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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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Balbettami il Tuo Sì, Amore mio ( ché poi balbetterò anch' io )

► 2:50► 2:50
www.youtube.com/watch?v=p81jShLZRlQ21 feb 2009 - 3 min - Igiogio

 

balbuzienti.altervista.balbettare+il+tuo+io  comunità italiana balbuzienti

 

fan

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Messaggioda fan » ven set 23, 2011 6:49 pm

Contro tutto, sono completamente d'accordo con questa tua affermazione:

<<....ti assicuro che se anche scrivessi cose utili al 100% la percentuale di chi ne usufruisce correttamente è minima. >>

boblatte
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Messaggioda boblatte » mer set 28, 2011 12:12 pm

Fan più o meno ho la tua età . Il contributo che hai portato è molto importante perchè traccia la strada. Le stesse, identiche, sensazioni che hai descritto le ho analizzate anch'io. La balbuzie segue una sua logica comune per tutti i balbuzienti. Ha le stesse origini, gli stessi meccanismi, gli stessi scopi. Quanto hai descritto è la parte nascosta della balbuzie. La balbuzie non la possono capire le persone normali, perchè è fatta da emozioni e percezioni che loro non provano e per ora non sono fotografabili. I giovani sanno poco di se stessi dentro, han vissuto poco, credono di aver la verità  in tasca dopo aver letto qualche articolo X del professor X , non è così. Solo le persone balbuzienti di una certa età , sensibilità , cultura possono chiarire questo problema. Per questo il tuo lavoro è utile. Il balbuziente è una persona rigida, deve proteggersi dalle paure, difficilmente accetta convinzioni diverse dalle sue, per cui non ti aspettare consensi, fallo solo per te stesso. Io credo di avere una balbuzie più grave della tua e penso di aver avuto l'opportunità  di approfondire il problema, perchè forse ho analizzato emozioni più profonde ed intense, non spiegherò niente finchè non avrò eliminato la mia balbuzie; ho un cosa da dire, quando descrivi le sensazioni, le emozioni, gli stati d'animo sei profondo, preciso ed è proprio così, invece quando tiri fuori una teoria, un ipotesi, per spiegare non è come tu dici. Ti sei fermato al solito muro del pensiero razionale, oltre c'è ancora molto. Cmq i meccanismi, le motivazioni, della balbuzie seguono un processo psicologico semplice, preciso, lineare, logico, direi dimostrabile, non esistono cose preesistenti in noi, o geni, o DNA, o anomalie e disfunzioni del cervello. Un esempio: quando parli di freno a mano tirato o di sentirsi diversi è vero, è proprio così, questo ci porta a balbettare, ma sono reazioni, censure, conseguenze a processi emotivi già  in atto e che persistono nel profondo, dovuti a disagi vissuti nell'infanzia, l'ho riscontrato infinite volte. Fidati è così, lo sai anche tu, non è la ragione, ma le emozioni che ti fanno vedere la verità . Tanto per concludere il discorso, per guarire definitivamente dalla balbuzie occorre, sia ridurre i processi negativi alcuni descritti da fan, sia ricostruire, accettare e riconoscere quella parte di noi che è stata soffocata in passato. La fase più difficile è la seconda. Dalla mia esperienza sembra sia possibile. Non sono illusioni o sogni. Lo spettro della balbuzie è ampio, mi riferisco a quelli sfortunati che la balbuzie la soffrono e non riescono ad uscire.

fan
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Messaggioda fan » mer set 28, 2011 7:47 pm

Boblatte, E' inutile dire che questo tuo intervento mi fa molto piacere, vedo che siamo d'accordo su moltissimi aspetti. Mi sembra di capire che anche tu stai facendo un percorso di autoanalisi, o forse non proprio, puoi confermarlo oppure precisare questo aspetto?

