Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
PADRE GINO BURRESI TRAFITTO DALL'AMORE DEL SIGNORE
Inizio col rendere pubblica, qui ed ora, la seguente testimonianza di Renzo Lucci, tratta da:
Petizione Pubblica a Papa Benedetto XVI
“Riabilitazione di Padre Luigi ( Gino ) Burresi da parte del Papa Benedetto XVI” (creata da me nell'Anno domini 2012).
Renzo Lucci ha reso la sua testimonianza quando il Papa in carica era già Francesco.
Infatti egli a lui si rivolge.
Mi chiamo Renzo Lucci, conosco Padre Gino Burresi, da sempre. Sono nato a Roma e provengo da una famiglia molto umile e fortemente bisognosa, questo santo uomo e sacerdote ci ha sempre aiutati in tutto ancora quando a San Vittorino era conosciuto come fratello Gino. Ho letto molto su di Lui, ebbene, posso dire che molti Santi sono dovuti passare per il crogiolo , esattamente, come fu per il caro San Pio da Pietrelcina, e ancora di più commovente per come accadde a Nostro Signore Gesù nella Sua passione. Reverendissima Santità Papa Francesco Primo, La invoco affinché sia fatta luce e resa giustizia in favore di questo santo sacerdote. Certo che lo Spirito Santo presto tornerà a toccare i cuori di molti che lavorano per altri fini contro la Santa Madre. Con via preghiera Ella, che può condonare e riabilitare tutto e tutti che venga annunziato al mondo che il ns. Caro Padre Gino e' tornato a casa discolpato da tutta questa grande infamia..
Renzo Lucci
Vorrei ora rivolgermi al Papa emerito Benedetto XVI con un nuovo testo, dato che Padre Gino Burresi nel frattempo è tornato alla casa del Padre.
Al Papa emerito Benedetto XVI
Caro Papa Benedetto, Tu che hai conosciuto di persona Padre Gino Burresi, sai quanto sia vero che egli sia stato trafitto dall'Amore del Signore.
Sono certo che Tu, appena salito sul soglio pontificio quel 19 aprile 2005, preso dalla paura di dover affrontare lo scandalo dilagante della pedofilia da parte del clero, che stava per far affondare la Chiesa, invece di chiedere aiuto a Padre Gino Burresi, l'hai condannato senza nemmeno accertarti se negli Acta Apostolicae Sedis fosse presente il decreto di condanna per abusi sessuali.
Ed infatti non c'è nemmeno l'ombra di quel decreto;
esiste solo il decreto Amministrativo, con una sanzione disciplinare che non riguarda l'accusa di abusi sessuali.
Nel frattempo sono stati scoperti gli altarini, sui quali è stato sacrificato Padre Gino.
La pentola a pressione, che contiene la condanna di Padre Gino Burresi, comincia a sbuffare.
Padre Gino è stato fatto cuocere a fuoco lento per decenni e credo sia arrivato il momento di toglierle il coperchio.
Non lo pensi anche Tu, Papa Benedetto?
Io credo che a quel tempo Tu avessi accanto dei cattivi consiglieri: un cardinale, che avrebbe poi scambiato i fumi dell'incenso con quelli dell'alcol, tant'è che è stato arrestato ubriaco alle Hawaii, un altro cardinale, che avrebbe scambiato l'economia della salvezza del Bambino Gesù con le sue transazioni finanziarie.
Saranno loro i cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore, a cui si riferisce Padre Gino nel suo messaggio del 2 aprile 2011, su cui ho fondato la petizione a Te rivolta per la sua riabilitazione?
Caro Benedetto XVI Ti chiedo di mettere in pratica tutte le bellissime omelie e tutti i magnifici libri che hai scritto su Gesù, e di fissare un appuntamento col Papa della Misericordia, Francesco, per consigliarlo di
revisionare il processo a carico di Padre Gino Burresi.
Non sono solo io a chiederlo. Dietro di me c'è tutto un mondo di seguaci di Padre Gino Burresi a domandartelo.
Solo che in questo momento la fiaccola del coraggio di Padre Gino ce l'ho in mano io.
Grazie dell'attenzione.
Riccardo Fontana
Tratto da: agensir
Misericordia
Papa Francesco al Giubileo dei sacerdoti: il prete si lascia trafiggere dall’amore del Signore e per la gente, non cerca consensi
di Giovanna Pasqualin Traversa
Nella Messa in piazza san Pietro, il Pontefice ricorda che il prete "secondo Gesù" è un buon samaritano per chi è nel bisogno, un pastore che rischia e si dona senza sosta al suo gregge, tiene le porte aperte ed esce a cercare chi non vuole più entrare perché nessuno deve perdersi.
Sa includere, si sporca le mani perché “non conosce i guanti”, non ha un “cuore ballerino” ma trafitto dall’amore per il Signore e per la gente e saldo in Dio. Non è un “ispettore del gregge” o un “ragioniere dello spirito”, ma un buon pastore sempre in cerca delle sue pecore per le quali, talvolta, sa anche “lottare con il Signore”. A tracciare l’identikit del “sacerdote secondo Gesù” è Papa Francesco, nell’omelia della Messa celebrata sul sagrato della Basilica Vaticana a conclusione del Giubileo dei sacerdoti e dei seminaristi.
