Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Di nelsegnodizarri.over-blog.org riccardo s.m.fontana
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Oggi, in Firenze, lì giovedì 2 Febbraio 2012, festa della Purificazione della beata
Vergine Maria e dell’apparizione, per la prima volta, di Beatrice a Dante.
In questo giorno la liturgia recita: “Virgo adducens minibus filium ante Luciferum genitum”. Cioè la liturgia di questo giorno 2 Febbraio puntualizza che Cristo è nato ancor prima che sorgesse all’orizzonte orientale Venere mattutina, o Citerea, o Lucifero, e per questo indica che Cristo stesso è nato con Venere mattutina, o Lucifero, sull’Ascendente e quindi a far da corona alla Sua testa in quanto l’Ascendente rappresenta, astrologicamente, la testa. Tale fenomeno, o aspetto di Venere, è analogo a quello della Venere della Commedia la quale nobiliterà e incoronerà tutto il viaggio dantesco: Pur, I, 19-21; Pur., XXVII, 94-96. Degno di nota che Claudio Tolomeo rammenti, che nelle regioni del terzo quadrante dell’ecumene orientate a sud-ovest e che parte, a spicchio, dal Golfo di Alessandretta e comprende la Bitinia, Lidia, Frigia, Panfilia, Cilicia e Cappadocia, e perciò che abbraccia tutto il litorale dell’Asia Minore, con Troia, Pergamo, Sardi, Efeso, Mileto, Alicarnasso e Tarso, “Venere viene invocata come Madre degli Dei” (Tetrabiblos, II, III, 37-39). Sarà allora per caso che Dante, all’apice del Purgatorio, nel mentre sta continuando il percorso della sua deificazione, dopo aver ricordato la presenza in cielo di Venere mattutina, di Lucifero, di Citerea, la madre di Enea, un semidio!, (VIRGILIO, Eneide, I, 254 – 260; I, 314 – 317; II, 801 – 804), ricorda anche di essere stato incoronato da Virgilio re e gran sacerdote: “… io (VIRGILIO) te (DANTE) sovra te corono e mitrio” (Pur., XXVII, 94 – 142)? E si tratta di un primo sintomatico rapporto astronomico-astrologico-liturgico, pagano-classico e cristiano, fra il nostro 2 febbraio (giorno, da me scoperto, dell’apparizione di Beatrice) e la Commedia e la Vita Nuova. Si legge inoltre nella liturgia di questo giorno del vecchio sacerdote Simeone: “Senex puerum portabat: puer autem senem regebat. … Nunc dimittis servum tuum Domine, secundum verbum tuum in pace, quia viderunt oculi mei salutare tuum “. E saremmo di fronte ad un sentimento molto intimo, presumibilmente analogo a quello provato in questo stesso giorno da Dante all’apparirgli, per la prima volta il 2 febbraio 1274, di Beatrice. A Simeone fu profetizzato, e la liturgia di questo giorno lo ricorda: “Non visurum se mortem, nisi videret Christum Domini”. Lo stesso potremmo quasi dire di Dante alla vista di Beatrice. Anche Dante, dopo aver lasciato capire, in più occasioni, che la scienza dei profeti è quella del nono cielo Cristallino, acqueo (freddo e umido – Par., XXVII, 67 – 69) e di Maria (cfr. “Regina Prophetarum, ora pro nobis” – Litanie Lauretane, v.40), cioè che la scienza del Primo cielo Mobile è la pagana Filosofia di Pitagora (Convivio, II, XV, 12) e, a maggior ragione, la cristiana Morale Filosofia somigliante ad una gentile donna giovane e bella molto ( Vita Nuova, XXXV, 1-2; Convivio, II, II, 1; II, XV, 12), cercò personalmente anche di praticarla e non ci nasconde nemmeno qualche sua profezia: Par., XXVII, 142 – 148; Pur., XIV, 55-72; Inf. X, 79 – 81. Ed ancora troviamo nella festa del 2 febbraio un’altra analogia con la vita di Dante: “Ut has Candelas ad usus hominum, et sanitatem corporum et animarum”. E Dante, in conseguenza del suo viaggio, possiamo dire abbia finalmente potuto accendere la sua candela, cioè il suo cuore. Infatti così continua a recitare la liturgia: “ita corda nostra invisibili igne”, mentre nella Vita Nuova indicante il 2 febbraio, sia pure dell’anno 1283 (Vita Nuova, III, 5), analogamente si legge, “E nell’una delle mani mi parea che questi tenesse una cosa la quale ardesse tutta; e pareami che mi dicesse queste parole “”Vide cor tuum!” (Vita Nuova, III, 5 [ V.N., 1, 16]). A questo punto potremmo concludere di essere di fronte al problema, del tutto inatteso per l’esegesi tradizionale, inerente una forte dipendenza, o simpatia, fra la Liturgia cristiana e la poesia di Dante. Domanda. Che quella Divina Scienza, la più alta ed ultima, che il Poeta indica nella “Teologia”, mette nel decimo cielo Empireo e che dichiara essere “piena di tutta pace” (Convivio, II, XIV, 19) non sia affatto la Teologia razionalista, o di san Tommaso, e nemmeno le semplici parole del Vangelo, come molti esegeti hanno indicato, ma sia, come io ho sempre indicato, la nostra sacra Teologia liturgica? Anche