Tu scrivi: << non esistono cose preesistenti in noi, o geni, o DNA, o anomalie e disfunzioni del cervello. Un esempio: quando parli di freno a mano tirato o di sentirsi diversi è vero, è proprio così, questo ci porta a balbettare, ma sono reazioni, censure, conseguenze a processi emotivi già  in atto e che persistono nel profondo, DOVUTI A DISAGI VISSUTI NELL'INFANZIA >>

Boblatte. se fossero disagi vissuti nell'infanzia come spieghi che sia io che mio figlio abbiamo balbettato dall'emissione delle prime parole? Poi la familiarità , nel mio caso si è manifestata per 6 generazioni consecutive, secondo te abbiamo tutti avuto dei disagi nell'infanzia? Al limite potrebbe anche essere ma mi è molto difficile da credere. Perciò non so come fai essere così sicuro.

Ma mi attrae molto di più la parte analitica- emozionale di ciò che scrivi, perchè non esponi qualche aspetto che magari io non ho ancora parlato? Potrebbe essere utile per me e per tutti quelli che seguono l'aspetto psicologico della balbuzie, non aspettare di essere guarito completamente dai...

boblatte
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Messaggioda boblatte » dom ott 02, 2011 6:34 pm

Ho poco tempo per il computer. Fino a 50 anni pensavo che la balbuzie era la causa delle mie ansie, delle mie paure, credevo che la colpa era mia e cercavo la soluzione nei metodi; poi circa 10 anni fa, mi convinsi che la balbuzie non centrava, il problema era dentro, in me esistevano dei meccanismi che mi impedivano di uscire a parlare, era vietato esternare me stesso. Così mi convinsi, invece di combattere o reprimere le paure, di ascoltarle, di esplorarle, di viverle. In fondo sono parte di me. Quando avevo la possibilità  mi sdraiavo e vivevo lo star male il più intensamente che potevo, cercando di percepire le cause, il perchè. E' un po' come il mal di denti, quando tocchi la causa vera il dolore si amplifica. Il pensiero può ingannare, distorcere la realtà ; le emozioni invece sono sincere.

In tutte le persone c'è un dualismo fra mente e Sè, fra pensiero ed essere, nel balbuziente la mente domina e soffoca il Sè. Il balbuziente dovrebbe ascoltare meno la mente, che è impostata per castrarlo nella parola e dar molto, molto più spazio al Sè. Il problema è che la mente la sente come la forza, la vittoria, la luce e la segue come una chimera; mentre il Sè lo avverte come un vuoto, una macchia scura, il pericolo, il malato, il pezzente e lo rimuove.

Come spiegare le 6 generazioni, lo sai anche tu che non avendo dati o riscontri è impossibile. Ti posso spiegare come si può trasmettere da genitori a figli. Con mia figlia sono sempre stato molto attento, tuttavia verso i 10-12 anni erano sorte delle incertezze nella parola. Non so bene quando, ma mia figlia sviluppò un violento rifiuto di noi genitori e impostò una sua vita, pur vivendo in casa, fuori dalla famiglia. L'ho seguita senza ricattarla o legarla. Ora ha una parlata sciolta, tutto ok, ma per un periodo ha dovuto allontanarsi da noi. Una volta mi disse che io avevo invaso la sua sfera vitale. Non sapevo cosa volesse dire. Ora che sto cercando di formarmi il Sè e ho capito i meccanismi della mente, ho compreso cosa voleva dire. Nonostante le mie attenzioni, col comportamento, col tono della voce, con le manie, con le mi credenze, le priorità , le preoccupazioni, i consigli, ecc., comunicavo e imponevo a mia figlia la mia mente di balbuziente, la mia volontà , lei valeva niente nel mio comunicare e si sentiva in colpa, per fortuna che non ha interiorizzato e che in lei ci fu quel violento rifiuto di noi genitori. Se l'avessi legata e ricattata con i sensi di colpa probabilmente sarebbe diventata balbuziente. C'è una traccia nella tua risposta, la prendo come esempio, non vuol dire niente, ma forse ti può far pensare. Io esagero. Mi chiedi una cosa sulle emozioni, che tu vuoi, poi mi dici dai'¦ Analizziamo. Tuo figlio senz'antro ti vuole bene e per questo le sue scelte nei tuoi confronti sono difficili e a volte con sensi di colpa. Ammettiamo che invece di rivolgerti a me ti sia rivolto a lui, cosa succede? Chiedi che venga fatta una cosa, quindi non è una sua scelta, ma è la tua volontà  e poi aggiungi 'DAI'¦' ( comunichi buonismo, accentui il tuo volere ) che vuol dire? O ubbidisce e quindi si sottomette, o rifiuta e si sente una carogna, al figlio non viene data scelta, si creano sensi di colpa, se è sensibile gli è più difficile staccarsi, rifiutare le tue imposizioni, la tua figura in lui diventa più potente, più difficile da superare. Il balbuziente è una persona soffocata, senza personalità , si adatta perchè la vita va avanti. E' un meccanismo sottile e nello stesso tempo facile da realizzare, molto comune, non si ha tempo per riflettere, spesso si vuole il risultato subito, il ricatto è la strada più immediata. Se in una famiglia è una abitudine e se le persone bono sensibili'¦ ehm! Si può arrivare anche alla settima generazione se non si cambia.

