Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
La dottrina della Chiesa cattolica sull'omosessualità è la seguente.
La Chiesa cattolica considera l'omosessualità sotto il profilo morale e non adotta una specifica teoria delle cause, sebbene siano state avanzate numerose teorie sulla differenziazione dell'orientamento sessuale. Il Catechismo, a proposito dell'orientamento omosessuale, si limita ad affermare:
| « La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. » | |
| (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357) |
| « Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali innate. Costoro non scelgono la loro condizione omosessuale » | |
| (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358, edizione del 1992) |
| « Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. » | |
| (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358, emendamento del 1995) |
La Chiesa cattolica ha condannato esplicitamente le aggressioni verbali e fisiche ai danni delle persone omosessuali:
| « Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevoli e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei Pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev'essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni » | |
| (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica per la cura pastorale delle persone omosessuali, 1986.[1]) |
La Chiesa cattolica fa una distinzione importante nel formulare il suo giudizio morale sull'omosessualità:
La prima, la tendenza omosessuale, appartiene alla sfera pre-morale, alla stessa maniera di tutte le altre cose che la persona umana sente. I secondi, ovvero il comportamento sessuale nell'atto sessuale, appartiene alla sfera della volontà, delle decisioni, di quello che la persona umana vuole fare della sua vita.
Un'altra distinzione che la Chiesa cattolica ritiene importante fare è tra la valutazione morale oggettiva e quella soggettiva (questa distinzione vale sempre, in ogni valutazione morale, indipendentemente dall'oggetto):
Esemplificando, la corruzione è un peccato grave, mentre le persone corrotte devono essere avvicinate con umanità e aiutate a cambiare.
È la distinzione tra peccato e peccatore che faceva papa Giovanni XXIII coerentemente con l'insegnamento costante del Magistero: si condanna il primo, ma per salvare il secondo.
Sostanzialmente, la dottrina afferma che i rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso non possono essere approvati in nessun caso, e che sarebbero contrari alla legge naturale anche qualora, come alcuni sostengono, l'omosessualità non fosse il risultato di una scelta deliberata; anche in questo caso, infatti, permane quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e che le consente di evitare l'attività omosessuale.[1]
Nel formulare un giudizio morale sull'omosessualità, il Catechismo della Chiesa cattolica usa i seguenti termini: "tendenze" (CCC, 2358), "relazioni" (2358), "atti" (2357) e "pratiche" (2396). In particolare il 2396 elenca le "pratiche omosessuali" tra i peccati contrari alla castità insieme ai rapporti sessuali extramatrimoniali (fornicazione) e alla masturbazione. Nella letteratura cattolica sull'omosessualità, il termine "tendenza" è, per lo più, sinonimo di "orientamento sessuale" in senso scientifico (Miglietta, 2007; Danna, 2009), mentre l’uso del termine "relazioni" appare controverso. Distinguendo tra rapporti occasionali e relazioni affettive, alcuni autori parlano propriamente di "amore" anche con riferimento alle coppie dello stesso sesso. Ad esempio, il cardinale Basil Hume dichiarò: "l’amore tra due persone siano dello stesso sesso o di sesso diverso, va apprezzato e rispettato".
| | Per approfondire, vedi la voce Omosessualità e Cristianesimo. |
La Bibbia, secondo la Chiesa cattolica, afferma chiaramente che Dio ha creato l'uomo e la donna (Genesi 1,27) con la loro differenza sessuale, e che il primo ha trovato nella seconda un «aiuto che gli fosse simile», «osso delle mie ossa e carne della mia carne» (Genesi 2,18-24). La Bibbia vede fin dalle prime pagine la procreazione come un aspetto fondamentale della vita umana:
| « Siate fecondi e moltiplicatevi » (Genesi 1,22) |
Pertanto, secondo l'interpretazione cattolica della Bibbia, la coppia eterosessuale che abbia contratto matrimonio è l'unica depositaria dell'immagine Trinitaria di Dio[2]; la ricchezza dei sessi risiede nel loro incontro-confronto-dialogo per essere segno di fecondità come Dio è fecondo nell'"entrare" nel mondo dell'altro "dimenticandosi" di sé, così come fa Dio con noi.[3]
Come si è visto, parlano invece dell'omosessualità altri testi del Nuovo Testamento nati in ambiente di cultura greca, nella quale l'omosessualità era praticata e vista come normale: lì il giudizio morale che viene espresso è di chiara condanna del comportamento omosessuale. In particolare il primo capitolo di Lettera ai Romani che recita:
| « Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa. » | |
In base a queste interpretazioni, il giudizio morale oggettivo della Chiesa cattolica sull'omosessualità è il seguente:
L'orientamento omosessuale, che molti uomini e donne presentano, è anch'esso considerato dal catechismo come inclinazione «oggettivamente disordinata».[5]
L'omosessualità «costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione».[5]
«Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana».[6]
La Chiesa cattolica ha riflettuto e offerto indicazioni circa il riconoscimento della condizione omosessuale e i diritti delle persone omosessuali, in varie occasioni, attraverso l'organo della Congregazione per la dottrina della fede:
A Milano l'associazione Gruppo del Guado, costituita da omosessuali credenti, si prefigge lo scopo di farsi riconoscere dalla Chiesa cattolica come realtà facente parte della comunità cristiana.
