Buongiorno dottoressa,
sono un ragazzo e ho 21 anni. Da quando avevo 12 anni,
ho percepito di essere gay, avendo fantasie sessuali di un
certo tipo. Col passare del tempo, ho cercato di convincermi
che quello che provavo non fosse vero. Temevo il giudizio degli
altri e quello della mia famiglia. A distanza di 9 anni, sono
cambiato: mi accetto per quello che sono, non ho paura della mia
identità che ho imparato ad accogliere pian piano, Ho anche
conosciuto un ragazzo, mi sono innamorato ma a causa della
distanza fra di noi, la nostra storia è finita. E' stata comunque
una bellissima esperienza, mi sono sentito amato e ho trascorso
un periodo felice. Tuttavia sono chiuso in una bolla...non sono
dichiarato e gli unici che sanno di me sono i miei genitori ai quali
ho deciso di dirlo. La loro reazione non è stata positiva, mi hanno
detto che probabilmente avrò ricevuto un trauma da piccolo e che
così facendo li ho delusi e ho rovinato la loro vita. Sono combattuto.
Le chiedo se secondo lei, quando si è gay, si prova attrazione
unicamente per lo stesso sesso...mi spiego meglio: nel mio caso è
indubbio che provi attrazione per ragazzi, eppure c'è qualche ragazza
che mi piace. Ciò che ho notato è che rispetto agli altri coetanei, non
ho tuttavia una vera e propria attrazione sessuale per le ragazze.
Alcune mi colpiscono perchè le trovo molto belle, in alcuni casi mi
affeziono..ma finora non sono mai andato oltre e non ho manifestato
alcun interesse esplicito. Secondo lei, omosessuali si nasce o si
diventa? E' possibile manifestare un'identità omosessuale poichè
non si riesce, per timidezza o inesperienza, a confrontarsi col
sesso opposto? La ringrazio anticipatamente. Ammetto che non
mi piacciono le categorie..io vorrei solo essere felice e non essere
etichettato come etero o gay...quasi fosse un marchio di riconoscimento. Vorrei solo realizzarmi nella vita e amare
chi sento di amare. E' sbagliato? Questa lettera è stata inviata al sito psicolinea.it secondo le modalità prescritte. Per usufruire del servizio di Consulenza on Line consultare questo link. Gentilissimo, La scienza non ci ha dato ancora delle conferme certe sulla predisposizione genetica, anche se sono uscite diverse ricerche che andavano in tale direzione (mentre altre tendevano a privilegiare come cause gli stimoli
ambientali: le esperienze di vita, gli incontri, le relazioni...). Ma l'omosessualità, così come l'eterosessualità,
non sempre è una scelta di vita. Tutti sappiamo, ad esempio, di persone che vivono una "normale" vita
eterosessuale, si sposano, hanno dei figli per poi accorgersi un giorno di essersi innamorate di una persona
del loro stesso sesso. Cosa si può dire di loro? Sono diventati omosessuali, o lo sono sempre stati? Secondo
me nessuna delle due: credo semplicemente che ad un certo stadio della vita queste persone abbiano fatto
un incontro "speciale", che le ha spinte a provare emozioni che in precedenza non avevano mai pensato
potessero appartenere loro (o forse lo avevano pensato, ma avevano tentato di rimuovere questi desideri,
sposandosi). Sono altresì convinta che molte persone, solo per puro conformismo, non fanno scelte omosessuali,
così come molti omosessuali sono tali solo perché non hanno avuto il coraggio o la capacità di rapportarsi con l'altro
sesso (tra i miei pazienti, ad esempio, vi sono stati ragazzi che hanno compiuto scelte omosessuali per paura di
mostrare il pene, considerato troppo piccolo, a delle ragazze). Come lei dice tuttavia, nel campo dell'orientamento
sessuale è veramente sbagliato generalizzare ed ogni caso va considerato un caso a sé. Lei fa dunque benissimo
ad evitare le categorie (il che significa evitare il conformismo e i luoghi comuni, espressi tanto nella comunità
eterosessuale quanto in quella gay): cerchi di seguire il suo istinto, scegliendo una "persona" che le piaccia
veramente, con la quale condividere una soddisfacente esperienza di coppia.
Un saluto cordiale e molti auguri.
Dr. Giuliana Proietti