Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
PADRE GINO BURRESI, L'ALTRA META' DI ME ?
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13)
Non mi vergogno di confessare che dopo aver
ricevuto il messaggio di Padre Gino Burresi del
2 aprile 2011, vedendo nel tempo inadempiuta la
sua richiesta di maternità rivolta alla Chiesa,
affinché lo raccogliesse dopo l'inciampo, ho
pensato di dare la mia vita per lui.
Immaginavo che solo dopo un gesto eclatante
come quello, accompagnato da una mia lettera
ad un quotidiano romano, il Vaticano si sarebbe
visto costretto a riaprire il caso riguardante
la vicenda di Padre Gino Burresi, incalzato
dall'onda mediatica suscitata dal mio atto
estremo.
Rimuginavo il versetto
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13)
e vedevo in Padre Gino Burresi un amico, a cui
dimostrare che l'amore più grande a cui si può
rinunciare è quello per la propria vita, per donarla
per la sua causa.
Se potessi rivolgere una domanda al papa emerito
Benedetto XVI o al papa in carica Francesco,
domanderei loro se volendo io sacrificare la mia
vita per il trionfo della verità riguardante il
processo a carico di Padre Gino Burresi, verrei
considerato un suicida o un martire della verità?
Perché il confine mi sembra molto labile.
E qualora dal risultato delle indagini condotte
dalla magistratura italiana in collaborazione
con gli inquirenti vaticani risultasse che a Padre
Gino Burresi sia stato effettivamente fatto un
processo kafkiano, la responsabilità del mio atto
estremo ricadrebbe comunque su di me
oppure sul papa emerito Benedetto XVI, che ha
confermato in forma specifica la condanna
del 27 maggio 2005 ovvero su Papa Francesco,
che in un certo modo l'avrebbe avallato, non
avendo proceduto a tutt'oggi ad alcuna revisione
di detto processo, per fare uscire finalmente
la verità, nonostante esista una petizione rivolta
allo stesso papa Francesco, finalizzata alla
riabilitazione di Padre Gino Burresi, contenente i
riferimenti per risalire a detto messaggio del
2 aprile 2011?
Ai posteri (inquirenti) l'ardua sentenza.
La settimana scorsa, in attesa dell'arrivo del treno
che ci avrebbe portato verso la casa di riposo,
dove risiede mio padre, io e mia moglie Célia
abbiamo conosciuto una ragazza.
Ci ha chiesto di farle compagnia durante un tratto
di viaggio.
Era accompagnata dalla sua cagnolina.
Ci ha raccontato di averla presa come pet therapy,
dalla cucciolata di una sua amica, in quanto il
medico dal quale è in cura ha pensato che il
legame con un animale l'avrebbe potuta aiutare a
convivere meglio con la sua patologia.
E' affetta da bipolarismo.
“Il Disturbo Bipolare (o disturbo maniaco-depressivo, o bipolarismo o depressione bipolare) è un disturbo dell’umore che colpisce circa il 3% delle persone nell’arco della vita, sebbene circa il 5-10% della popolazione generale soffra di disturbi della sfera affettiva. È un disturbo complesso, difficile da riconoscere, anche perché il quadro clinico è multiforme e frequentemente associato ad altri disturbi psichiatrici quali l’abuso di sostanze, i sintomi psicotici (come deliri ed allucinazioni), i disturbi di personalità, i disturbi d’ansia, i disturbi del controllo degli impulsi.
Il soggetto che ha un disturbo bipolare non ha la consapevolezza di averlo nella maggior parte dei casi, perché le fasi ipomaniacali e maniacali sono percepite come normali. È un disturbo che se non riconosciuto e curato correttamente può avere gravi conseguenze: molte ore di lavoro perse, rottura di relazioni affettive, periodi di spesa eccessiva e immotivata, periodi di maggiore disinibizione sessuale o di maggiore litigiosità e nervosismo, maggiore rischio di suicidio, oltre a molta sofferenza soggettiva.
