Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
DIREZIONE SPIRITUALE
Da qualche anno a questa parte sto vivendo in uno stato di apatia religiosa.
Se l'avessi sperimentata da giovane, mi sarei disperato e classificandola come
crisi di fede, avrei cercato di risolverla al più presto senza nemmeno cercarne le cause.
Non avrei fatto passare la notte, senza prima essermi sottoposto al lavacro della
confessione, per paura di morire non in grazia di Dio.
Solo che a quei tempi l'impulso che mi portava a frequentare i sacramenti era
determinato soprattutto dai sensi di colpa che mi attanagliavano, ogni volta che
cadevo in atti impuri.
Ora da ventidue anni vivo il sacramento del matrimonio, di cui tocco con mano
quotidianamente l'azione salvifica e redentrice.
Fino a qualche anno fa non ci perdevamo mai una messa mia moglie ed io,
frequentando i sacramenti con regolarità, quasi alla ricerca della perfezione
evangelica.
Quando poi è iniziato il periodo della mia introspezione interiore, che ha messo in luce
le mie fragilità ed imperfezioni, portandomi ad una maggiore empatia con le sofferenze
delle persone intorno a me e alla comprensione delle imperfezioni altrui, in cui
ritrovavo le mie, “si sono ridimensionate le attese di perfezione ed impeccabilità che
avevo nei miei confronti e mi sono accorto che il mio giudice interiore ha iniziato a
diventare più indulgente nei miei riguardi.” (Tratto da benessereblog)
Questo credo sia in sintesi il processo che si è attuato in me in quel periodo.
Che è poi ha coinciso con la creazione del blog 'nelsegnodizarri', la conoscenza della
teologa Adriana Zarri dopo la sua morte, il mio coinvolgimento emotivo nelle vicende
riguardanti Padre Gino Burresi, che da campione delle virtù era stato declassato al più
infimo dei peccatori.
La ricerca di una mia pseudo perfezione evangelica ha ceduto il passo alla
mia identificazione con le realtà che mi si aprivano davanti agli occhi:
sofferenze, incomprensioni, persecuzioni, pregiudizi.
Sentivo che quella era la fede che dovevo abbracciare da quel momento in poi.
Dalle confessioni private sono quindi passato alle confessioni pubbliche, mettendo
anch'io a nudo sul web quello che per anni avevo cercato di nascondere.
Non ho provato più vergogna a rivelare la verità sulle mie debolezze e fragilità.
A me piace ancora parlare di Dio, di Gesù, della Madonna e quando ascolto le
esperienze religiose della gente, assumo l'atteggiamento di attesa di una persona che
pur sapendo di essersi un po' come autoesclusa, aspetta il momento e la
disposizione giusta per rientrare.
Nel frattempo vivo una sorta di convalescenza religiosa, che la mia coscienza mi
avrebbe concesso senza limite e senza preoccupazioni di conseguenze penali.
Vivendo il tutto nel più sacro e ieratico senso di pace interiore.
Convalescenza dalla malattia, che ai tempi in cui frequentavo la Chiesa, veniva dai
confessori diagnosticata come scrupolosità angosciosa, sempre alla ricerca di ricette
spirituali che cercavo nei confessionali, come fossero degli ambulatori.
Per questo fatto, non sono mai riuscito a farmi seguire da un direttore spirituale.
Persino un vescovo benedettino presso la Basilica di San Paolo fuori le mura si rifiutò
di assumere la mia direzione spirituale.
Ed anche la corrispondenza spirituale intercorsa tanti anni fa tra me e un sacerdote di
San Giovanni Rotondo sfumò senza lasciare traccia.
Oggi cerco di essere docile alla direzione spirituale che ricevo da Padre Gino Burresi
che si avvale di aiutanti qui sulla terra.
Riguardo alla santa Messa, quando frequentavo il corso di Scienze Religiose, un
sacerdote insegnante ci spiegò come la santa Messa sia efficace, quando ti trasforma
dentro.
E' propria questa trasformazione che da un certo momento in poi io non ho più sentito
dentro di me, portandomi ad allontanarmene, perché era diventato solo un precetto da
osservare senza amore.
Non credo che dipenda dall'aridità, perché le lacrime spirituali che verso l'avrebbero
già sciolta.
Si può continuare ad essere cristiani senza sacramenti, senza pregare, senza andare
alla messa?
Per ora è come se avessi traslato l'altare eucaristico sull'altare della mia propria
coscienza, il luogo più intimo e più sacro dove possa attuarsi quella trasformazione.
Riccardo Fontana
Papa Francesco: bisogna crescere nel discernimento
Durante il suo viaggio apostolico in Polonia in occasione della XXXI Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), il 30 luglio 2016 — primi vespri di sant’Ignazio di Loyola — alle ore 17,00 Papa Francesco ha incontrato un gruppo di 28 gesuiti polacchi. Il sito della Civiltà Cattolica riporta il colloquio, di cui qui sono ripresi due passaggi.
