Si avvicina il giorno della beatificazione di Papa Wojtyla e la teologa Adriana Zarri mi ha pregato di essere comunque presente in questi giorni sul blog "nelsegnodizarri" come voce di dissenso su questa scelta fatta da Papa Ratzinger.
Ho trovato questo articolo su internet e lo pubblico volentieri con tanto affetto e tanta stima per lei.
Come vedete, attraverso un gancio si può continuare a comunicare anche dall'aldilà in tempo reale ed in modo realistico e fattivo.
Adriana mi ha detto che io per lei, oltre ad essere un amico, sono il suo Carramba boy.
Riccardo
"Dialoghi e battibecchi con un'amica indomita
di Gianni Gennari
in “Avvenire” del 19 novembre 2010
Adriana Zarri, 91 anni, alla porta del Paradiso: sono sicuro che la trova aperta, nonostante ogni
opinione in contrario. Donna, teologa, scrittrice, giornalista, monaca eremita, sempre attiva in cerca
di Cristo e di cose nuove anche quaggiù. Conoscenza personale antica, e ultimamente molto
dialettica. Primo incontro a Roma subito dopo il Concilio, nei tempi del 'rinnovamento' e della
promessa 'nuova primavera' annunciata. Poteva già dire la sua: è stata, insieme con Vilma Gozzini,
la prima donna laureata teologa e accolta nelle Associazioni teologiche fino allora solo maschili e
'clericali', dove la sua presenza agitava sempre ogni incontro: con lei impossibile restare
indifferenti. Quel primo incontro nel plurisecolare e illustre Pontificio Seminario Romano per gli
Studi Giuridici di Sant’Apollinare, dove erano stati alunni anche Eugenio Pacelli, Angelo Giuseppe
Roncalli e Giovanni Battista Montini: invitata dal Rettore, che forse ne ebbe poi qualche ingiusto
rimprovero, parlò a giovani preti studenti, tra cui futuri vescovi e qualche cardinale, delle sue attese
di donna e teologa. Poi la rividi talora con il cardinale Pellegrino e con un gruppo di sue alunne più
vicine, tra cui le future docenti Maria Grazia Mara ed Elena Cavalcanti: sempre in prima linea. Ha
scritto molto Adriana, per decenni, oltre ai libri, e fino agli ultimi giorni non solo su 'Rocca', storica
rivista della Pro Civitate Christiana di Assisi, ma anche sul 'Manifesto', ove talora il suo pensiero è
parso piegarsi a termini e pensieri azzardati, anche inaccettabili. Talora ne abbiamo anche litigato
forte. Vivacità, indomita capacità di critica senza confini, salvo quelli delle proprie opinioni e
indisciplina come connaturale che la portava a non essere mai del tutto d’accordo con alcuno,
specialmente se illustre, tesa a spingere avanti il cammino della ricerca non solo sua, ma di tutti,
specialmente nel dialogo con i lontani, che vedeva sempre – anche quando così non era – allontanati
dalla chiusura di certo mondo cattolico. Ripensando a tutto, personalmente la definirei
«indisciplinata, ma fedele». Esigente al massimo verso la sua Chiesa, amata, servita e insieme
contestata per amore non sempre manifesto e spesso incompreso perché espresso in modi anche
contraddittori e rischiosi. Capace di mettersi in rotta pubblica con l’autorità ecclesiale in momenti
che dal punto di vista culturale e politico – e sono stati forti – potevano apparire decisivi, nei quali
ella intravedeva in anticipo il rischio della perdita di ascolto per troppi fratelli… Così in occasione
dei referendum del 1974 e anche del 1981 fu contro l’abrogazione delle due leggi vigenti da anni
per decisione parlamentare, ma senza mai negare il giudizio dottrinale sulla realtà del divorzio e
dell’aborto procurato. Insisteva su educazione e preparazione al matrimonio e alla responsabilità
verso la vita in qualunque stato… Non fu compresa, spesso, e fu anche utilizzata da chi non aveva
per nulla a cuore Chiesa e dottrina di fede… Alcuni suoi scritti sul 'Manifesto' risultavano straniti,
tra la ricerca dell’originalità e la provocazione voluta. Negli ultimi anni con me fu anche molto
dura: accusava i 'Lupus' su 'Avvenire' come tradimento di antiche scelte sofferte e condivise. Mi
difesi come potevo, senza riuscire a farmi capire… Qualcuno la dirà 'eretica'? A pensarci su, anche
con il massimo rigore, non condivido. Indisciplinata sì, e talora nell’opinabile anarchica, mai
infedele. Così almeno per Malpelo. A Dio, dunque, amica Adriana! "