Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
UN CORPO SOLO E UN'ANIMA SOLA
Quand'ero ancora un giovinetto, fu una coppia di sposi conosciuti dentro la Basilica
di San Paolo fuori le mura ad avvicinarmi alla spiritualità di Padre Pio da Pietrelcina.
Ambedue erano stati figli spirituali di Padre Pio.
La cosa che mi riempì di stupore fu di apprendere dalla loro stessa viva voce che
partecipavano alla santa messa separatamente, lei ad un orario, lui ad un altro.
Io avevo sempre immaginato che una coppia di sposi pregassero insieme e andassero
insieme alla messa.
Mio padre e mia madre l'hanno sempre fatto.
Avendo manifestato apertamente la mia sorpresa, essi mi spiegarono che ognuno di
loro aveva una sua diversa spiritualità.
Nella cerchia delle mie conoscenze conobbi un'altra coppia di sposi.
Ma in questo caso era solo il marito ad essere molto religioso e a partecipare alla
messa.
La moglie non è mai stata praticante ed il marito si recava sempre da solo alla
celebrazione eucaristica.
Destò tuttavia la mia meraviglia vederli sempre uniti, mano nella mano, quando li
incontravo per strada ed anche nel loro ambiente familiare, che talvolta ho
frequentato, si respirava un'aria di armonia e di serenità.
Il marito accettava amorevolmente le differenze di spiritualità che paradossalmente li
univano, anziché separarli.
Un altro caso: una coppia di sposi, lui religiosissimo, lei un po' meno.
Il marito, dopo essersi sposato, invitava la moglie a partecipare con lui ogni mattina
alla santa messa, prima che ambedue si recassero al loro rispettivo lavoro.
Lei per un po' ce l'ha fatta, poi ha declinato l'invito, spiegando al marito di avere una
spiritualità differente dalla sua e che avrebbe partecipato insieme a lui alla messa solo
nei giorni festivi.
Nel mio caso, io e mia moglie abbiamo sempre partecipato insieme alla messa.
Quando poi la invitai a pregare insieme a me, per sollecitare l'arrivo della cicogna
( ancora non sapevo della mia sterilità), iniziando con una novena, mi trovai a dover
pregare da solo, perché anche lei mi spiegò di avere una spiritualità diversa dalla mia.
Se voleva pregare, preferiva farlo da sola.
Questo fu il primo insegnamento che la vita di coppia mi ha impartito: imparare a
rispettare e ad amare le diversità.
Questa mattina, appena sveglio, ho ripensato a tutte le volte che, insieme a mia moglie,
ci siamo recati a Fatima, quando l'accompagnavo in Portogallo a visitare la sua
famiglia.
Ogni volta che mi trovavo in questo luogo, prima ancora di iniziare a pregare, mi
sentivo come pregare dentro, ed io proteso ad ascoltare una orazione interiore.
Forse la stessa cosa la viveva anche mia moglie. Non gliel'ho mai domandato.
Oggi però glielo chiederò.
Non so se si attaglia a quanto sopra detto e se quello che sentivo dentro di me era il
gemito dello Spirito di cui parla San Paolo al versetto 26 del capitolo 8 della lettera ai
Romani:
“Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in
modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili.”
Riccardo Fontana
Pregare in due (Tratto da: toscana oggi)
di Riccardo Bigi
Pregare in due: una cosa che poche coppie riescono a fare. Se già è difficile, al giorno d'oggi, trovare tempo e silenzio per pregare da soli, figuriamoci se una coppia di fidanzati o di sposi riesce a trovare occasioni per leggere insieme la Bibbia, o rivolgersi a Dio. Eppure, i documenti della Chiesa oggi mettono al centro la famiglia e insistono molto sulla necessità di una «spiritualità familiare».
«La mia esperienza mi dice che l'esigenza è sempre più sentita: ci sono molte coppie che vorrebbero pregare insieme, ma non sanno da che parte cominciare». Ad affermarlo è don Paolo Curtaz, prete valdostano (è parroco nelle vallate vicine al Gran Paradiso) che tiene, tra le altre cose, incontri di preghiera e di riflessione per coppie. La sua vivacità, la profondità e l'originalità delle sue omelie hanno reso don Paolo molto popolare tra i tanti che frequentano le sue valli in estate o in inverno.