fan
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Messaggioda fan » dom ott 02, 2011 8:28 pm

Boblatte, tra tutti coloro che ho potuto scambiare delle esperienze, devo dire che la tua è la più profonda dal punto di vista analitico introspettivo, e anche quella che si avvicina di più al mio percorso psicologico.

Mi ha colpito questo tuo passaggio:
<< In invece di combattere o reprimere le paure, di ascoltarle, di esplorarle, di viverle. infondo sono parte di me. Quando avevo la possibilità  mi sdraiavo e vivevo lo star male il più intensamente che potevo, cercando di percepire le cause, il perchè. >>

Si anch'io faccio così, e come te mi chiedo il perchè e cerco di capire le concatenazioni che ci possono essere.

Riguardo l'inizio di balbuzie di tua figlia a 10-12 anni, che mi sembra di capire che ti senti parzialmente responsabile, non dimenticare che potrebbe aver avuto in se già  una certa predisposizione in questi casi e facile lo sfociare del difetto anche a quella età .
Fortunatamente il problema poi si è risolto da solo.

Ti ho chiesto di raccontare qualcosa sulla tua analisi, per poter fare dei confronti con la mia, e per far conoscere a chi ci legge un esempio di analisi vista da un altro balbuziente, ma non avrei mai fatto delle ulteriori pressioni se tu non avessi acconsentito.

Vedi, secondo me, questo scambio di esperienze, molto personali, possono avvenire soltanto perchè siamo protetti dall'anonimato, questo ci perette di dire cose che nella vita normale è molto più difficile esternare, e anche controproducente specialmente tra genitori e figli, perciò non mi sognerei mai di invitare mio figlio ad raccontarmi della sua interiorità  di balbuziente.

Sono d'accordo sulle tue considerazioni sul se e la mente (inconscio), poi dici una grande verità :
<< Il pensiero può ingannare, distorcere la realtà ; le emozioni invece sono sincere. >>

Ti ringrazio per la tua testimonianza, mi è stata molto utile, a volte pensavo di essere l'unico ad analizzarmi così, e invece ci sono altri balbuzienti che stanno facendo il mio stesso lavoro, questo rafforza la convinzione che non siamo sulle nuvole.

marcanto
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Messaggioda marcanto » dom ott 02, 2011 11:18 pm

Gran belle riflessioni! Sono straconvinto che la presa di coscienza di come ci poniamo emotivamente dinanzi agli altri, del perchè, eccetera... dia uno strumento utilissimo per tentare di recuperare la normofluenza. Per citare una metafora fatta di recente qui sul forum, non ricordo da chi, secondo cui "la balbuzie è una guerra, un corso ti da un'arma, senza corso combatti a mani nude", direi che una profonda autoanalisi ti da un bazooka...
Per tornare all'argomento su quanto c'entri il DNA, io penso che c'entri in buona parte, ma che non sia inesorabilmente determinante.
Come un computer, noi siamo fatti di hardware e software, e l'hardware non ce l'abbiamo tutti uguale. Un PC con una scheda grafica moscia e un hard disk veloce è ottimo per trasferire dati, ma sui videogiochi sarà  sempre in difficoltà . Similmente, che il figlio di due musicisti abbia un buon orecchio me lo aspetto, che ce l'abbia il figlio di due calciatori meno. Il figlio di una dinastia di pavidi me lo aspetto più probabilmente pavido che coraggioso.
C'è un'espressione inglese, "fight or flight", che descrive come uno stesso gruppo ormonale (mi scusino i biologi se uso termini a sproposito, ma questo non è il mio terreno) scateni in alcuni individui l'impulso di attacco, in altri quello della fuga. Gli uni possiamo chiamarli combattenti nati o attaccabrighe, gli altri vigliacchi o prudenti, sta di fatto che quando vengono seriamente provocati, alcuni vedono rosso e cominciano a menare le mani, altri sentono le gambe molli.

