Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
VIANDANTI VERSO LA FRATERNA DOMUS DI SACROFANO (ROMA)
A me piacerebbe tanto partecipare al Convegno Generale della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria del 16-18 novembre 2018 a Sacrofano.
Avrei intenzione di prendervi parte solo per la giornata del 17 novembre.
Il problema è come arrivarci.
Conosco la stazione di Sacrofano.
Ma poi?
Ho chiesto a mia moglie Célia se mi ci accompagna. Lei mi ha risposto che i chilometri a piedi se li fa volentieri per andare a visitare i luoghi d'arte, non di certo per andare a sentire le relazioni che si terranno in quella sede.
Le ho replicato che c'è una relatrice, suor Angela Coelho, che è una sua connazionale, le ho mostrato la foto tutta sorridente, desideroso che si conoscessero.
Niente da fare.
Quindi credo proprio di non poterci andare a quel convegno. Ma sarò presente in spirito.
Io comunque di chilometri a piedi me ne faccio sempre tanti e sempre volentieri.
Ma anche mia moglie non è da meno. Posso dire che il camminare insieme è una di quelle cose che ci ha tenuti uniti ed allora pensavo che “viandare” verso la fraterna domus fosse un'ulteriore meta da condividere.
Coniugi fuori e dentro casa, ma soprattutto coniugi fraterni.
Quando vado a trovare mio padre in casa di riposo me ne faccio 5 di km a piedi: 2,5 km all'andata e 2,5 km al ritorno. Ma ormai la strada la so a memoria e le prime volte beneficiavo della scorta di mia moglie che è un provetto Cicerone.
Ho chiesto comunque a Padre Gino di far di tutto per convincerla lui.
Ieri parlavo con mia moglie proprio di Padre Gino Burresi.
Lei mi ha detto che se si fosse trovata nei suoi panni e fosse stata innocente, sarebbe uscita dalla congregazione, anziché accettare di vivere per il resto della sua vita nell'isolamento a cui la Chiesa lo ha condannato.
A quel punto ho pensato al passaggio del commento di Padre Gino del 2 aprile 2011:
“Ho inciampato
e la chiesa non mi sta
raccogliendo.
Solitudine a me dona,
a lei che avevo chiesto
Maternità.
E l'anima mia,
Povera,
Riconosce lo sbaglio
di aver scelto il dentro e,
Vorrei uscire
ma dentro dovrò stare,
per la madre
che non accetta,
Il bene del vero
che ho scoperto
per l'anima mia.”
Che potrebbe anche essere interpretato nel senso che Padre Gino si sarebbe pentito di non essere uscito dalla congregazione, di non aver sciolto i voti religiosi e che una volta deciso a rimanervi si sarebbe poi trovato intrappolato dalla Chiesa matrigna, specie nel momento in
cui aveva trovato il coraggio di uscire allo scoperto, per manifestare al mondo che anche a chi fosse inciampato come lui, la Chiesa continua a mostrare il suo volto materno e misericordioso.
Cosa che invece non gli è stato concesso di fare, perché gli hanno messo il bavaglio.
Ed ecco perché ho chiesto al Papa emerito Benedetto XVI di darmi una mano nella interpretazione del commento del 2 aprile 2011 di Padre Gino.
Mi mancano i tasselli per ricostruire il mosaico.
E non solo a me.
Mancano a tutti coloro che chiedono che venga detta una volta per tutte la verità sul caso “Padre Gino Burresi”.
Ora penso che Benedetto XVI la conosca a memoria quella verità e sarebbe un vero peccato se se la portasse nella tomba. Non sarebbe per lui un buon viatico.
Ieri alla televisione, nella trasmissione di Corrado Augias “Quante storie”, l'ospite invitato era frate Enzo Fortunato, giornalista e scrittore, e direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi.
Hanno raccontato di San Francesco e del suo coraggio di dire NO a un papa, Innocenzo III, e del sogno di quest'ultimo, che lo fece tornare sui propri passi, convincendolo a ricevere Francesco e ad ascoltarlo.
Ed è proprio a questo proposito che volevo fare la seguente proposta.
Dato che il Convegno Generale della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria si svolge dal 16 al 18 novembre p.v. a Sacrofano, perché non organizziamo una fiaccolata a Piazza San Pietro per chiedere ai due Papi di occuparsi di Padre Gino Burresi?
Prima o dopo il convegno.
Ricevo da anni tanti commenti di persone che chiedono la verità sul caso di Padre Gino.
Andiamo a chiederla di persona in Piazza San Pietro, come stanno facendo da anni la madre ed il fratello di Emanuela Orlandi.
