Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Di nelsegnodizarri.over-blog.org riccardo s.m.fontana
https://letteraturalfemminile.wordpress.com/2016/04/19/i-miei-nonni-racconto/
La domenica spesso andavo a Roma. I miei nonni abitavano in due zone differenti. I nonni materni in via Flamina Vecchia, nei palazzi dei dipententi della Rai. Avevano un attico con un balcone che girava tutte le stanze. Una parte era stato chiuso e dedicato alle rose tea. Le preferite di nonno. Era un cantante lirico che puntava il giradischi su qualche vecchio vinile e riempiva la casa sempre assolata di musica Sono cresciuta sentendo Nessun dorma, leggendo e rileggendo Tristano e Isotta e ascoltando mio nonno canticchiare mentre faceva le parole crociate. Il giradischi a volte gracchiava e mia nonna condiva l’insalata di patate. I miei nonni paterni invece erano immersi nella Roma più antica. Vicolo monte del gallo, dietro al cupolone. Dalla finestra si potevano quasi spiare i fedeli in preghiera. Era una casa piccola, il telefono era appeso alla parete del corridoio, c’era sempre odore di melanzane fritte e arance condite. Mio nonno beveva Sambuca di nascosto e inzuppava il pane raffermo nel latte. Mia nonna brontolava sempre perchè si sbrodolava, perchè non usciva, pensava solo a mangiare. Si parlava in dialetto e c’erano le foto degli zii e santini che si rincorrevano sulla credenza. Per qualcuno c’era il segno della croce. Ognuno aveva il suo posto e mia nonna Rosalia sapeva quando e come farli accomodare alla tavola anche se erano solo ricordi.
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