“Non mi vestite di nero: è triste e funebre. Non mi vestite di bianco: è superbo e retorico. Vestitemi a fiori gialli e rossi e con ali di uccelli. E tu, Signore, guarda le mie mani. Forse c’è una corona. Forse ci hanno messo una croce. Hanno sbagliato. In mano ho foglie verdi e sulla croce la tua resurrezione. E, sulla tomba, non mi mettete marmo freddo con sopra le solite bugie che consolano i vivi. Lasciate solo la terra che scriva, a primavera, un’epigrafe d’erba. E dirà che ho vissuto, che attendo. E scriverà il mio nome e il tuo, uniti come due bocche di papaveri”.
(Adriana Zarri, teologa, nata nel 1919, morta il 18 novembre 2010)
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------
Mi piacerebbe tanto visitare il luogo dove riposano le spoglie di Adriana Zarri. Certamente si sarà già formata l'epigrafe d'erba, ché siamo già a primavera.
Poi, con lei nel cuore, mi farei da lei guidare fino al suo dolce eremo per dare un'occhiatina alla pianticella del mio amato Gino Burresi. E sono sicuro che Adriana gli farebbe una carezza materna, " perché" - avrebbe detto -
" Gino crescerà meglio in spirito e verità, in Spirito Trinitario e nella Verità di Dio".
E nella Verità dell'uomo e della donna, che per progredire, devono, prima di tutto, mettersi a nudo sulla propria natura.
Il mio amico Gino lo ha già fatto ed io lo amo tanto, anche per questo suo gesto coraggioso, perché anch'io mi sono messo a nudo per lui, per difenderlo, e ne vado lieto e lo rifarei, ora e sempre, perché le delizie spirituali, che si ricevono dopo essersi "denudati" sono indicibili. Dio ci vuole nudi, come lo erano Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre. Io non ho paura di "denudarmi" di fronte agli altri, scoprendo le mie debolezze, perché Dio ama il debole, che si lascia da lui rivestire per essere forte, anche nelle tentazioni che la vita ci mette dinanzi.
Consegnamoci agli altri e gli altri faranno altrettanto e si vivrà meglio. Lo dico ai politici indagati e a quelli che finora l'hanno fatta franca, lo dico ai chierici, ai sacerdoti, ai cardinali, al Cardinal Angelo Bagnasco, al Cardinal Bertone, al Cardinal Levada, a tutti i cardinali di destra, di sinistra e di centro, lo dico al Papa Benedetto XVI, lo dico a tutto il mondo : lasciate uscire i vostri scheletri dagli armadi, guardateli in faccia e non vi faranno più paura. Provate! Cosa vi importa delle conseguenze, se perderete le poltrone o il posto in conclave o la porpora, di cui siete vestiti indegnamente.
Gesù Cristo è venuto per portare la verità e non per soffocarla.
Prendete come esempio il mio adorato Padre Gino Burresi e vedrete che domani lo Spirito di Verità vi consiglierà di liberarlo dalle catene, a cui è stato legato, perché voi non siete migliori di lui.
E vi farà rimuovere quel tanto odioso " senz'appello " o " confermato in forma specifica dal Papa Benedetto XVI " a cui è incatenato il suo decreto di condanna del 27 maggio 2005, che me la dice tanto lunga sulla paura che la Curia ha di ciò a cui un ricorso potrebbe condurre. L'ultimo appello spetta sempre a Dio ed allo Spirito Paraclito, se non lo sapevate.
Dio vi illumini come ha illuminato Gino e me, che ora siamo amici per la pelle, inseparabili, perché abbiamo amato la nostra nudità.
Se avevate delle pietre in mano per lapidarci, Gesù vi direbbe ora : "Amici, chi di voi è senza peccato , scagli la prima pietra."
Riccardo Fontana
Pietre