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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LA MASCHERA

 

Sin dai suoi nove anni R. non capiva per quale motivo le sue fantasie sessuali fossero più innescate dal pensiero di un uomo che di una donna.

Doveva forse considerarsi omosessuale?

Per di più si teneva tutto dentro, non si confidava con nessuno.

R. nutriva sì sentimenti anche per le ragazze ma non si immaginava di fare l'amore con loro.

Era più un amore platonico.

Avrebbe in seguito capito che tutto poteva dipendere dal comportamento di sua madre, che temeva i suoi abbracci, le sue tenerezze di bambino nei confronti della mamma.

Per contro il padre, pur essendo tutto il giorno al lavoro, nei momenti di relax gli si dimostrava più affettuoso.

Allora, avrebbe pensato anni dopo, era tutto dipeso dal fatto che non legava la figura femminile alla tenerezza, bensì a quella maschile.

Per di più c'era anche il problema della balbuzie ad assillarlo.

Spesso anche andare dal fornaio a comprare il pane costituiva un problema, perché non riusciva a spiccicare non dico una, ma nemmeno mezza parola.

I pianti di disperazione, tornando da scuola, li affidava al suo cuscino, il solo che potesse calmarlo, avvolgendolo nella sua morbidezza.

Poi sopraggiungeva la notte per nascondere tutto il suo malessere.

E alle prime luci dell'alba eccolo di nuovo in piedi, pronto ad indossare di nuovo la maschera.

 

Riccardo Fontana

 

 

 

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