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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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IL PRIMO COMPAGNO DI GESU' SULLA VIA CRUCIS

 

V^ STAZIONE
Gesù è aiutato dal Cireneo
 
 

 

"Mentre lo conducevano verso il luogo del Golgota, costrinsero un tale che passava, un certo Simeone di Cirene, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. "Chi non prende la sua croce e non mi segue - dice il Signore - non è degno di me".
"Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo"."

 

http://www.donivano.it/2019/04/06/i-compagni-della-passione-il-cireneo/

 

IL CIRENEO:  SE QUALCUNO VUOL VENIRE DIETRO A ME …

 

 

Il primo compagno di questa “Via Crucis” è il cosiddetto cireneo, che, da allora, è divenuto sinonimo di chi si sobbarca i pesi degli altri o fa da spalla in aiuto a chi è nel bisogno. Proprio perché cammina nella medesima direzione e condivide gli oneri con chi è meno fortunato è da considerarsi un vero compagno, uno che patisce insieme, uno che fa la stessa strada. Quello che più colpisce è il fatto che egli debba prendere la croce di Gesù, sia costretto a farlo, si pretenda da lui che lo accompagni fino al Calvario, portando il patibolo che non è suo. E per quella strada la deve portare lui al posto di Gesù, il quale, evidentemente, non la saprebbe portare da solo, anche perché rischia di non reggere la salita al patibolo, di non arrivare fino in fondo a bere l’amaro calice.

Lo consideriamo per quello che ci dicono i vangeli e per il modo con cui è stato rappresentato e interpretato nei secoli, vera icona di colui che, per Gesù, dovrebbe essere ogni uomo, soprattutto se ha intenzione di seguire il suo esempio: “Se qualcuno vuol venire dietro a me …”. Il discorso fatto è molto chiaro ed è rivolto alla folla, cioè a tutti: uno che ha preso la decisione di seguire quel Maestro non deve far altro che prendere la croce, ognuno la sua e, secondo la versione di Luca, portarsela “ogni giorno”, perché essa è una realtà quotidiana. Non è dunque uno strumento di morte e neppure va considerato un mezzo di patimento secondo l’immagine che se ne può avere, considerando quel patibolo infamante; è piuttosto la scelta deliberata di amare anche a non essere amati, di proseguire il cammino anche a dover affrontare ostacoli che sembrano insormontabili, di continuare a dare di sé anche a rimanere soli in questo atteggiamento. Qui però, con il cireneo, viene chiesto di prendere anche la croce dell’altro, o di portarla insieme ad altri …

don Ivano

 

Carissimi,

chissà chi avrà avuto come amico Padre Gino Burresi, specialmente a partire dal 27 maggio 2005, data della sentenza di condanna, fino alla sua morte, avvenuta il 3 maggio 2018.

Mi è stato detto su questo blog da chi lo conosceva, che voleva stare sempre solo.

La sua unica compagna era la sua agenda.

Come un diario, il diario della sua via crucis, con le sue riflessioni, le sue preghiere spontanee, i suoi lamenti.

Sicuramente su una pagina di quell'agenda avrà scritto quella preghiera accorata alla Chiesa, che mi ha fatto pervenire sul mio blog il 2 aprile 2011 sotto il nome di Giò.

Ed ecco quello  che resterà nella storia della Chiesa il testamento spirituale di Padre Gino Burresi, martire della Chiesa che soffre, da me raccolto e divulgato attraverso il mio blog al mondo intero.

Riccardo Sante Maria Fontana

 

Giò 04/02/2011 14:27

Sono dentro,
donna o uomo che vive li
nel seno di questa chiesa.
Da me amata,
desiderata e capita...
Sono dentro.
Mi manca aria,
Aspetto l'alba,
Vedo tramonto.
La chiesa dei cardinali
madri per gioielli,
matrigne per l'amore.
Ho inciampato
e la chiesa non mi sta
raccogliendo.
Solitudine a me dona,
a lei che avevo chiesto
Maternità.
E l'anima mia,
Povera,
Riconosce lo sbaglio
di aver scelto il dentro e,
Vorrei uscire
ma dentro dovrò stare,
per la madre
che non accetta,
Il bene del vero
che ho scoperto
per l'anima mia.

Chiesa,
Antica e poco nuova,
Barca in alto mare,
Getta le reti
Su chi ti chiede maternità.
Madre o matrigna,
per me oggi
barca in alto mare
che teme solo di
Affondare!
Matrigna.



04/03/2011 19:48


Caro Giò, sento sulla mia pelle e dentro le mie viscere la tua sofferenza. Sia per te
un balsamo questa canzone d'amore che ti dedico e ti canto a squarciagola. Ti abbraccio e ti
tengo sul mio cuore materno.


Riccardo



giò 04/03/2011 20:22


ti ringrazio riccardo!
Sono felice di averti vicino!
Questa sera mi tocco in silenzio il labbro superiore,li ho sempre trovato il desiderio di un bacio che,nel tempo gli ho negato e oggi è ancor più desiderato.
Ti ringrazio anche per la canzone che porta piacere alla sofferenza.
Accolgo l'abbraccio materno.
G

 

RIABILITAZIONE POST MORTEM DI PADRE GINO BURRESI

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