il recente CONCILIO VATICANO II dichiarò la Liturgia cristiana essere la nostra più alta forma di Teologia (Costituzione conciliare SACROSANTUM CONCILIUM sulla sacra liturgia del 4 dicembre 1963 -nn. 8 - 16 - 33 - 83 -116). E si tratterebbe di un rapporto che, per me, è stato intenzionalmente voluto e creato dal Poeta in tante occasioni per aggiungere, alla bellezza dei suoi versi, tutta la sapienza che animava la cultura di più alto livello del suo medioevo. Ed ancora: “Per intercessionem beatae Mariae semper virginis cujus hodie festa devote celebrantur… ”. Questa citazione permette di ricordare che il 2 Febbraio è anche una festa mariana. Ma non erano forse Dante e Beatrice (Vita Nuova XXVIII, 1) particolarmente devoti della nostra “regina benedetta virgo Maria”, ovviamente insieme a san Bernardo di Chiaravalle (Par., XXXIII, 1 – 39)? Maria, ricorda il teologo Charles Journet, “è la nostra suprema corredentrice, così come Gesù è il nostro unico Redentore” (CHARLES JOURNET, Catechesi sulla Santa Vergine, ed. L.E.F., Firenze, 1953, p.35), e questa è anche la ripetuta convinzione di Dante. Infine la liturgia di questo giorno risolutivamente e sorprendetemente mette in evidenza: “ … quos redemisti pretioso sanguine Filii tui”. Cristo figlio di Dio padre e di Maria Vergine, che un venerdì, il Venerdì Santo, versò il suo prezioso sangue per la redenzione del genere umano, viene ricordato proprio in questo giorno 2 febbraio, mentre sarà sempre per la festività del Venerdì Santo che Dante chiuderà la Commedia, almeno seguendo i riscontri e le scoperte di chi scrive, di Giovangualberto Ceri. A lui stesso risulta infatti, e del tutto originariamente, che il ‘viaggio’ finì il Venerdì Santo 31 marzo 1301, alle 12h. – 15h., cioè nel momento del versamento del prezioso sangue di Cristo per noi come recita la liturgia del 2 febbraio, dopo essere stato iniziato da Dante, liturgicamente, per la festa dell’ Annunciazione a Maria ed Incarnazione di Cristo del sabato 25 marzo 1301 (cfr. GIOVANGUALBERTO CERI, Dante e l’astrologia, con presentazione di Francesco Adorno, Firenze, Loggia de’ Lanzi, 1995, p.83). Negli esegeti di Dante non si trova tuttavia mai indicata questa qualificantissima e decisiva festa mariana della Candelora del Venerdì 2 febbraio 1274 che, ai tempi di Dante, era anche festa solenne e quindi di precetto. Cosa concludere? Che il mio metodo di studiare Dante è stato fertile ed anche assolutamente innovativo, rivoluzionario, poiché è capace di scendere ancor più in profondità nella vita vissuta dal nostro più grande Poeta, Dante, di come sia avvenuto fino ad oggi. Per tale motivo sarà meglio che io subito mi dilunghi su questo giorno odierno e sui capisaldi di questo mio metodo per poi riallacciarmi a qualche altro qualificante problema dantesco e medievale a cui dimostra di essere particolarmente interessato il caro Professor Alberto Casadei a cui dedico, per il suo particolare interesse ai miei lavori, questa lettera.
- Al Gentile Professor Alberto Casadei, Ordinario di Italianistica
all’Università degli Studi di Pisa.
- Agli innamorati di Dante e ai docenti di Critica Dantesca, Italianistica,
e Letteratura Italiana.
Caro Casadei,
rispondo solo adesso, in questo solenne giorno, alla sua gradita e-mail del 21.01.2012 (12h.09’). I controversi argomenti sull’Opera di Dante Alighieri da lei sollevati , e che ho ripreso in mano sospendendo temporaneamente la composizione del mio volume dal titolo IPAZIA e DANTE al fine di fare con lei bella figura, non interessano solo me e lei poiché, ragionevolmente, potrebbero affascinare anche altri che si occupano di Dante: per cui ho pensato bene di risponderle con una lettera aperta. I docenti universitari solitamente non sono disposti, o aperti, a mettere le loro cose e intenzioni di studio in piazza. Non mi resta dunque che augurarmi che lei faccia eccezione e, semmai, di porgerle le mie scuse.
Oggi 2 febbraio si celebrava nel mondo classico, liturgicamente, la festa pagana delle Baccanti. I cristiani, grossomodo, gliela copiarono. Era una delle espressioni più forti e significative della devozione che il classicismo riservava alle entità soprannaturali e, l’indicazione del giorno festivo, il fenomeno cronologico, si fondava sulla distanza di quaranta giorni dal Natalis Solis invicti cadente il 25 dicembre. Di conseguenza si trattava dell’attribuzione a questo stesso giorno 2 febbraio anche di un senso pitagorico-mistagogico, oltre che simbolico-liturgico. I paleo cristiani e quelli medievali, con Dante, analogamente celebravano in questo stesso giorno i movitori delle sfere celesti, o