A fine 2008 mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, si è espresso contro un progetto di dichiarazione proposto dalla Francia a nome dell'Unione europea per chiedere la depenalizzazione universale dell'omosessualità e la promozione dell'identità di genere, contestando il fatto che nella forma in cui è stato presentato esso non si limita a chiedere l'abolizione del reato e delle pene previste per gli omosessuali in alcuni Paesi, ma aprirebbe anche la strada alla condanna, in quanto "discriminanti", di quei Paesi che negano agli omosessuali il matrimonio, introducendo in tal modo «nuove ed implacabili discriminazioni».[8][9]
Dal punto di vista dottrinale, qualsiasi tipo di unione o di convivenza tra omosessuali, non è legittimato all'interno della comunità cattolica; anche se molte Nazioni con popolazione a maggioranza cattolica hanno legittimato le unioni di fatto anche tra omosessuali e in alcuni casi anche il matrimonio.
In particolar modo, il riconoscimento civile di queste unioni che preveda diritti quali la partecipazione all'eredità e alla reversibilità della pensione in caso di morte del partner, non è accettato in quanto comporta l'estensione di diritti e tutele che lo Stato già riconosce alle coppie eterosessuali sposate.
Una particolare riserva viene mossa all'adozione per le coppie di fatto, in quanto comporterebbe un'equiparazione delle unioni di fatto, dunque anche tra persone omosessuali, alla "famiglia tradizionale".
Secondo alcune posizioni, anche la sola estensione a tali unioni di tutele economiche potrebbe portare ad una legislazione favorevole alle adozioni da parte delle coppie di fatto: i criteri per la suddivisione dell'eredità, così come la reversibilità della pensione, sono contemplati all'interno del diritto di famiglia, e le tutele economiche per le unioni di fatto, estendendo a queste ultime le maggiori tutele che il diritto di famiglia assegna alle unioni matrimoniali, inevitabilmente porterebbero ad un'equiparazione più estesa tra unioni di fatto e "famiglia".
In caso di genitori che interrompano la loro relazione/matrimonio per il manifestarsi dell'orientamento omosessuale di uno dei due, l'affidamento dei figli, si sostiene, dovrebbe favorire il genitore eterosessuale in quanto un genitore omosessuale, secondo la Chiesa cattolica, non potrebbe adeguatamente ricoprire il ruolo materno/paterno indispensabile alla crescita del bambino (nonostante diverse associazioni di psicologi e psichiatri sostengano che i casi di omogenitorialità non implichino una scorretta educazione del bambino[10][11][12]). In caso di omosessualità di entrambi i genitori, il suddetto disconoscimento dell'idoneità genitoriale dovrebbe comportare la sottrazione della patria potestà col conseguente affidamento dei figli ad altra famiglia.
Alcuni critici della posizione della religione cattolica hanno fatto notare come Gesù - per i cristiani: Figlio di Dio - non si sia mai espresso sull'omosessualità.
In merito a ciò, la Chiesa cattolica sostiene che: Gesù non si è espresso esplicitamente nei confronti di un'infinita casistica di problematiche (ad esempio non si è mai espresso circa il sadomasochismo, né questo appare essere stata la sua missione); che si è espresso come uomo del suo tempo e non può stupire il suo silenzio su questioni, come l'omosessualità, che non avevano un interesse sociale particolare; che in realtà il messaggio di Cristo aveva due aspetti:
La Chiesa ha formulato il suo giudizio sull'omosessualità a partire dalla rivelazione definitiva su Dio e sull'uomo portata da Gesù, e in particolare dalla concezione dell'uomo e della sessualità che da essa deriva.