Il suo messaggio arriva al cuore dei giovani. Come fa a parlare loro così efficacemente? Potrebbe darci qualche consiglio per lavorare con i giovani?
Quando parlo, devo guardare la gente negli occhi. Non è possibile guardare gli occhi di tutti, ma io guardo gli occhi di questo, di questo, di questo… e tutti si sentono guardati. È qualcosa che mi viene spontaneo. Così faccio con i giovani. Ma poi i giovani, quando parli con loro, fanno domande… Oggi a pranzo, mi hanno fatto alcune domande… Mi hanno persino chiesto come mi confesso! Loro non hanno pudore. Fanno domande dirette. E a un giovane bisogna sempre rispondere con la verità.
Oggi a pranzo a un certo punto siamo arrivati a parlare della confessione. Una giovane mi ha chiesto: «Lei come si confessa?». E ha cominciato a parlarmi di sé. Mi ha detto: «Nel mio Paese ci sono stati scandali legati ai preti, e noi non abbiamo il coraggio di confessarci con il tal prete che ha vissuto questi scandali. Non ce la faccio». Vedete: ti dicono la verità, a volte ti rimproverano… I giovani parlano direttamente. Vogliono la verità, o almeno un chiaro «non so come risponderti». Non bisogna mai trovare sotterfugi con i giovani. Così con la preghiera. Mi hanno chiesto: «Come prega lei?». Se tu rispondi una teoria, rimangono delusi. I giovani sono generosi. Ma il lavoro con loro ha bisogno anche di pazienza, tanta pazienza. Uno mi ha domandato oggi: «Che cosa devo dire a un amico o una amica che non crede in Dio perché possa diventare credente?».
Ecco: si vede che a volte i giovani hanno bisogno di «ricette». Allora si deve essere pronti a correggere questo atteggiamento di richiesta di ricette e di risposte pronte. Io ho risposto: «Guarda che l’ultima cosa che devi fare è dire qualcosa. Comincia a fare qualcosa. Poi sarà lui o lei che ti chiederà spiegazioni su come vivi e perché». Ecco: bisogna essere diretti, diretti con la verità.
(Al termine dell'incontro papa Francesco aggiunge una raccomandazione finale di sua iniziativa)
Voglio aggiungere adesso una cosa. Vi chiedo di lavorare con i seminaristi. Soprattutto date loro quello che noi abbiamo ricevuto dagli Esercizi: la saggezza del discernimento. La Chiesa oggi ha bisogno di crescere nella capacità di discernimento spirituale. Alcuni piani di formazione sacerdotale corrono il pericolo di educare alla luce di idee troppo chiare e distinte, e quindi di agire con limiti e criteri definiti rigidamente a priori, e che prescindono dalle situazioni concrete: «Si deve fare questo, non si deve fare questo…». E quindi i seminaristi, diventati sacerdoti, si trovano in difficoltà nell’accompagnare la vita di tanti giovani e adulti. Perché molti chiedono: «Questo si può o non si può?».
Tutto qui. E molta gente esce dal confessionale delusa. Non perché il sacerdote sia cattivo, ma perché il sacerdote non ha la capacità di discernere le situazioni, di accompagnare nel discernimento autentico. Non ha avuto la formazione necessaria. Oggi la Chiesa ha bisogno di crescere nel discernimento, nella capacità di discernere. E soprattutto i sacerdoti ne hanno davvero bisogno per il loro ministero. Per questo occorre insegnare ai seminaristi e ai sacerdoti in formazione: loro abitualmente riceveranno le confidenze della coscienza dei fedeli.
La direzione spirituale non è un carisma solamente sacerdotale, ma anche laicale, è vero. Ma, ripeto, bisogna insegnare questo soprattutto ai sacerdoti, aiutarli alla luce degli Esercizi nella dinamica del discernimento pastorale, che rispetta il diritto, ma sa andare oltre. Questo è un compito importante per la Compagnia. Mi ha colpito tanto un pensiero del padre Hugo Rahner (2). Lui pensava chiaro e scriveva chiaro! Hugo diceva che il gesuita dovrebbe essere un uomo dal fiuto del soprannaturale, cioè dovrebbe essere dotato di un senso del divino e del diabolico relativo agli avvenimenti della vita umana e della storia.
Il gesuita deve essere dunque capace di discernere sia nel campo di Dio sia nel campo del diavolo. Per questo negli Esercizi sant’Ignazio chiede di essere introdotto sia alle intenzioni del Signore della vita sia a quelle del nemico della natura umana e ai suoi inganni. È audace, è audace veramente quello che ha scritto, ma è proprio questo il discernimento! Bisogna formare i futuri sacerdoti non a idee generali e astratte, che sono chiare e distinte, ma a questo fine discernimento degli spiriti, perché possano davvero aiutare le persone nella loro vita concreta. Bisogna davvero capire questo: nella vita non è tutto nero su bianco o bianco su nero. No! Nella vita prevalgono le sfumature di grigio. Occorre allora insegnare a discernere in questo grigio.
(Tratto da : sperarepertutti)