Se siamo convinti che a Padre Gino Burresi sia stata fatta una ingiustizia, andiamo a dimostrare!!!!
Tiriamo fuori anche noi il coraggio di San Francesco d'Assisi o di Santa Caterina da Siena.
Posso capire, anche se è difficile capirlo, che quando Padre Gino era ancora vivo, la gente diceva che egli stesse patendo per l'umanità e quindi si trattava di una sofferenza ineluttabile.
Ma se così fosse, allora perché Padre Gino ha chiesto maternità alla Chiesa in quel messaggio del 2 aprile 2011? Poteva continuare a soffrire e starsene zitto.
Mia moglie la settimana scorsa è andata a visitare Viterbo e di chilometri a piedi se n'è fatti tanti per visitare i luoghi d'arte di questa cittadina.
Mi ha raccontato che a Viterbo si è svolto il primissimo conclave della storia cattolica ed è da allora che l'elezione papale ha assunto il nome di conclave.
Perché dato che i cardinali non si mettevano d'accordo, il popolo viterbese, esasperato, decise di segregare i cardinali all'interno del Palazzo dei Papi, (clausi cum clave), e di ridurre drasticamente il loro vitto, riuscendo addirittura a scoperchiare il tetto dello stesso Palazzo per far passare loro il vitto, pur di accelerare la fumata bianca.
Fu il primo ed il più lungo conclave della storia, durò 1006 giorni.
Possiamo quindi vedere il potere che il popolo ha, anche sui cardinali e persino sui papi.
Ora che Padre Gino Burresi è morto, cosa ci trattiene più dal dimostrare perché venga fatta chiarezza sulla sua vicenda.
Ha ragione Renzo Lucci, quando, rivolgendosi a Papa Francesco scrive:
“Con viva preghiera Ella, che può condonare e riabilitare tutto e tutti che venga annunziato al mondo che il ns. Caro Padre Gino e' tornato a casa discolpato da tutta questa grande infamia..”
E questo lo ha scritto prima che Padre Gino Burresi morisse.
Ha quasi valore profetico.
Io il coraggio ce l'ho di partecipare alla fiaccolata e se qualcuno è titubante, posso accendere la sua fiaccola con la fiamma della mia fiaccola del coraggio di Padre Gino.
Riccardo Fontana
(Tratto da: sanfrancescopatronod'italia)
Francesco d' Assisi e Innocenzo III: un sogno in comune?
di Edoardo Scognamiglio
Francesco non incontrò un Papa aperto al dialogo, né disponibile ad ascoltare e, checché ne dicano gli agiografi e alcuni biografi ufficiali, non fu per niente facile arrivare nel 1221 all’approvazione della Regola.
Molte riletture posteriori risentono del fascino che Francesco esercitò su storici, scrittori e teologi. Alcune fonti estranee ci dicono che la reazione del Papa fu, al primo incontro, negativa: la biografia di san Bonaventura afferma che Innocenzo III, in un primo momento, cacciò via con sdegno, come un importuno, quel visitatore strano (cf. Leggenda maggiore 3,9). Innocenzo III si convinse di ricevere quei barboni sia per un sogno rivelativo che fece dopo aver incontrato il Poverello, sia perché Francesco rispose alle obiezioni del Papa riguardo all’eccessivo rigore imposto dalla sua Regola, parlando di Madonna Povertà.
Il Papa si convinse anche per la visione che in sogno ebbe della Basilica del Laterano cadente e di un uomo poverello, piccolo di aspetto, che la sosteneva mettendovi sotto le spalle perché non cadesse. Di là della verità di questi racconti, comunque, papa Innocenzo III approvò la Regola, non senza compromessi e tagli! Il vero miracolo di questo racconto edificante non è il sogno d’Innocenzo III, né lo sono le sue presunte rivelazioni oniriche, bensì il fatto stesso che un gruppo di barboni fosse riuscito ad avere udienza da un Papa potente ed energico, che non aveva certo tempo da perdere viste le preoccupazioni che la Chiesa viva in quel periodo sia ad intra (gli eretici) che ad extra (principi e nobili, re e guerre, eserciti e crociate). Il miracolo ci fu, eccome!
Io credo che in questo preciso momento della Chiesa cattolica, la docilità, l’umiltà e la semplicità del Poverello siano riapparse come qualità proprie di papa Francesco che desidera avere attenzione per i poveri e sogna una Chiesa nuda, spogliata cioè delle sue stesse presunzioni di verità e dedita totalmente al Cristo crocifisso e risorto che è presente nella storia degli ultimi, degli abbandonati, di quanti sono lo scarto dell’umanità e costituiscono il vero rifiuto della società.
Edoardo Scognamiglio
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