Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/02/20/una-vita-accanto-don-milani-adele-la.html
Adele Corradi, 93 anni, la professoressa a cui Lorenzo Milani dedicò una dlle sue più belle lettere,
Una vita accanto a don Milani
Adele e la teologia di Barbiana
ERA una professoressa, e già questo, agli occhi del prete che firmò coi suoi ragazzi «Lettera a una professoressa», attacco fra i più violenti mai rivolti alla scuola italiana, non poteva che deporre contro di lei. E infatti il primo impatto con don Lorenzo Milani della giovane insegnante che nel settembre del ' 63 salì alla scuola di Barbiana per capire «come facevano i ragazzi per imparare a scrivere italiano», non fu semplice. Più di una volta l'intransigenza del priore contro «borghesi» e «intellettuali» si rovesciò anche contro la Adele, che però dal primo istante in cui si trovò calata in quella straordinaria esperienza, di vita e non solo di insegnamento, capì che la sua stessa esistenza ne sarebbe stata stravolta. E come dopo una conversione - «Lo capii subito: dovevo tornare lì al più presto» - «resistette» fino all'ultimo sul fronte di Barbiana, divenuta nell'arco di quattro anni la sua casa e la sua famiglia. Sempre accanto a don Lorenzo, seppure a quella rispettosa distanza che consentì a entrambi di beneficiare l'uno dell' altro senza ambiguità di sorta, stima, fiducia ed affetto compresi. Nessuno, dunque, come Adele Corradi, che fino alla morte di don Milani nel giugno ' 67 non solo fu la sua spalla con i ragazzi, ma anche il suo trait d'union con il mondo esterno, e oggi autrice, a 88 anni, di «Non so se don Lorenzo», avrebbe potuto da tempo scrivere di don Milani meglio di chiunque altro. Non l'aveva mai fatto, però - «mi sembrava un'indiscrezione, la violazione di una intimità» -, e anche ora, dice, pensando a cosa direbbe don Lorenzo delle sue pagine, le viene «subito la voglia di strapparle». Eppure, dei tanti e in parte inutili libri scritti su di lui, nessuno era mai riuscito come questo a rendere in tutta la sua vivezza e profondità il prete, l'insegnante e soprattutto l'uomo Milani, svelando con una scrittura apparentemente semplice, venata di humour, ma di sconvolgente lucidità, il mix unico di umanissima concretezza e vocazione evangelica radicale che segnò la personalità del prete di Barbiana. Attraverso il racconto, che procede per frammenti, senza cronologia, dettato solo dall'affiorare dei ricordi, piccole e grandi vicende e gesti quotidiani (compresi quelli che i benpensanti giudicarono imbarazzanti, come il famoso turpiloquio di don Lorenzo, la sua durezza, la sua misoginia, le sue arrabbiature) rivelano molto più di tante dotte disquisizioni la «teologia di Barbiana», centrata sull' amore «geloso» per i suoi ragazzi, per i quali, come racconta l'Adele, il priore fu pronto «a fare a fucilate».
MARIA CRISTINA CARRATU'