Diversi critici sostengono che la Chiesa cattolica contraddice il messaggio dello stesso Gesù non tollerando né accettando l'omosessualità e considerandola l'alterazione della 'normalità', sebbene la Chiesa dichiari di accogliere chi vive drammaticamente tale condizione.
Diversi critici sostengono che l'atteggiamento della Chiesa cattolica e di alcuni suoi aderenti rispetto agli omosessuali non sia di tolleranza e accettazione, ma che anzi arrivi alla discriminazione e all'omofobia.[13] Lo stesso uso della parola tendenza al posto del termine orientamento, scientificamente corretto,[14][15] dimostra un voler assegnare all'orientamento omosessuale una posizione secondaria rispetto a quello eterosessuale. Le principali associazioni di omosessuali rimproverano alla Chiesa cattolica di imporre un visione confessionale e scientificamente scorretta,[16] che si concretizza nella ferma opposizione manifestata ripetutamente all'approvazione di leggi che condannino le disciminazioni basate sull'orientamento sessuale, al riconoscimento civile delle unioni omosessuali[17] e nei confronti di risoluzioni presso l'ONU che incoraggino una visone dell'omosessualità positiva e lontana dalle posizioni dell'alta gerarchia cattolica.[18]
Ha destato la ferma condanna delle associazioni omosessuali l'opposizione manifestata dalla Santa Sede, nella persona di Celestino Migliore, suo Osservatore permanente presso le Nazioni Unite, alla "Dichiarazione sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere" presentata presso le Nazioni Unite dalla Francia, in qualità di rappresentante dell'Unione Europea,[19][20] nella quale si chiede la depenalizzazione dell'omosessualità in quegli Stati dove sono considerati reati gli atti omosessuali o l'omosessualità in sé stessa e si riafferma il principio di non-discriminazione, che richiede l'estensione dei diritti umani ad ogni essere umano indipendentemente dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere.[21][22] L'opposizione di Migliore era dovuta a quest'ultima richiesta, poiché molti Stati attualmente non riconoscono il diritto al matrimonio — indicato come uno dei diritti fondamentali nella Dichiarazione universale dei diritti umani[23] — tra persone dello stesso sesso, e dunque attuano una discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale. Il timore è quello che la mozione apra la strada alla condanna, in quanto "discriminanti", anche di questi Paesi e li obblighi a riconoscere nuove forme di matrimonio, cui la Chiesa è contraria.[24][25]
Un altro recente esempio delle posizioni delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche lo si è visto in occasione delle elezioni presidenziali del Nicaragua, che si sono tenute il 5 novembre 2006. La Conferenza Episcopale Nicaraguense in una lettera inviata ai deputati dell'Assemblea Nazionale il 25 marzo dello stesso anno, ha chiesto che nel nuovo Codice Penale che si stava scrivendo: «si mantenga l'articolo 204 vigente che si riferisce alla sodomia. […] Abbiamo constatato una campagna internazionale diretta a dare legittimazione alle relazioni omosessuali, incluso la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Per questa ragione, è indispensabile che Voi proteggiate la famiglia composta da padre, madre e figli, nucleo fondamentale della società nicaraguense ». L'articolo 204, primo comma, del Codice penale del Nicaragua (che attualmente è ancora in vigore) stabilisce che «Commette reato di sodomia chiunque induca, promuova, propagandi o pratichi in modo vergognoso atti sessuali con persone dello stesso sesso. Verrà punito con la reclusione da 1 a 3 anni di prigione».[26][27][28] Sebbene al 2007 nessuno sia stato processato in applicazione del detto articolo,[29] esso criminalizza i soggetti omosessuali, bisessuali e transessuali che praticano atti sessuali in modo da dare scandalo, ed esiste la concreta possibilità che di questo crimine sia accusato anche chiunque svolga attività di supporto in favore dei diritti rivendicati dalle persone LGBT o fornisca informazioni e servizi relativi alla loro salute sessuale,[28] «contraddicendo numerose disposizioni internazionali in materia di diritti umani».[29][30]