E'  vero che col software si possono compensare in buona parte le differenze di hardware: un figlio di due calciatori mandato per anni a lezione di musica da buoni maestri, potrebbe ben acquisire un orecchio decente, così come il figlio di due pavidi può venire educato al coraggio e diventare perfino un eroe. Ma spesso le nostre esperienze, anzichè compensare le attitudini, le rimarcano: al figlio di due musicisti sarà  da sempre propinata molta musica, al figlio dei calciatori saranno comprati tanti palloni, e al figlio di pavidi verrà  sempre ansiosamente raccomandato di mettere la maglia di lana e tenersi lontano dai guai!

Io ritengo che la balbuzie nasca fondamentalmente dalla paura. Uno che fin da bambino tenda ad avere reazioni di tipo "fight", non me lo vedo che diventi balbuziente; qui dunque direi che c'entra la predisposizione. Come e perchè la paura inneschi la balbuzie non so, qui di nuovo penso che ci possa entrare moltissimo la predisposizione: chissà  quanti, pur pavidissimi, esprimono la loro paura in modi affatto diversi dalla balbuzie, che so, scappano, svengono, piagnucolano, o compiono atti di autolesionismo.
Però con l'autoanalisi, soprattutto in età  matura, credo che si possa compensare molto "in software" questo difetto a cui il nostro hardware ha spianato la strada. Cominciando a chiedersi "ma di CHE ho paura, di CHI ho paura, che mi può mai fare?", obbligandosi a piccoli atti di coraggio, rafforzando pian piano la propria autostima, si può imparare a comportarsi da coraggiosi prima, e diventarlo davvero poi: se non per carattere, almeno per abitudine.
E dalla testimonianza di boblatte, vedo che anche se non si riesce ad acquisire quel coraggio, nel momento in cui si parla, che perette di venire personalmente fuori dalla balbuzie, quantomeno si può tenerne fuori la generazione successiva; capendo, in fondo, che forse si appartiene a una stirpe di calciatori, ma il figlio sarà  più contento se musicista, e quindi è opportuno, mentre cresce, proporgli chitarre e distoglierlo dai palloni di cuoio...

fan
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Messaggioda fan » lun ott 03, 2011 8:42 pm

Marcando, i tuoi esempi per spiegare la relazione tra predisposizione (DNA) della balbuzie e cause dovute all'ambiente familiare sono perfetti chiari e danno un'idea molto ampia delle varie combinazioni possibili, hardware e software mi piace questa allegoria. Sono perfettamente d'accordo.

Sulla teoria di ' fight' e 'Flight' invece, la ritengo giusta ma non applicabile alla balbuzie, noi non possiamo essere ' fight' non possiamo attaccare lottare contro il nostro nemico, non abbiamo armi, non sappiamo dov'è, dove sta, non sappiamo chi è, sappiamo solo che ci fa tanta paura.
Per essere 'fight' bisogna dotarci di quel bazooka di cui parli tu....l'autoanalisi.

Tu dici: <<ma di CHE ho paura, di CHI ho paura, >> io mi fermerei alla prima domanda ' di che ho paura' perchè è proprio questa la domanda alla quale dobbiamo rispondere.
Quando mi trovo davanti al mio interlocutore e mi accingo a parlare mentre su di me si concentra la sua attenzione...mi guarda...mi osserva, ecco in quel momento di che cosa ho paura? Che cosa mi può accadere di tanto spaventoso da indurre il mio inconscio a rifiutarsi di parlare?