Dove va il cuore? Nell’odierna solennità del Sacro Cuore di Gesù, il Papa ricorda che il cuore del Buon pastore “è la misericordia stessa”, “non si stanca e non si arrende mai”. Un cuore “proteso verso di noi, ‘polarizzato’ specialmente verso chi è più distante; lì punta ostinatamente l’ago della sua bussola, lì rivela una debolezza d’amore particolare, perché tutti desidera raggiungere e nessuno perdere”. Davanti al Cuore di Gesù “nasce l’interrogativo fondamentale della nostra vita sacerdotale: dove è orientato il mio cuore? Domanda che noi sacerdoti dobbiamo farci tante volte: ogni giorno, ogni settimana”.
I due “tesori”. Due, secondo il Papa, “i tesori insostituibili” del Cuore di Gesù: “Il Padre e noi”. Anche “il cuore del pastore di Cristo conosce solo due direzioni: il Signore e la gente”. Il cuore del sacerdote, scandisce Francesco, “è un cuore trafitto dall’amore del Signore; per questo egli non guarda più a sé stesso, non dovrebbe guardare a se stesso, ma è rivolto a Dio e ai fratelli.
Non è più ‘un cuore ballerino’, che si lascia attrarre dalla suggestione del momento o che va di qua e di là in cerca di consensi e piccole soddisfazioni; è invece un cuore saldo nel Signore, avvinto dallo Spirito Santo, aperto e disponibile ai fratelli”.
Cercare, includere, gioire. Queste, per Francesco, le tre parole-chiave. Il buon pastore, spiega, va in cerca della pecora perduta “senza farsi spaventare dai rischi; senza remore si avventura fuori dei luoghi del pascolo e fuori degli orari di lavoro e non si fa pagare gli straordinari”.
“Talvolta – aggiunge a braccio – deve uscire a cercarla, parlare, persuaderla, altre volte deve rimanere davanti al tabernacolo lottando con il Signore per quella pecora”.
Il suo cuore “non privatizza i tempi e gli spazi – guai ai pastori che privatizzano – non è geloso della sua legittima tranquillità, e mai pretende di non essere disturbato”. Il pastore secondo il cuore di Dio “non difende le proprie comodità, non è preoccupato di tutelare il proprio buon nome, ma sarà calunniato, come Gesù”. E ancora: “Ha il cuore libero per lasciare le sue cose, non vive rendicontando quello che ha e le ore di servizio:
non è un ragioniere dello spirito, ma un buon Samaritano in cerca di chi ha bisogno. È un pastore, non un ispettore del gregge”, trova perché rischia,
“se il pastore non rischia non è un buon pastore”, e vuole che “nessuno si smarrisca”. Per questo “non solo tiene aperte le porte, ma esce in cerca di chi per la porta non vuole più entrare. Come ogni buon cristiano, e come esempio per ogni cristiano, è sempre in uscita da sé”, è “un de-centrato da se stesso, centrato solo in Gesù”.
Non conosce i guanti. Per Francesco, il sacerdote di Cristo “è unto per il popolo, non per scegliere i propri progetti, ma per essere vicino alla gente concreta che Dio, per mezzo della Chiesa, gli ha affidato. Nessuno è escluso dal suo cuore, dalla sua preghiera e dal suo sorriso. Con sguardo amorevole e cuore di padre accoglie, include e, quando deve correggere, è sempre per avvicinare; nessuno disprezza, ma per tutti è pronto a sporcarsi le mani”.
“Il buon pastore – aggiunge a braccio – non conosce i guanti”.
Ministro della comunione “che celebra e che vive, non si aspetta i saluti e i complimenti degli altri, ma per primo offre la mano, rigettando i pettegolezzi, i giudizi e i veleni. Con pazienza ascolta i problemi e accompagna i passi delle persone, elargendo il perdono divino con generosa compassione. Non sgrida chi lascia o smarrisce la strada, ma è sempre pronto a reinserire e a ricomporre le liti”. “E’ un uomo – chiosa fuori testo – che sa includere”.
I “sì” nascosti. E se Dio è “pieno di gioia”, lo è anche il buon pastore, “trasformato dalla misericordia che gratuitamente dona, che gratuitamente dona”, ripete due volte Francesco. Nella preghiera “scopre la consolazione di Dio e sperimenta che nulla è più forte del suo amore. Per questo è sereno interiormente, ed è felice di essere un canale di misericordia, di avvicinare l’uomo al Cuore di Dio. La tristezza per lui non è normale, ma solo passeggera; la durezza gli è estranea”.
Dal Papa un ringraziamento personale ai presbiteri presenti: “per il vostro ‘sì’ e per i tanti ‘sì’ nascosti di tutti i giorni che solo il Signore conosce a donare la vita uniti a Gesù: sta qui la sorgente pura della nostra gioia”.
Un trittico di misericordia. La Messa ha concluso il Giubileo dei sacerdoti e dei seminaristi (1-3 giugno) al quale hanno partecipato oltre 6mila preti e seminaristi da tutto il mondo e che ha avuto come filo conduttore la misericordia. “Inaudito straripamento d’amore” e sempre “esagerata, eccessiva”, la ha definita il Papa declinandola con vigorosa intensità e accenti diversi nell’inedita “maratona spirituale” proposta in tre tappe al ritiro spirituale dei sacerdoti nelle basiliche di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura.