Insieme alla Bastiglia, la Rivoluzione francese fece cadere anche le calze di seta lunghe, tradizionalmente abbinate ai calzoni al ginocchio, le culottes. Il 14 luglio 1789 la fraternità cedette il posto al sospetto e gli insorti, irritati dalle calze di seta di un elegante rivoluzionario, lo scrittore Nicolas de Chamfort, minacciarono di impiccarlo. Solo Robespierre osava ancora portarle, ma le preferiva a righe. I reazionari, in lutto per la caduta della monarchia, avevano adottato la funebre seta nera. Fedele alla monarchia, Chateaubriand definì il camaleontico Talleyrand una calza di seta piena di fango. Napoleone, si dice, riprese l’immagine, ma riempì la calza simbolica di un materiale ancora meno profumato, L’Ottocento nascose le calze dentro stivale e stivaletti, affioravano soltanto la sera, dagli scarpini. Celebri quelle a righe verticali bianche e nere di Beau Brummel.
Solo in campagna Baudelaire abbordava il nero dei calzini, sostituendolo con un azzurro cupo, ben lontano da quello delle calze, sferruzzate alla contadina dalla madre, con cui un altro poeta, il diciassettenne Arthur Rimbaud, stupì i raffinati cenacoli parigini, in una celebre foto degli anni giovanili, Oscar Wilde posa con le gambe inguainate nelle calze di seta, i corti calzoni settecenteschi chiusi da tre bottoni. Ma era solo un effimero ritorno della calza lunga dell’età dei Lumi.
Nella ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, la frivola austerità d’abito dello squisito barone de Charlus è imperniata sulla deliberata soppressione delle tinte vivaci, affioranti imprevedibilmente in una nota verde scuro dell’abito ripresa dalla “riga” delle calze. Le avanguardie furono più disinvolte. I Futuristi, Marinetti in testa, esibivano con fierezza la patriottica un calzino verde e uno rosso. Il rosso ha sempre tentato, oltre la Befana anche gli iconoclasti. Il poeta cubista Max Jacob sosteneva calze vermiglie, fatte a maglia per lui da una dalle più celebri cortigiane dell’epoca, Liane de Pougy. Negli stessi anni però gli elegantoni di Francis Scott Fitzgerald usavano solo pedalini di cashmere beige e un poeta rivoluzionario cine Vladimir Majakovskij non esitava a rifornirsi di calzini da Old England. Le calze colorate del marchesino pittore Filippo de Pisis erano ben visibili sotto i corti pantaloni senza piega. Picasso giovava sul contrasto tra scarpe bianche e calze nere bucate. Wystan Auden fingeva di essersi messo per caso due pedalini diversi. Ma le righe stavano risorgendo. Simenon negli anni Trenta si faceva fotografare von vistose righe ai piedi. Chanel le adottava per i costumi degli attori di Cocteau in Le Train bleu. Per una curiosa circolarità, le calze a righe orizzontali del duca di Windsor riaffioreranno, in tinte più tenui, alle poetiche caviglie di Attilo Bertolucci. Siamo scesi da Balladour, che ostentava i calzini presi nei negozi dei prelati vaticani, a Tony Blair, che li porta corti, senza sapere che, poco lontano dal Parlamento, a Victoria Station, vendono ineguagliabili quanto utili pedalini che riproducono la pianta della metropolitana di Londra.