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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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IL LIBRO SEGRETO DI GIOVANGUALBERTO CERI

 
Gentilissimo  Signor Giovangualberto Ceri, complimenti per  la  Sua " salutare  inquietudine  "  " IPAZIA  e  DANTE ".
Pendevo  letteralmente  dalle  Sue  labbra,  mentre  La  leggevo. Tutti  i  miei  sensi  erano  vicini  a  Lei  e  l'avrei  anche  eletta  Papa  laico  e  Lei  sa  bene  che  anche  un  laico  puo'  essere  eletto  Papa,  salvo  ordinarlo  e  consacrarlo  Vescovo  prima  dell'insediamento.   Monsignor  Enrico  Bartoletti  lo  sapeva  bene !
 
Adesso  che  Lei  si  è  preso  i    meritati  complimenti  insieme  allo  zuccotto,  mi  dovrebbe  fare  un  grosso  piacere  e  Le  assicuro  che  pendo  dalle  Sue  labbra  anche  riguardo  a  quest'altro  tema.
 
Avrebbe  cioè  la  cortesia  di  rispondere  al  quesito,  postoLe  già  da  tempo,   e  soddisfare  così  anche  la  mia  sana  ed  inquieta  curiosità  riguardo  all'evidente   bisticcio  esistente  fra  la  data  del  viaggio  dantesco,  da  Lei  collocato,  secondo  le  Sue  scoperte,  nel  1301 e  la  data  della  morte  di  Guido  Cavalcante ?
 
Mi  spiego  meglio :  essendo  il  viaggio  dantesco  avvenuto  nel   1301,  perché  Dante  nell'anno  1301,   cioè  durante  il  suo  viaggio,   avrebbe  dato  ancora   per  vivo  Guido  Cavalcante  al   padre di  Guido,   per  bocca  di    Farinata,  quando    Guido  era  già  morto nel  1300 ?
 
Se  Lei  mi  potesse  rispondere,  sono  sicuro  di  riavere  qui  sul  mio  blog  la  gradita  voce  dello  scrittore  Francesco  Fioretti,  che  ha  forse  deciso  di  non  affacciarsi  più,  fino  a  quando   Lei  non  avrà  risposto  al  suo  quesito  e  soddisfatto  la  mia  curiosità.
 
C'è  forse  ancora  qualche   segreto  da  svelare,  che  noi  ancora  non  conosciamo ?
 
Signor  Giovangualberto  Ceri,  se  Lei  mi  vuole  un  po'  di  bene,  allora  mi  risponda,  perché  ho  tanta  nostalgia  del  mio  amico  Francesco !
 
Riccardo
 
Friday 22 april 2011 5 22 /04 /Apr /2011 16:57

CARLO MARIA MARTINI : IL CARDINALE CHE FA ANCORA SOGNARE ADRIANA ZARRI

Commenti

L’amatissimo Cardinale DIONIGI TETTAMANZI, secondo le mie “salutari inquietudini”, avrebbe fatto ancor meglio se avesse indicato pubblicamente lui il suo degno successore a Milano. Poi doveva stare a vedere cosa diceva il VATICANO. Avrebbe costituito una fertile precedente per tutti i vescovi italiani. Le mie “salutari inquietudini”? Così appellava MONS, ENRICO BARTOLETTI le mie idee che, “forse”, lui avrebbe riportato al CONCILIO VATICANO II. Me lo scrisse in una delle sue lettere autografe: in quella datata 22 sett. 1963. Chiude così il Bartoletti la sua lettera: ” Da Roma, al CONCILIO, penserò spesso anche a te e forse porterò qualcosa delle tue salutari inquietudini”. Questa lettera è stata pubblicata anche su FACEBOOK, FOTO di Giovangualberto Ceri. Se il Bartoletti durante il CONCILIO non disse nulla, e fece bene!!!, lo dirà poi autorevolmente e con l’appoggio di PAOLO VI. Aggiungo adesso un mia “salutare inquietudine”. Eccola.

GIOVANGUALBERTO CERI


IPAZIA e DANTE

Dal “cristianesimo”, al laicismo, all’autentica, futura e completa cristianizzazione del mondo pagano-classico.

Commento filosofico-astrologico-liturgico.