La risposta è abbastanza semplice, ho paura che si accorga della mia diversità , che io non sono come loro, uno di loro.
Ma perchè così tanta paura? al mondo ci sono tante persone diverse, o per una cosa o per un'altra, perchè questa nostra diversità  crea tanta paura al pensiero che gli altri la vedono, la scoprono???

La risposta c'è, è dentro di noi, ma per trovare la risposta dovete porgervi queste domande:
<< se il mio interlocutore vede la mia diversità , che cosa penserà  di me? Quali saranno i suoi pensieri, la sua naturale e spontanea reazione interiore quale sarà ?

Naturalmente tutto questo è quello che succede nei nostri meccanismi inconsci, in realtà  il nostro interlocutore non vede alcuna diversità , parla e si intrattiene con noi normalmente e non gli passa per la mente nemmeno lontanamente tutte queste domande e risposte, lui sta semplicemente ascoltando quello che gli stiamo dicendo, siamo noi, o meglio il nostro inconscio che crea una realtà  che non c'è. Più questi meccanismi inconsci diventano a noi consapevoli più perdono la loro forza e noi cominciamo a parlare più liberamente.

fan

marcanto
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Messaggioda marcanto » mer ott 05, 2011 9:17 pm

Ehi, grazie dell'apprezzamento!
Incoraggiato dal tuo consenso, lancio un'altra riflessione. (Un po' come a sette e mezzo: sparo idee a ruota libera finchè non mi dite in coro che "ho sballato" :mrgreen: ...)
Tu dici "quando stiamo davanti a un interlocutore temiamo il giudizio dell'interlocutore". E'  vero, ma questo vale solo a livello razionale.
Secondo me a livello inconscio avviene una specie di transfert. Mi spiego.
Se ripenso a quando ho cominciato a balbettare, credo che mio padre mi desse molta ansia. Per carità , non mi ha mai picchiato, nè insultato, nè gridato in faccia: però era quasi sempre nervoso, scattava per un nonnulla e io ero un bambino sensibilissimo; inoltre era pessimista e tendeva a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto, quindi temevo molto il suo giudizio. Andarlo a disturbare mentre lavorava era una cosa che temevo moltissimo; presentargli un mio elaborato anche, non ricordo che abbia mai recitato quelle commedie (occhi sgranati, espressione di meraviglia, esclamazione esagerata MA E'  BELLISSIMO!!!!!) con cui tutti abbiamo aiutato i nostri figli a crescere sereni e sicuri di sè.
Bene, io credo di aver cominciato a balbettare in quell'ambiente. E credo che ogni volta che ho balbettato, anche da grande, in fondo in fondo riavessi davanti mio padre, non "un interlocutore" generico e diverso di volta in volta.
Tu descrivi benissimo il feeling:
mi trovo davanti al mio interlocutore e mi accingo a parlare mentre su di me si concentra la sua attenzione...mi guarda...mi osserva
...rifletti, chi era che ti guardava, ti osservava, ti giudicava criticamente, quando le prime volte balbettavi? Chi stava lì pronto a coglierti in fallo... e così facendo ti induceva al fallo?
Quindi io credo che con l'autoanalisi dobbiamo anche recuperare (per superarla) quella situazione. Non dobbiamo chiederci solo che senso abbia temere questo interlocutore adesso; dobbiamo chiederci anche se abbia ancora senso, quarant'anni dopo, temere papà .
Non credo che io adulto possa mai superare il timore dell'interlocutore, finchè non ridivento bambino davanti a papà  e non decido di tirargli un sano calcio negli stinchi.

...ho sballato?

fan
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Messaggioda fan » gio ott 06, 2011 3:04 pm

Marcando, quello che hai scritto è uno spaccato della relazione con tuo padre, che secondo me mostra di fatto l'influenza che può avere l'ambiente familiare nel favorire il manifestarsi della balbuzie.
Però, credo che in questi casi se non esiste già  una predisposizione, una balbuzie latente, non può manifestarsi una balbuzie così facilmente.
E' per questo che ti chiedo: C'è qualche balbuziente nei tuoi ascendenti?
A quanti anni hai incominciato a balbettare?

