Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Oggi mi ha scritto Simona. Ha postato un commento all'articolo
da me pubblicato Saturday 30 april 2011 6 30 e nel suo commento si rivolge anche a voi, miei cari lettori.
Ecco il commento di Simona :
Rispondo a Simona con le parole di Adriana Zarri, che è la mia guida spirituale, tratte da un'intervista, da lei rilasciata a Paolo Tognina.
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Si può dire che noi viviamo in un tempo che non vuole più ascoltare Dio?
Adriana :È una domanda difficile, perché c’è di tutto: c’è della gente che è stanca, anche a ragione, non per colpa di Dio, ma per colpa degli uomini che presumono di parlare di Dio e ne parlano malissimo, anche con le buone intenzioni. E c’è della gente che lo ascolta anche troppo e in maniera fanatica, fondamentalista. Ci sono questi movimenti di nuovo fondamentalismo come i neocatecumenali, come CL, per non parlare poi dell’Opus Dei, quelli l’ascoltano anche troppo e l’ascoltano male. Sarebbe meglio che non lo ascoltassero, piuttosto che ascoltarlo in quel modo.
Gesù è stato veramente capito dal cristianesimo?
Adriana :Certamente è stato capito poco perché se ne è fatto una persona molto più allineata e molto meno trasgressiva di quanto non fosse. L’abbiamo molto addomesticato. Perché ci faceva comodo addomesticarlo, perché la sua capacità di ribellione ci disturbava, ci dava fastidio.
Le capita di mettere in discussione Dio, di rivolgergli delle domande?
Adriana :Sì, delle domande sì. Delle contestazioni, no. Ma delle domande sì. Vorrei sapere tante cose che lui non ci ha detto. Vorrei saper un po’ meglio che cosa succede nell’aldilà. Perché la fede ci dice qualcosa, ma non è poi che ci dica tanto. E allora, come sarà la vita futura, come sarà? Io penso e spero che sia somigliante a questa. E qualche volta gli dico: non farmi brutti scherzi perché io voglio trovare le mie rose, i miei gatti e tutto quello che ho amato sulla terra.
La morte non è nostra amica, come ha detto qualcuno?
Adriana : No, quel qualcuno credo che non aveva neanche letto il Vangelo, perché Cristo ha avuto paura della morte, come tutti. La morte è veramente un passaggio terribile, poi sì ci aprirà le porte dell’aldilà, ma questo passaggio resta una cosa molto traumatica.
E rispetto alla sofferenza, che cosa pensa?
Adriana : Penso che anche qui noi abbiamo travisato un po’ il Vangelo. Il Vangelo è molto più normale, molto più umano. C’è una santa – non mi ricordo più chi, anzi temo che sia santa Teresa d’Avila – che diceva: non voglio morire, voglio seguitare a soffrire. E c’è tutta una esaltazione doloristica che non fa parte del Vangelo. Nostro Signore le malattie le curava, le guariva, non è che era così affezionato alla sofferenza.
C’è chi sostiene che il dolore e la sofferenza abbiano una virtù didattica. Il dolore può insegnare qualcosa?
Adriana : Dipende da come è vissuto, dipende dalle situazioni, dipende dalle persone. A qualcuno insegnerà qualcosa e a molti insegna solo l’insofferenza e la ribellione. Quindi non è così automatico che la sofferenza abbia queste capacità di insegnare qualcosa.
Che importanza hanno per lei i rapporti ecumenici?
Adriana :Sono molto importanti, anche perché è difficile dire dove finisce la chiesa e dove finisce il cattolicesimo, dove finisce la fede e dove comincia.
Eppure c’è una tradizione che ha indicato quali sono i confini, c’è un dentro e c’è un fuori…
Adriana : Sì, si dice questo, ma credo che il dentro e il fuori lo sappia solo Dio e non noi.
Quindi il detto che fuori della chiesa non c’è salvezza non vale?
Adriana :Beh, fuori della chiesa vera non c’è salvezza, ma quale è la chiesa vera? La chiesa vera è la nostra fede, ma che cos’è la fede? Anche lì, dove comincia la fede e dove comincia la non credenza?
Come definirebbe la fede?
Adriana :Credo che noi abbiamo un concetto molto intellettualistico della fede. La fede non è necessariamente credere nell’esistenza di Dio, nella divinità di Cristo, nella risurrezione, nei cosiddetti contenuti di fede. La fede è soprattutto un atteggiamento di ascolto, di disponibilità. Perché se è vero che ci si salva per la fede, e se è vero che gli uomini onesti si salvano, allora si vede che questi uomini onesti anche se non hanno la fede, anche se non credono come crediamo noi, la fede ce l’hanno, i cosiddetti non credenti. I non credenti onesti oggi sappiamo tutti che si salvano, a parte il fatto che si salvano tutti perché io nell’inferno non ci credo, quindi si salvano tutti. Si tratta di vedere l’ampiezza dell’anticamera che dovranno fare. E certo anche tanti cosiddetti credenti dovranno fare una lunga anticamera. E magari tanti cosiddetti non credenti la faranno più breve.