Allora, don Paolo, cos'è che rende difficile pregare in due?
«Lo si fa poco anche per pudore: paradossalmente ci si vergogna di aprire il proprio cuore alla preghiera, accanto alla persona con cui si ha più intimità. Sicuramente è un'esperienza nuova, ancora da costruire, diversa dal semplice pregare in famiglia. Penso ad esempio alla preghiera prima dei pasti o alla novena di Natale con i bambini, davanti al presepe: cose, anche queste, che si fanno poco, ma sulle quali c'è più abitudine. Qui si tratta di una cosa diversa: marito e moglie che si presentano insieme davanti a Dio, come un corpo e un'anima sola. È bello anche pregare con i figli, ma non può sostituire la preghiera di coppia».
Ci sono dei consigli da seguire, per chi vorrebbe provare ma non sa da che parte cominciare?
«La Liturgia delle Ore, che è bellissima, è perfetta per preti e monaci ma non per i laici: direi di più, che l'intero modello di preghiera tradizionale oggi è improponibile per la maggior parte delle persone che sono sempre di corsa, hanno mille impegni, distrazioni. Si tratta di costruire qualcosa di nuovo. Io di solito suggerisco alle coppie di prevedere un momento fisso, anche minimo, ogni giorno. Poi, siccome quasi tutti hanno internet, dico di scaricarsi il Vangelo del giorno, leggerlo insieme e concludere con una intenzione e un Padre Nostro. Questo secondo me è un buon inizio, poi però ogni coppia deve trovare la propria strada. I percorsi devono essere differenziati, tenere conto dei tempi, delle abitudini, del carattere delle persone. Tenere conto, ad esempio, che ci sono coppie sbilanciate dal punto di vista della fede».
Le capita mai di casi in cui una persona vorrebbe iniziare un cammino di preghiera di coppia, ma l'altro non è d'accordo?
«Eccome, se capita. In questi casi secondo me è meglio non forzare, non insistere troppo. La teologia ci dice che la fede di un coniuge sostituisce la fede dell'altro, perché Dio guarda alla coppia come un'entità unica».
Ci sono dei modelli da seguire?
«Ognuno, come ho detto, deve costruirsi il suo modello. Una cosa che mi chiedo spesso, per cercare di avere qualche illuminazione, è: come pregavano Maria e Giuseppe? Sicuramente lo facevano, eppure anche loro avranno avuto i loro pensieri, avevano da occuparsi di Gesù, tenere in ordine la casa...».
Lei dice che quando due si sposano tutti sono contenti perché si sono «sistemati»: invece ci si trova davanti a due pazzi incoscienti che partono, senza saperlo, per un viaggio in una giungla piena di pericoli...
«Sì, è una battuta che dico spesso durante i matrimoni, tanto per far capire la fragilità del matrimonio: come la fede, anche l'amore muore se non si rinnova ogni giorno, se prevalgono abitudine, inerzia, noia».
Pregare insieme può anche aiutare le coppie in crisi. Lei ne incontra molte...
«Sì, tante coppie si rivolgono a me per raccontarmi le loro ansie, le loro difficoltà. Oggi le coppie sono molto sole, e non sono preparate ad affrontare la fragilità dell'amore. Molti ad esempio vanno in crisi dopo la nascita del primo figlio. Non saprei dire le ragioni, non sono un sociologo. Forse il fatto che entrambi i genitori lavorano, forse la fine del modello di 'famiglia allargata' in cui c'erano sempre nonni, zii e cugini a dare una mano. Forse ci si aspetta troppo da se stessi come genitori, e ci si scopre inadeguati. Tutto questo crea fatica, disagio».
Che effetti può avere in questi casi la preghiera?
«Aiuta a conoscersi meglio, a riscoprire l'amore che unisce. Aiuta a non sentirsi soli in questo viaggio che è il matrimonio. Può avere anche effetti inaspettati: qualcuno ad esempio, tra le persone che mi capita di incontrare, mi racconta che il fatto di pregare insieme ti costringe a fare pace, se si è litigato, o a confrontarsi su incomprensioni che altrimenti resterebbero non dette».