Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
L'ARCA DI NOE'
Passate le feste gabbato lo santo?
Nossignore!
Nella nostra famiglia sono tre i santi sempre presenti nelle nostre conversazioni.
Di cui non ci scordiamo mai.
Sono: Sant'Antonio (il Santo conteso tra Padova e Lisbona), essendo mia moglie
portoghese,
Sant'Antonio Abate, il protettore degli animali,
San Francesco, patrono d'Italia.
Ma chi la fa da padrone è San Francesco, in qualità di “fratello” degli animali.
Il nostro cagnolino Paolino, da noi adottato a dicembre dello scorso anno, è un cane
che ci regala un amore senza fine.
Quando lo porto a spasso e lo guardo, all'altro capo del guinzaglio, io mi metto a
cantare e mi succede quasi quello che Papa Francesco descrive nella sua
enciclica Laudato sì':
‘Così come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature’.
Paolino, a sua volta ci dà ogni giorno lezioni su come un marito dovrebbe amare sua
moglie e su come una moglie dovrebbe amare suo marito.
E se nostro figlio vivesse ancora con noi, sarebbe sempre Paolino ad insegnargli
come trattare i suoi genitori, per insegnare poi a noi come trattare nostro figlio.
Paolino, attraverso il linguaggio del corpo, ci dà l'esempio di semplicità, di empatia e
di compassione, di come abbattere le barriere per una comunicazione fatta di affetti,
tenerezze, calore, gioia, solidarietà.
Ogni suo gesto nei confronti di Célia è segno del suo amore senza limiti.
Va in brodo di giuggiole davanti a lei,
gongola di felicità davanti a me.
Ma non gradisce essere preso in braccio.
A Paolino ho parlato di Padre Gino Burresi. L'ho portato con me due volte al Santuario
Regina degli Apostoli in via Antonio Pio 75, dove si sono svolti i funerali di Padre
Gino.
L'ultima volta Paolino ha manifestato segni di gioia, che ho interpretato come la gioia
di Padre Gino ad avermi ancora accanto, pensando ancora a lui.
Paolino ce l'ha inviato il Signore, un dono inaspettato, così come ci inviò gatto Mirko,
anch'esso adottato, che ha condiviso con noi diciassette anni della nostra vita,
confortandoci nei momenti di tristezza, di cui ci portiamo ancora dentro il dolore della
sua morte.
Quel gatto si era a poco a poco trasformato in roccia, su cui avevamo fondato la
nostra famiglia, perché era un gatto intraprendente, energico e volitivo e sosteneva la
nostra di volontà.
Egli amava sonnecchiare sul guanciale di Célia e pochi istanti prima di esalare l'ultimo
respiro è ancora riuscito con un balzo a raggiungere quel cuscino. Gli deve essere
costato una fatica immane, perché aveva già le zampine semi paralizzate.
Era l'ultima prova che voleva darci del suo amore.
Quell'immagine mi era rimasta scolpita davanti agli occhi, tanto da dover subito
pensare a prendere un altro gatto, perché l'assenza di gatto Mirko era così palpabile
nell'aria da dare forma ad altre assenze, il cui ricordo mi procurava sofferenza.
E anche perché pensavo facesse piacere a mia moglie Célia continuare ad occuparsi di
una creaturina, che le trasmettesse la sensazione di tenere tra le braccia un bebè.
Anche l'immagine di Padre Gino morente mi si è scolpita davanti agli occhi nel mio
immaginario, come quando ho visto morire di persona gatto Mirko, ed è per questo
che amo Padre Gino, come ho amato e amo gatto Mirko, tanto da scrivergli il 27 aprile
2011:
“Caro Gino,
io ti amo quanto amo il mio gatto, perché io adoro il mio gatto Mirko, è stato il nostro primo figlio adottivo, che ci ha confortati nei momenti di tristezza e di disperazione.
Gino, ti amo.
Riccardo”
Fratel Gino ne aveva di sensibilità per gli animali, tanto da lasciare scritto:
“Anche un animale si dispiace quando è trattato con durezza. Sempre pronto a rendere affetto secondo la legge naturale che l'uomo viola per i suoi egoismi raziocinanti, l'animale " sente " - e non si sbaglia - se la mano che gli porge il cibo ha un tocco carezzevole o è un distributore automatico.”
Paolino, come nella parabola del povero Lazzaro e del ricco Epulone, ha avuto misericordia e pietà verso Padre Gino Burresi e gli ha leccato le piaghe e le ferite.
Paolino è come uscito fuori dalla parabola del Vangelo, per entrare nei nostri cuori e
suscitare in essi compassione e misericordia.
Mi fa molta tenerezza mia moglie, quando mi dice che solo a contatto con gli animali,
la sua dolcezza viene fuori all'ennesima potenza.
Forse perché in Portogallo aveva un gatto tutto nero, Nerino (in portoghese Pretinho),
a cui era molto affezionata e che io ho conosciuto quando ero fidanzato con lei.
Mi soffiava sempre, perché non mi aveva accettato nel suo territorio.
Quando morì a soli sette anni, i parenti di mia moglie non l'avvisarono subito.
Lo venne a sapere solo a capodanno di tanti anni fa e anziché brindare all'anno
nuovo, blindò il suo dolore dentro il suo cuore, che era un cuore veramente
affezionato.
Quando nostro figlio adottivo giunse in Italia dal Brasile, non ci fu nessun colpo di
fulmine tra lui e gatto Mirko.