Poi scrivi:
<< Secondo me a livello inconscio avviene una specie di transfert. >>
Hai pienamente ragione Marcando, ricordo molto bene che da più giovane, fino ad una certa età , ogni volta che mi trovavo davanti ad un altro uomo temevo, credevo, fosse caratterialmente come mio padre. Perciò il transfert c'è, ma io sono dell'idea che la stessa cosa possa accadere anche con tutto l'ambiente familiare, quel piccolo mondo nel quale cresciamo, viviamo la nostra prima infanzia, viene poi ' trasferito' proiettato in quello che verrà  più avanti nella nostra vita. Ed è per questo che è importante che l'infanzia di un bambino non debba avere frustrazioni, carenze d'affetto e quant'altro.

A questo proposito ho da giorni preparato un nuovo post dove parlo proprio di questo aspetto, lo pubblicherò oggi stesso, avrei piacere sentire il tuo commento.

Poi aggiungi:
<< Non credo che io adulto possa mai superare il timore dell'interlocutore, finchè non ridivento bambino davanti a papà  e non decido di tirargli un sano calcio negli stinchi. >>

E' l'essenza dell'autoanalisi, rivedere, rivivere alcuni momenti della nostra infanzia, perciò è giusto quel che affermi.

Quando si dice quel che si prova....non si sballa mai.

marcanto
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Messaggioda marcanto » ven ott 07, 2011 11:19 am

Ciao,
stavolta sarò conciso:
1) MarcanTo !
2) No, nessun ascendente.
3) Ho cominciato a balbettare a 6, 7 anni, credo. Poi forse passando alle medie c'è stato un peggioramento, non ricordo scene umilianti alle elementari, invece alle medie sì.

Ciccio94
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Messaggioda Ciccio94 » ven nov 25, 2011 12:42 am

Salve a tutti , mi chiamo Francesco e ho 17 anni ... da quando avevo 4 anni ho incominciato a balbettare nn so x quale motivo ... la balbuzia dal mio punto di vista x me è un problema xkè anke se con il tempo ho cercato di trovare rimedi x gestirla , risulta spesso difficile trovare sinomi , muoversi durante una spiegaziine tramite gesti , pensare ad un canzone ke possa darti un ritmo ecc... molto spesso penso a cm sarebbe bello essere uguali agli altri ovvero parlare senza interruzioni ... purtroppo xò nn è una colpa nostra ... xkè è scritto nei nostri geni !

marcanto
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Messaggioda marcanto » ven nov 25, 2011 10:52 am

( 8) Ciccio, "stai in campana, te la stai a rischià ". Balbuzi-e con la e, non balbuzi-a con la a. 8))

Se sia scritto nei geni non lo so, di sicuro qualcosa ci si può fare: à rmati di santa pazienza, dedica qualche decina di ore a leggerti i post di questo forum, sia vecchi che recenti, e alla fine avrai un'idea abbastanza chiara di quali e quanti tunnel sono stati individuati per evadere da questa gabbia. Ora, può darsi che il primo tunnel che provi ti porti solo a nuove sbarre chiuse, però la probabilità  di trovarne uno che funzioni non è poi bassa. E soprattutto, per la maggior parte questi metodi ti consegnano dei risultati parziali, che anche se non pervieni a una normofluenza completa non sono affatto da buttare via: conoscere meglio la propria psiche, le proprie ansie, capire come affrontarle, imparare una tecnica che ti peretta di dire almeno una cosa senza balbettare (ad esempio "ti amo")... tutto fa brodo, tutto aiuta a vivere meglio e perchè no, tutto aiuta a provare con più aggressività  e decisione il prossimo tunnel, che magari è quello buono.

Quindi, bando al pessimismo: alla riscossa
► 4:03► 4:03
www.youtube.com/watch?v=jISy_IEtwh021 ott 2010 - 4 min - DrAlexcee
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