Si parla di chiese che si svuotano, di fede che viene meno. È un vero problema della nostra epoca?
Adriana :Bisogna vedere se le chiese che erano piene una volta, di chi erano piene, di credenti o di non credenti? È il discorso che facevamo prima, della fede. Quelli che vanno in chiesa, sì, sono credenti dal punto di vista intellettuale, credono nell’esistenza di Dio e tutto il resto, ma tante volte non hanno questa disponibilità, questo ascolto. Per cui in realtà non sono credenti. E le nostre chiese sono piene di non credenti e per fortuna le nostre strade sono piene di credenti inconsci, anonimi. Che dicono di non credere e magari credono, sia pure in una maniera diversa da noi.
(intervista a cura di Paolo Tognina)
Adriana Zarri, sul Manifesto del 2 dicembre, chiarisce il concetto di laicità sotteso alla legge: «di certo c’è che l’eutanasia permessa non obbliga nessuno a scegliere la morte, mentre l’eutanasia vietata obbliga tutti a subire la vita. Una legislazione proibizionista obbliga, una legislazione permissiva lascia liberi: permette, appunto, non costringe»
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Il commento di Simona mi offre inoltre l'occasione per rendere omaggio ad un teologo valdese Jan Alberto Soggin, scomparso l'anno scorso ad ottobre. Riporto qui sotto la notizia della sua morte.
Premetto che i protestanti hanno contribuito molto allo studio critico - storiografico delle Sacre Scritture, allontanandoci da una lettura fondamentalista della bibbia..
Ho solo un ricordo telefonico del Professor Soggin.
Stavo studiando il suo libro " Storia d'Israele " per sostenere un esame all'Università Gregoriana di Roma e ne rimasi sconvolto, perché per me quell'approccio di studio era nuovo e mi sembrava potesse scalfirmi la fede.
Mi rispose la moglie che me lo passò subito al telefono.
Forse l'avevo svegliato dalla pennichella pomeridiana.
Gli dissi che avevo bisogno di un suo supporto morale, perché mi sembrava che il suo libro stesse uccidendo la mia fede nel Mosè storico, che per Soggin poteva anche non essersi chiamato Mosè, nell'esistenza del Mar Rosso, che in verità era il Mare dei Giunchi eccetera.
Inizialmente Soggin mi sgridò ben bene per aver ardito chiamarlo a casa.
Gli risposi che non ero un suo allievo e che ero un cattolico, desideroso di approfondire la mia fede.
Allora si calmò e mi disse che gli studi sulle Sacre Scritture non dovevo vederli come un pericolo, ma come un contributo per far maturare la mia fede.
Da allora, qualsiasi cosa io legga su Dio non mi fa più paura.
Ed anche quello che afferma Adriana Zarri sulla fede non lo giudico un'eresia, ma un gesto coraggioso, attraverso il quale lei dichiara che se uno crede in Gesù Cristo e nella sua Resurrezione ma poi non fa niente per far risorgere dal baratro un fratello lontano ed abbandonato dalla Chiesa, è come se non credesse nè a Gesù Cristo nè alla Sua Resurrezione.
Grazie Simona, Grazie Professor Soggin, Grazie Adriana, Grazie Pietro, Grazie Padre Gino, Grazie a "La Mano di Maria" .
Riccardo
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Mercoledì 3 Novembre 2010, 08:58 in Current Affairs
Lo storico, biblista e teologo Jan Alberto Soggin, professore emerito di lingua e letteratura ebraica all'Università "La Sapienza" di Roma, è morto dopo una lunga malattia all'età di 84 anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato dal sito internet Archaeogate. Era pastore della Chiesa Valdese ed è stato uno dei rinnovatori della Facoltà Valdese di Teologia di Roma, dove ha insegnato a lungo Antico Testamento. È stato anche professore del Pontificio Istituto Biblico di Roma dal .1970 al 1999.
Studioso di fama internazionale della storia dell'epoca biblica, autore di importanti introduzioni all'Antico Testamento* e di vari commentari a libri biblici, nonché di centinaia di articoli in italiano, francese, inglese e tedesco, il professor Soggin è stato socio fondatore dell'Associazione italiana per lo studio del Giudaismo, dell'associazione Biblia ed era membro del comitato di redazione delle riviste "Vetus Testamentum" e di "Henoch".
Tra i suoi libri spiccano "Introduzione all'Antico Testamento" in due volumi (Paideia, 1968), "Storia d'Israele dalle origini alla rivolta di Bar Kochba" (Paideia, 1989), "Israele in epoca biblica" (Claudiana editrice, 2000) e "I manoscritti del Mar Morto" (Newton Compton, 1978).
Qui si può trovare un breve approfondimento (in inglese)
* L'ecumenismo insegna che i cristiani non dovrebbero più usare la definizione "Antico Testamento" che può avere una connotazione negativa, di passato o, peggio, sorpassato in confronto al Nuovo, bensì "Bibbia ebraica" che è sicuramente più precisa...