Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
www.loscarpone.cai.it/news/items/il-miglior-racconto-sullarrampicata-e-di-due-ragazze-
E se guardassi sempre il cielo, finiresti sicuramente per avere le ali.
Sam. Era così che chiamavano il piccolo principe Samuel.
Era figlio del re di Russia e viveva nel suo palazzo insieme ai suoi otto fratelli.
Era un tipo coraggioso e il suo sport preferito, la scalata, lo aiutava a crescere di giorno in giorno.
Non sapeva ben dire perché farlo gli piacesse, sapeva solo che se si trattava di arrampicare lui era felice.
I suoi genitori erano contrari a questo, gli ripetevano continuamente che era pericoloso, che in quel modo avrebbe potuto anche morire, ma lui, orgoglioso di se stesso, con un tono fermo e deciso, rispondeva ogni volta: “ Non ho paura di morire facendo ciò che amo.”
Era lunedì, una bellissima mattinata di mezza estate, Sam era pronto; pronto per iniziare una nuova avventura, una nuova scalata.
Dopo ore di viaggio, accompagnato dal suo maggiordomo, si trovò di fronte all’Everest.
Le raccomandazioni di amici e parenti, lo avevano un po’ scoraggiato, ma lui non voleva darsi per vinto.
Guardando l’immensità della montagna da scalare sentì quel brivido che tutto avrebbe cambiato.
Era la prima volta che così tanta gente si era recata lì per vedere una delle sue esibizioni, e, quando Sam vide il pubblico così ansioso, l’emozione e la paura di non farcela cominciarono a farsi sentire.
Vedendolo spaventato, un anziano signore, il cui viso era ricoperto da un cappuccio nero e misterioso si avvicinò.
Samuel non vedeva i suoi occhi, ma quella lunghissima barba bianca gli ispirava saggezza.
Con una voce tremolante disse: “ Hai forse paura, ragazzo mio?”
Sam deglutì, non era nella sua natura, ma stavolta forse era davvero preoccupato.
“Sentimi bene” disse l’anziano signore.
“Di fronte a certe situazioni o scappi o le affronti. Se decidi di affrontarle, può darsi che la cosa ti faccia a pezzi, ma poi avrai tutto il tempo per rimetterli insieme.Se scappi, sarai in frantumi allo stesso modo, ma il rimorso farà di te un ragazzo a pezzi per tutto il tempo che ti resta. E saranno pezzi ogni giorno più piccoli.”
Sam sorrise, si voltò, si preparò e cominciò la sua scalata.
Era tutto così faticoso!
Dopo un po’, le gambe iniziarono a fargli male e pensò di cedere, ma si ricordò che tanti sforzi sarebbero stati ricompensati dalla grande soddisfazione che avrebbe provato non appena fosse arrivato in cima.
Quella sì, che sarebbe stata una gioia immensa, quello sì che lo avrebbe reso fiero di se stesso.
Ma fu proprio mentre cominciava a pensare positivo che appoggiò male un piede e scivolò battendo la testa sulla roccia. Svenne e quando si svegliò era circondato da medici e infermieri che continuavano a ripetere che, se il sasso l’avesse colpito solo qualche centimetro più a sinistra, a quell’ora probabilmente sarebbe già morto.
Aspettò di essere guarito del tutto, per ritentare l’impresa.
Si recò di nuovo davanti all’Everest, dopo esattamente due mesi, ma non importava quanto tempo fosse passato, era una di quelle situazioni in cui tutto sarebbe ripreso dal momento esatto in cui era stato interrotto.
Quando lo videro, quel giorno, non riuscivano a pensare altro che fosse un pazzo, ma lui aveva capito che anche se non aveva vinto, con la sua partecipazione stava dimostrando a se stesso e agli altri che non aveva mai mollato.
Così finisce la storia del piccolo Sam: berretto, divisa da scalatore e occhiali da sole; pronto come non mai.
Saldò la corda, l’afferrò e fece il primo passo verso la montagna, che in senso metaforico rappresenta il lungo percorso di ognuno di noi, fatto anche di ostacoli, avversità e cadute.
Era partito, preparato ad affrontare e a superare ogni difficoltà, consapevole della grande soddisfazione e della gratificazione che avrebbe provato una volta raggiunta la meta.
Autori: A. Marchitelli, L. Paradiso
Insegnante: M.L. Marchionno
Classe 3° A Istituto G. Ferraris – Spello (PG)