Da parte delle associazioni di omosessuali si contesta l'affermazione del "rispetto delle persone omosessuali", intendendo che detto rispetto dovrebbe comprendere l'integrazione sociale della persona omosessuale ed il riconoscimento dei suoi diritti civili, tra cui la possibilità di contrarre matrimonio o una forma di riconoscimento e
A partire dal 1980, con la fondazione del Gruppo del Guado, si assiste al proliferare di gruppi di omosessuali cattolici, che hanno dato vita in Italia al Coordinamento gruppi di omosessuali cristiani in Italia (Coci). [31]
Una protesta estrema contro l'atteggiamento della Chiesa nei confronti dell'omosessualità è stato il gesto di Alfredo Ormando, che, nel 1998, si diede fuoco in Piazza San Pietro.[32][33]
Il 17 maggio 2007, in occasione dell'annuale Giornata internazionale contro l'omofobia, l'organizzazione non governativa Human Rights Watch ha inserito Benedetto XVI nella classifica dei leader che usano la loro autorità per negare diritti umani di base, con queste motivazioni: "il leader della Santa Sede è andato ben oltre l'espressione delle vedute teologiche della Chiesa sull'omosessualità. Il Papa è intervenuto nella politica in molti paesi per condannare o minacciare quanti sostengono gli uguali diritti o qualsiasi forma di riconoscimento per le famiglie di lesbiche e gay"[34].
Fin dagli anni Sessanta sono sorti spontaneamente in seno alla Chiesa cattolica, come in altre confessioni religiose e nella società in generale, movimenti, associazioni e gruppi di persone omosessuali. Questi movimenti, associazioni, gruppi, e le scuole di pensiero ad essi collegate non si basano su un approccio unitario, ma su una pluralità di ermeneutiche dottrinali, e su diversi orientamenti in campo pastorale, pedagogico, sociale e politico. Le attività proposte spaziano dalla direzione spirituale, al supporto pedagogico, alla socializzazione, alla condivisione comunitaria, fino alla promozione di iniziative di inclusione, partecipazione e non discriminazione nella chiesa e nella società.
Parallelamente, si è sviluppata una notevole letteratura cattolica, altrettanto variegata, sull'omosessualità. Alcuni autori e scuole di pensiero, adottano un punto di osservazione "interno" all'esperienza delle persone omosessuali cattoliche e della loro socializzazione. Altri movimenti, associazioni e gruppi, o più correttamente gli esponenti di altre scuole di pensiero, adottano un punto di vista "esterno", basato prevalentemente su approcci deduttivi a partire da principi dottrinali o teorici, unitamente ad approcci induttivi a partire da casi di persone omosessuali cattoliche infelici o insoddisfatte della loro condizione.
I termini "omosessuale" o "gay" possono essere o non essere sinonimi a seconda del contesto. "Omosessuale" ha un significato culturalmente neutro mentre "gay" è un'espressione di identità sessuale culturalmente connotata. Il Catechismo ha utilizzato l'espressione "persone omosessuali". La Conferenza episcopale USA, nella lettera Always our Children, ha osservato che "alcune persone omosessuali vogliono essere riconosciute pubblicamente come gay o lesbiche. Questi termini spesso esprimono un livello di auto-consapevolezza e auto-accettazione della persona nella società".
L'espressione "gay cattolico" è comunemente usata nei paesi anglofoni. In Italia, l'espressione "omosessuale cattolico" è usata più frequentemente, mentre "gay cattolico" è usata solo da alcune persone e da alcuni movimenti oppure in particolari contesti.
