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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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IL CROCIFISSO NEL SEGNO DI ZARRI ADRIANA

La parola di Adriana

di Adriana Zarri
da “il manifesto” del 19 novembre 2010

 

 

I balilla e il crocifisso

 

Non è pigrizia, ma il seguente articolo, uscito su la Rocca a firma di Tonio dell'Olio merita di esser
citato per intero.

E' in corso una vera e propria offensiva militare ai danni dei giovani italiani. Sono almeno tre le
iniziative intraprese dal Ministero della difesa per «avviare il mondo giovanile alle Forze armate e
per favorire una maggiore condivisione per i valori che da esse promanano». (Dal bando del
Ministero della difesa). Si tratta di «Vivi le forze armate. Militare per tre settimane» in cui sono stati
selezionati giovani dai 18 ai 30 che trascorreranno tre settimane presso un reparto militare
partecipando alla formazione militare. In Lombardia poi è già in atto una collaborazione tra scuola
ed esercito che prevede la propaganda militare e la formazione alle armi di giovani studenti. Infine
il Ministero della Pubblica Istruzione e quello della Difesa hanno aumentato le iniziative di
presenza militare nelle scuole per avvicinare gli studenti alla capacità militare. Alle tante prese di
posizione contro la «mini-naja» e la «legge balilla», riprendo quella di Pax Christi che in una nota
denuncia: «Siamo di fronte a una novità pericolosa, antiformativa e antipedagogica. Insegnare e
imparare a sparare non è compito della scuola della Repubblica Italiana dove risplende l'articolo 11
della Costituzione, dove sono maturate ipotesi di difesa non violenta anche tramite corpi civili di
pace che non vengono adeguatamente organizzati perché il governo preferisce investire 20 milioni
di euro per la "mini-naja"».

Vengono così pagati finanziamenti al servizio nazionale. Non si insegna «a sperare ma a sparare»
conclude amaramente il comunicato del movimento cattolico internazionale per la pace. L'idea che
ci sia un nemico a prescindere che ci si senta forti di un'arma che di fronte al conflitto non ci siano
altre strade che quella della violenza... restringe l'orizzonte dei giovani a un clima e alla cultura
della paura. Prepararsi al futuro con il coltello tra i denti significa sottoporre a qualcuno la speranza
e illudersi che noi abbiamo sempre ragione e che noi siamo più forti e più furbi degli altri. Don
Milani, senza esitazione, avrebbe invitato all'obiezione di coscienza. In quelle stesse aule in cui
militari professionisti andranno a insegnare «i valori delle Forze armate», abbiamo strenuamente
voluto che restasse appeso un crocifisso la cui lezione è tutt'altra. E parla di amore per i nemici, di
offerta della vita, di perdono e di non violenza. Non ci resta che sperare che quei giovani, ogni
tanto, alzino la testa.

«Non ci sono soldi» risponde il sindaco d'ogni paese d'Italia. Non ci sono soldi perché il governo ha
scelto di non imporre ulteriori balzelli potendo tagliare le prestazioni a favore di coloro che sono più
poveri. E per quanto possa sembrare paradossale, il peso dalla crisi cade sulle spalle di chi già la
subisce più pesantemente. Sono le politiche sociali a pagare il conto più alto! Iniziative innovative
che non avevano più le modalità umilianti dell'assistenzialismo e contavano sulla dignità delle
persone con mille idee innovative e creative. Proprio quelle politiche sociali costituiscono la vita
sociale dell'antimafia, il contributo determinante per vincere l'esclusione sociale. Non è un caso che
nel frattempo, lo stesso governo ha deciso di ampliare gli istituti penitenziari e di costruire nuove
carceri. O l'uno o l'altro. O previeni o reprimi. O aiuti o sei costretto a nascondere la polvere sotto al
tappeto. Le carceri scoppiano. Di stranieri, di povera gente, di reati minori. E solo se potessero
raccontare agli italiani le storie di questo tempo e far aprire loro gli occhi con l'importanza di
organizzare l'Italia sociale! Ma intanto la televisione trasmette un altro round sulle idiozie.
Programmi di intrattenimento, li chiamano.

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