Il gattino non voleva mai salire sul letto di nostro figlio. E se ce lo mettevo con la
forza, saltava subito giù.
Mirko, Paolino
e Livia, la gatta adottata pure lei, ma che si fa i fatti suoi,
sono i nostri compagni di viaggio speciali.
Mia moglie ha detto che con l'arrivo di Paolino è entrato un raggio di sole nella nostra casa.
Riccardo Fontana
Tratto da: agensir
Nella vita di Gesù ci sono compagni di viaggio speciali: gli animali
di Gigliola Alfaro
Nelle librerie un libro di don Pierluigi Plata sugli animali citati da Cristo nel Vangelo. Ognuno è un simbolo ricco di significato. Sono quasi quaranta le specie richiamate, in più occasioni, dagli evangelisti
Cani, pecore, pesci, uccelli, anche cavallette, pulcini, moscerini, corvi… Sono alcuni degli animali citati da Gesù nel Vangelo. Ne parla don Pierluigi Plata, un sacerdote di Brescia, attualmente cappellano militare, nel libro “Fratello Agnello. Sorella Volpe”, nelle librerie, in occasione dell’inizio del Giubileo della Misericordia, sulla scia dell’enciclica “Laudato si’” e all’approssimarsi del Natale. “Nel presepio – sottolinea il sacerdote – viene subito richiamata la presenza degli animali, oltre la Sacra Famiglia”.
Don Pierluigi, qual è la peculiarità del suo libro rispetto ad altri che pure si sono occupati di animali presenti nella Bibbia?
“La specificità, rispetto a lavori del genere già esistenti, è quella di non fare riferimento ad altri passi della Bibbia, ma unicamente agli animali menzionati nel Vangelo. Spesso, infatti, ci si appoggia su come veniva considerato lo specifico animale nel pensiero ebraico, nella tradizione antico testamentaria, tralasciando come effettivamente Gesù considera quell’animale. Io bypasso tutto questo, cercando di evidenziare perché Gesù nei suoi discorsi desidera intenzionalmente menzionare quel tipo di animale. Così facendo si riesce a cogliere in pienezza la novità che il Figlio di Dio è venuto a portare, anche rispetto al mondo animale”.
Gesù come si pone di fronte agli animali?
“Nella vita di Gesù gli animali sono quasi una costante, dei veri e propri compagni di viaggio che lo aiutano a trasmettere il suo messaggio di salvezza per tutti gli uomini.
Ogni animale menzionato nel Vangelo – sono quasi quaranta richiamati più volte da tutti gli evangelisti – è sempre tenuto in grande considerazione e salvaguardato. Basti pensare all’agnello al quale Lui si sostituisce, divenendo l’unico ed eterno Agnello che si immola per tutti. E questo vale anche per colombe, tortore, capretto e persino per il vitello grasso. Ma anche per altri animali meno noti, come i corvi. Anche a questo volatile, che comunemente non gode di molte simpatie da parte degli uomini, il Padre celeste provvede”.
Come sceglieva Gesù gli animali da citare nelle sue parabole?
“Innanzitutto, gli animali sono presenti principalmente nelle parabole, ma non unicamente in esse. Solitamente la scelta è legata agli animali più diffusi e conosciuti al tempo in cui viveva Gesù e dal messaggio che vuole veicolare. Possiamo trovare un esempio nella parabola del ricco e del povero Lazzaro. In questa narrazione, che sembrerebbe già completa con la contrapposizione tra i due protagonisti, Gesù volutamente inserisce un cane che si accorge della situazione di difficoltà del povero e, materialmente, gli accarezza le ferite e le piaghe.
Un cane, senza che gli si chieda nulla, aiuta chi vede nel bisogno, mentre un uomo non si accorge, o peggio, fa finta di niente”.
Oggi il tema degli animali è di grande attualità anche per le parole di Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’…
“In più parti dello scritto pontificio sono menzionati gli animali. Due, tra i tanti, mostrano chiaramente il punto di vista del Papa. ‘Così come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature’, scrive il Pontefice. ‘Il cuore è uno solo e la stessa miseria che porta a maltrattare un animale non tarda a manifestarsi nella relazione con le altre persone. Ogni maltrattamento verso qualsiasi creatura è contrario alla dignità umana’, aggiunge”.
Alcuni, però, ritengono che siamo più sensibili agli animali che a bambini e persone abbandonate: lei che ne pensa?
“Questa domanda sta all’origine della decisione di scrivere il libro. In quanto prete a contatto sempre con la gente ho sentito la necessità di un approfondimento del tema, dando alcune linee guida per coloro che, soprattutto da credenti, amano gli animali e li considerano giustamente non un soprammobile o un optional ma neppure, tanto meno, un sostitutivo di qualcosa o qualcuno. C’è veramente tanta confusione con il rischio di sovvertire l’ordine posto dal Creatore. Tuttavia, questa erronea tendenza di essere più sensibili agli uni piuttosto che agli altri non può essere solo condannata e basta, va cercato un dialogo costruttivo. E quanto spero susciti il libro”.
Il suo libro a chi si rivolge?
“È un libro per tutti, credenti e non, interessati a capire meglio come il messaggio di Gesù abbia tenuto il regno animale in grande considerazione, tanto da trasformare questi ultimi in simboli ricchi di significati. Riaccendere i riflettori su alcuni animali per troppo tempo considerati comparse insignificanti è un modo per ritornare sulla parola di Gesù e sui suoi insegnamenti”.