Il principale documento pastorale elaborato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, e sistematicamente riferito all'omosessualità, è la "Lettera ai vescovi sulla Cura pastorale delle persone omosessuali" (CPPO), del 1º ottobre 1986. Viene affermato, "in continuità con la tradizione e con il magistero", il principio dell'autorinnegamento, cioè "un rinnegamento di sé attuato nell'abbandono alla volontà del Padre" (CPPO, 12), "accettando il sacrificio fruttuoso della croce". Ciò equivarrebbe a una sostanziale richiesta di castità in senso celibatario: "Le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità", astenendosi da "atti omosessuali" e da ogni "relazione omosessuale".[1]
L'applicazione pratica di questo principio ha aperto una serie di controversie interpretative. Il "trasformazionalismo" pur accettando la tesi del celibato obbligatorio per gli omosessuali, ha proposto un cammino di trasformazione finalizzato al matrimonio tradizionale. Altri interpreti hanno, invece, supposto di considerare il problema della castità all'interno della relazione omosessuale. Ad esempio, il teologo morale don Leandro Rossi, nel saggio Quale castità per le persone omosessuali? (in AA.VV., Il posto dell'altro. Le persone omosessuali nelle chiese cristiane, Meridiana, 2000), ha sostenuto che, nella valutazione morale della relazione omosessuale, occorra tener conto dell'amore omosessuale.[35]
La CPPO ha invitato i vescovi e le conferenze episcopali ad occuparsi della pastorale per le persone omosessuali, ma prestando attenzione a non dare alcun tipo d'appoggio ad organizzazioni che trascurino, siano ambigue, o cerchino di sovvertire l'insegnamento della Chiesa, o i cui membri rivendichino di voler conformare la loro vita all'insegnamento di Gesù, pur avendo di fatto abbandonato l'insegnamento della sua Chiesa. La conferenza episcopale che ha raccolto più di tutte questo invito è la USCCB, la Conferenza episcopale degli Stati Uniti che ha pubblicato nel 1997 la lettera Always our Children[36][37]. A tale documento sono state avanzate critiche dal NARTH.[38] Per contro, il successivo documento della USCCB, Ministry to persons with a homosexual inclination, ha ricevuto critiche dall'associazione Dignity/USA[39].
In linea di massima, la pedagogia "ortodossa" presuppone che ogni sofferenza e difficoltà che può essere sperimentata a motivo della condizione omosessuale vada unita al "sacrificio della croce di Cristo", e che la persona omosessuale vada aiutata a vivere in castità, con umanità e rispetto, per tendere alla santità e alla perfezione cristiana. Il rapporto tra persone omosessuali è ammesso purché resti nei limiti di una "casta amicizia". Talvolta, però, alla pedagogia ortodossa è preferita la pedagogia "trasformazionale", che subisce l'influsso della "reparative therapy" (NARTH) e dei "transformational ministries" (Exodus, Desert Stream, Living Waters), sviluppatisi sia in ambiente cattolico che protestante negli USA, e si fonda, talvolta, su una cognizione della sessualità umana che è rifiutata dalla comunità scientifica internazionale. Generalmente si rivolge ai gruppi trasformazionali, spontaneamente o sulla base di una pressione della famiglia, quella parte di credenti omosessuali che desiderano fortemente la costruzione di un rapporto con una persona del sesso opposto finalizzata alla costituzione di una famiglia tradizionale. Essi vivono con grave sofferenza la condizione omosessuale.
I critici sostengono che la pedagogia "trasformazionale" vada ben oltre la promozione della "casta amicizia" prevista dalla CPPO, anzi, in molti casi, promuova lo sviluppo di un comportamento eterosessuale finalizzato al matrimonio, anche se rimane non verificato il "cambiamento" dell'orientamento sessuale. Questo getterebbe dubbi sulla validità del matrimonio contratto con la persona del sesso opposto[40] e, se ne fosse consapevole, sull'integrità morale della persona omosessuale che contrae questo tipo di matrimonio. Esistono, inoltre, dei limiti deontologici alla pedagogia "trasformazionale". In particolare essa può avvalersi del supporto di psicologi solo a certe condizioni. L'APA ha denunciato che l'utilizzo di "terapie riparative" o "transformational ministries" può provocare maggiori sofferenze di quelle alle quali intenderebbe porre rimedio e può esacerbare il rischio di molestie nei confronti delle persone omosessuali[41]. Tuttavia, la pedagogia "trasformazionale" potrebbe essere applicabile in armonia con le linee guida della pedagogia internazionale nel caso piuttosto teorico della "omosessualità situazionale", cioè nel caso in cui la persona mostri un comportamento "omosessuale" a fronte di un orientamento "eterosessuale", e sia quindi aiutata a scoprire la sua vera identità sessuale e a viverla coerentemente.
