pare poco presente, per quell’ambiente di cui ci riempiono le orecchie, ma di cui ci diamo poco pensiero, abituati come siamo a comprare al supermercato quello di cui abbiamo, o crediamo di avere, bisogno e a buttare nell’immondizia quello di cui non abbiamo, o crediamo di non avere, più bisogno. Ma anche per chi non fosse interessato alla preghiera queste pagine sono invito a un uso più lento del tempo e più responsabile delle cose: per qualcuno sarà nostalgia, per altri scoperta, un invito davvero a cambiare il rapportarsi alla realtà e alla vita. Forse anche un giovane disponibile a pensare, a farsi consapevole, a prestare orecchio non solo ai grandi rumori del nostro tempo saprà apprezzare l’importanza dell’attenzione, della riconoscenza, del rispetto.

 

"Per ogni alba che schiarisce il cielo, per ogni uccello che si sveglia, io ti ringrazio, Signore. Per ogni mucca che si lascia mungere e per regalarci il latte del mattino, io ti ringrazio (e la ringrazio), Signore. Per ogni netturbino che ci pulisce le strade, per ogni vigile che ci facilita il traffico, io ti ringrazio (e lo ringrazio), Signore. Per tutti quelli che vorrebbero pregarti e non sanno; e per quelli che saprebbero pregarti e non vogliono, in loro favore e al loro posto, io ti prego, Signore."

 

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