Il disturbo bipolare è caratterizzato dalla perdita più o meno marcata di equilibrio, per cui si osserva da un lato, un’instabilità affettiva, una labilità emotiva, una lunaticità esasperata, che si riflette nella vita personale e relazionale del soggetto; dall’altro, momenti di fissazione del tono dell’umore, tra la depressione da una parte e l’eccitamento (ipo)maniacale dall’altra. Con l’umore variano i livelli di energia fisica, la sensazione di maggiore o minore efficienza mentale, la qualità e la forza dei pensieri, il sonno, l’appetito e il peso, la reattività agli eventi e alle provocazioni. In pratica assieme all’umore vengono coinvolte le emozioni, i pensieri, i comportamenti, il modo di prendere le decisioni e le priorità.” (Tratto da: studicognitivi)
Anche la ragazza aveva avuto qualche episodio di
tentato suicidio, da cui era stata sempre salvata, o
da se medesima, come quando, dopo essersi
impasticcata, ha fatto in tempo a chiedere aiuto e
le hanno fatto il lavaggio gastrico, o da parte di
altri che sono intervenuti in tempo, come quando
si stava buttando giù da un ponte, “per uccidere
la parte interiore di me che mi faceva soffrire” ci
ha detto.
Come prima cosa da dire a quella ragazza mi è
venuta in mente una frase che lessi una volta
su internet:
'il suicida è colui che non ha la pazienza di attendere il domani'
Subito se l'è appuntata sul blocco note del suo
cellulare, memoria incancellabile del nostro
incontro, che - le ho detto - era stata forse la sua
mamma defunta ad organizzare.
Aveva molto sofferto per la perdita della mamma e
non aveva pensato che potesse in quel
momento trovarsi proprio tra noi, su quel treno.
Il tempo che abbiamo trascorso insieme l'abbiamo
dedicato alla condivisione delle nostre
esperienze.
Ci siamo fatti a vicenda delle iniezioni di coraggio,
col proposito di pensare sempre in positivo.
Fino a quando è arrivato per me e per Célia il
momento di scendere, mentre lei ha
proseguito il viaggio alla volta della sua meta.
Ognuno con l'altra metà di noi nel cuore.
Ho toccato con mano che la salvezza è
nell'incontro, che dobbiamo sempre sollecitare e
mai rimandare, perché colui o colei che
incontriamo potrebbero avere bisogno proprio di
noi che non ci troviamo lì solo per caso.
Così come da un incontro tra me e il papa emerito
Benedetto XVI e papa Francesco
potrebbe finalmente scaturire quella revisione del
processo a carico di Padre Gino Burresi,
da tanto auspicata da moltissimi suoi figli
spirituali sparsi nel mondo.
Con i due papi potrei parlare della genesi del mio
blog “nelsegnodizarri”, di come mi sia
trovato ad essere il custode del messaggio del 2
aprile 2011 di Giò, nel quale con gli occhiali
della carità e della speranza ho riconosciuto
Padre Gino Burresi, di come pensando l'altro
giorno ai Diaconi fr. Davide, fr. Giambattista e fr.
Tullio, Servi del Cuore Immacolato di Maria, (che
sabato 24 Novembre 2018 saranno ordinati
Sacerdoti da S.E.R. il Card. Mauro Piacenza
(Penitenziere Maggiore) alle ore 11:00, presso la
Parrocchia "Sacra Famiglia", a Roma, in Via
di Villa Troili n° 48), dopo avere espresso a Padre
Gino il mio desiderio di estendere loro il
suo abbraccio, perché sicuramente avrebbe loro
fatto piacere, mi sia ritrovato a piangere,
vedendo in quelle lacrime il segno di Padre Gino
di voler esaudire quel mio desiderio.
Padre Gino Burresi, l'altra metà di me? Non lo so.
Saranno i papi Benedetto XVI e Francesco a
dirmelo, se nel nostro incontro sentiranno
la sua presenza tra di noi.
Riccardo Fontana