In Italia operano alcune organizzazioni "trasformazionali" senza un appoggio ufficiale dell'episcopato. Appare controversa la collocazione delle associazioni Obiettivo Chaire [42] e AGAPO[43], simili all'associazione americana Courage[44]. In particolare, AGAPO non si propone direttamente come un gruppo d'ispirazione cattolica e pare allinearsi con le principali cognizioni sull'omosessualità espresse dalla comunità scientifica internazionale (secondo cui l'omosessualità non è una malattia). Tuttavia, si presenta molto critica verso le terapie di tipo "affermativo" e ciò che definisce «stile di vita gay», non discostandosi, quindi, come impostazione da gli altri gruppi di ispirazione apertamente cattolica; non è chiaro, inoltre, se la pedagogia proposta sia "ortodossa" o "trasformazionale", ma è presente un forte sostegno verso i gruppi di ispirazione pedagogia esplicitamente trasformazionale, come il Gruppo Lot.[45][46]
Nel 2007, negli USA, alcuni ex attivisti trasformazionali hanno sottoscritto una dichiarazione pubblica di scuse[47].
Alcune persone coinvolte in programmi trasformazionali si definiscono ex-gay, mentre alcune persone che abbandonano questi programmi si definiscono ex-ex-gay.
Esiste una limitata letteratura scientifica indipendente sugli approcci trasformazionali, prevalentemente di carattere etnografico.[48][49].
Il rapporto con le diocesi è molto variabile, e dipende dal tipo di gruppo, dal cammino che propone ai suoi membri, e dalla presenza o meno di membri del clero, anche in funzione di una direzione spirituale. In USA, l'AGLO di Chicago[50], a differenza di Dignity/USA ha optato per una intensa collaborazione con la locale Arcidiocesi. In altri casi, sempre negli USA, è la diocesi stessa a proporre una apposita pastorale (es. Los Angeles [51], Oakland [52], Cleveland [53]). A Londra, il locale vescovo ha autorizzato una messa domenicale a Soho specificamente inclusiva delle persone omosessuali (che sono in gran numero in quel quartiere)[54].
In Italia, i gruppi di omosessuali cattolici hanno contatti occasionali con la diocesi, improntati di norma alla cordialità. Talvolta, il vescovo locale nomina un responsabile diocesano per questo tipo di dialogo. Ad esempio, a Torino, i delegati diocesani per il dialogo con i gruppi di credenti omosessuali sono don Walter Danna e don Ermis Segatti[55]. A Torino è stato recentemente costituito presso il gruppo Abele di don Ciotti un Centro di documentazione su fede e omosessualità[56] intitolato a Ferruccio Castellano. Altri gruppi che hanno instaurato collaborazioni con la diocesi sono: Alle Querce di Mamre (Cremona)[57], l'Arco (Parma)[58].
Alcune parrocchie italiane concedono luoghi di culto per organizzare veglie di preghiera per le vittime dell'omofobia, nate spontaneamente nel 2007 e poi ripetute nel 2008 e nel 2009 in numerose città[59].
Completamente diverso sia dagli approcci tipici della pedagogia "trasformazionale" sia di quelli della militanza gay cattolica eterodossa è il "metodo Pezzini". Questo metodo è tipico del gruppo La Fonte di Milano[60], di cui don Pezzini è animatore fin dal 1986, che si propone di dare accoglienza a giovani e meno giovani che necessitano di conforto, condivisione, amicizia, preghiera, o che talvolta si sentono esclusi dalle famiglie o comunità ecclesiali a motivo della loro omosessualità. I gruppi che hanno un cammino comune con La Fonte sono La Creta (Bergamo) e Il Mosaico (Brescia). Sono specialmente gruppi di ascolto più che di trasformazione.
Il "metodo Pezzini" parte dal presupposto che un ragazzo omosessuale attraversi, talvolta, una adolescenza o una giovinezza difficili, in cui fatica a trovare amici veri, spesso sperimentando l'esclusione dal gruppo dei pari. Allora, trovare ragazzi a lui simili, contribuirebbe non già ad indurlo in occasioni di peccato, ma primariamente ad alleviarlo da sofferenze, perché potrebbe più facilmente aiutarlo a non sentirsi escluso e incompreso. Pezzini, nei suoi libri, non difende la "libertà sessuale" degli omosessuali. Piuttosto, a partire da una situazione di fatto analoga a quella dei divorziati risposati, chiede alle coppie omosessuali di non sprecare soldi in viaggi o vestiti superflui, ma di attuare forme di beneficenza e altruismo. La missione che si pone è quella di mettersi in ascolto, anteponendo a qualsiasi altra priorità pedagogica, la indefettibile "prassi di totale e cordiale accoglienza" della Chiesa. Questo approccio è stato riaffermato dallo stesso presidente della CEI cardinale Angelo Bagnasco, quando, a proposito delle persone omosessuali, ha dichiarato che la Chiesa opera con "lo spirito e la prassi di totale e cordiale accoglienza verso tutte le persone"[61]. Gli incontri dei gruppi si svolgono generalmente in due parti. Nella prima viene presentato un tema biblico al quale segue una discussione basata sulle esperienze personali. Nella seconda parte si prega insieme o si va insieme a Messa.
