Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Caro Padre Gino, è un po' che non ti scrivo.
Ora è proprio necessario che lo faccia, perché voglio presentarti un mio amico scrittore.
Si chiama Francesco Fioretti e recentemente ha scritto un romanzo, intitolato Il Libro Segreto di Dante.
Mi piace molto come scrive, come parla e il modo in cui si esprime.
Il suo messaggio è chiaro e man mano che lo si legge, le sue parole entrano nella tua mente e si posano una dopo l'altra e una sull'altra, aiutandoti così ad edificare e a costruire proprio ciò che lui ha progettato per te, vale a dire la trasmissione del suo fedele pensiero.
Eccezionale !
Stamattina, proprio a questo riguardo, pensavo a te, caro Padre Gino.
Gli appunti, che ogni tanto pubblico, provengono da quei libretti, che vendevano nella libreria al Santuario di San Vittorino. Sono tuoi pensieri, trascritti dai tuoi ex - seminaristi e successivamente pubblicati.
Ebbene anche tu riesci con il tuo stile originale a muovere le corde dell'anima.
Anche se con il decreto di condanna vaticano del 27 maggio 2005 hanno decretato che tu non sei affatto in grado di edificare alcuno, io invece muoio dal desiderio di leggerti ancora, perché le tue parole mi riempiono di vita.
Non ho voluto tenere solo per me l'amicizia appena nata con lo scrittore dantista Francesco Fioretti ed ho pensato a te, mio caro, sperando che Francesco potesse anche diventare tuo amico e battersi anch'egli per la tua liberazione.
Forse sono stato troppo indelicato nei suoi riguardi e probabilmente ho perduto per sempre la sua amicizia, ma se ho agito come ho agito, l'ho fatto solo per te, ritenendo che gli amici miei potessero diventare anche amici tuoi.
Ho sbagliato e mi dispiace, perché non ho saputo attendere e sono stato inopportuno.
Non è facile fare il bene.
Spesso è più facile fare il male.
Chiedo perdono a Francesco Fioretti e a te di questo mio ulteriore fallimento.
Riccardo