In generale, questo approccio ha ricevuto critiche sia da alcuni cattolici fortemente conservatori che lo considerano "equivoco"[62], sia dal movimento gay che accusa gli aderenti di questi gruppi di rinnegare l'impegno per la causa omosessuale. Non esiste una letteratura specifica sui risultati complessivi di questo approccio.
Gli USA sono il terzo paese al mondo per numero di cattolici (61 milioni di fedeli nel 1998)[63] e sono attive numerose iniziative pedagogiche e pastorali per le persone omosessuali cattoliche. Dal 1994 è operativa la National Association of Catholic Diocesan Lesbian and Gay Ministries (NACDLGM), che riunisce gli operatori pastorali diocesani coinvolti nella cura pastorale degli omosessuali[64]. Dal 1977 è operativa l'associazione New Ways Ministry[65], fondata da padre Robert Nugent e da suor Jeannine Gramick, successivamente interdetti dalla CdF, che promuove la ricerca e lo sviluppo di una pastorale cattolica "progressista" verso le persone omosessuali. Nel 2004 è stata fondata da Casey e Mary Ellen Lopata l'associazione Fortunate Families[66], che riunisce genitori cattolici di ragazzi omosessuali, diversamente dall'italiana AGEDO, che riunisce genitori anche non cattolici. Fortunate Families apparentemente adotta approcci pedagogici ispirati alle linee guida della Always our Children.
In Australia, operano i gruppi Acceptance[67], in Canada è presente Dignity/Canada[68], in Messico la Comunidad San Elredo[69].
La cultura o subcultura che deriva dai processi di esplicitazione e condivisione delle esperienze o di socializzazione fra omosessuali cattolici, indipendentemente dalla prospettiva pedagogica adottata, può dar luogo a particolari consuetudini, norme, linguaggi all'interno di quelle comunità, riprese talvolta in forma di produzione culturale (saggistica[70][71], letteraria[72], documentaristica[73], cinematografica o di altro genere) che sfida il comune senso di "cultura omosessuale" o "cultura gay", generalmente raffigurata come estranea alla cultura cristiana.
La letteratura etnografica e antropo-culturale delle comunità di omosessuali cattolici è molto limitata.[74]
Una controversia sorta all'interno della Chiesa cattolica nel 2005 riguarda l'Istruzione che vieta ai candidati omosessuali o che sostengono la cultura gay l'ammissione al seminario o l'ordinazione sacerdotale. Tale Istruzione è entrata in vigore pochi mesi dopo l'insediamento del nuovo papa, Benedetto XVI e si aggiunge alla lista delle discriminazioni che la dottrina della Chiesa cattolica ammette nei confronti degli omosessuali. In precedenza, con le Considerazioni del 1992, la CdF aveva già previsto altre forme di discriminazione: nell'assunzione di insegnanti di atletica, nel servizio militare, nella collocazione di bambini per adozione o affido.
L'Istruzione del 2005 è stata preceduta da un intervento del vescovo ausiliare di Detroit, Thomas Gumbleton, che ha difeso i sacerdoti omosessuali[75], e da una successiva lettera di protesta sottoscritta da 39 sacerdoti e religiosi omosessuali italiani[76].
Più recentemente i domenicani olandesi si sono pubblicamente espressi a favore degli omosessuali nell'ambito di una proposta di liberalizzazione della celebrazione eucaristica aperta al laicato[77].
Benché la dottrina cattolica non concepisca come discriminazione il mancato riconoscimento della coppia dello stesso sesso, esiste una pluralità di controversie sulla natura dell'amore e della relazione omosessuale, incluso il tema del riconoscimento, sia di carattere teologico e pastorale, sia di carattere metodologico, sia di carattere sociale e politico.