Gentili lettrici e lettori,

personalmente ritengo che sia vero! Nonostante siano trascorsi duemila anni dalla venuta di Cristo o, similmente, dall’inizio dell’èra volgare, o èra cristiana, alcune fascinanti e feconde idee e comportamenti del mondo pagano-classico, su cui il cristianesimo ha dovuto innestarsi, si sono trascinate nel ricordo fino a noi senza però venire adeguatamente integrate. Probabilmente questo è dovuto ad un malinteso che si è subito creato fra la mentalità greco-romana e la mentalità dei cristiani dei primi secoli, e forse non solo a causa delle persecuzioni. Io vorrei poter dissolvere questa incomprensione, cercare di capire, seguendo soprattutto Ipazia e Dante quali simboli di questa lunga fase di tragica integrazione. Cercare di colmare tale vuoto mi è parso, appena mi sono reso conto di tale possibilità, molto positivo per l’evoluzione della nostra civiltà, se pur tale stessa incresciosa situazione di vuoto culturale comunemente non sia stata esaminata, almeno in età moderna, né semplicemente ricordata. Se tale vuoto ha creato un senso di nostalgia in Goethe, o in Friedrich Nietzsche, per esempio, è stato perché loro non erano, appunto, persone comuni.
I gentili, per ciò che ci riguarda qui direttamente, e cioè per la parte più profonda e coinvolgente del loro stile di vita, possiamo affermare che amassero soprattutto una cosa: la libertà di coscienza, la libertà di ricerca personale della verità in ogni campo che, effettivamente, costituisce anche un incommensurabile piacere esistenziale, oltre che essere il motore della nostra civiltà. Ed è stato per questo loro desiderio di continuare a godere di un tale piacere, di un tale stile di vita, che i pagani, almeno oltre un certo livello ontologico-vissuto, sono stati presi di mira dai cristiani e si sono trovati ad essere in conflitto col cristianesimo, o meglio, con l’idea che i cristiani si erano fatti delle verità contenute nel Vangelo, quasi che la divulgazione del Vangelo stesso esigesse una rinuncia, a monte, della ricerca personale. La vita, il pensiero e il crudele assassinio, ad opera dei cristiani legati al vescovo Cirillo, della neoplatonica Ipazia di Alessandria (370 – 415 d.C.) e, analogamente, la condanna a morte, ad essere bruciato vivo, emessa contro Dante Alighieri (1265 – 1321 [1322 ?]) anche per essersi opposto a papa Bonifacio VIII, trovano una convincente spiegazione dentro questo contesto, o contrasto di idee, che ha per epicentro la continua negazione, o la negoziazione, durante questi nostri duemila anni di storia, della libertà di ricerca personale.
Allo scopo di subito mostrare al lettore un reperto sintomatico della dialettica in questione faccio osservare che nei poeti del medioevo fino a Dante già si era cercato di integrare, con successo, questa libertà personale. Essa veniva sintetizzata dall’idea di nobiltà di comportamento che era un’insieme combinato, e incarnato, di libertà personale da una parte, e di grande virtù dall’altra. Per i poeti medievali e la cavalleria non si dava infatti nobiltà, o cortesia, al di fuori di un comportamento che non fosse risultato fin dall’inizio, cioè prima di tutto, autenticamente libero: per cui quando loro indicavano “nobile”, come fa Dante tanto nella Commedia, che nel Convivio, che nella Vita Nuova, non indicavano solo altamente virtuoso ma, prima di tutto, “libero”. Sembrerà paradossale ma questi intellettuali-poeti stimavano la libertà più necessaria all’umanità di quanto non la reputassero così gli scettici dell’Umanesimo-Rinascimento e poi gli Illuministi e il Romanticismo. Con la sua idea di nobiltà il medioevo era già entrato in comunione, ad un tempo, con il classicismo da una parte e con l’autentico spirito evangelico dall’altra, si pure attraverso l’inaugurazione, del tutto originaria, di un modo cristiano di essere del mondo del tutto inatteso, il suo. Di lì a poco non fu però più possibile seguire l’evoluzione ontologica architettata da Dante e dai suoi predecessori a causa soprattutto, io credo, del risorgere di una mal celata antipatia della chiesa verso la libertà, verso le libere iniziative anche caritatevoli nei confronti dei poeti medievali, di quelli cavallereschi, dei provenzali, degli stilnovisti e di quanti erano stati presenti alla corte di Federico II. Faceva paura soprattutto una cosa: l’emergere di una strada concreta per la spiritualizzazione dell’anima che si appellasse all’amore sessuale inteso sia come gioco, sia come scienza della soggettività in generale. Faceva paura perché la chiesa mirava a relegare l’amore verso l’altro sesso in un campo spiritualmente inferiore poiché si sarebbe trattato di un’occupazione del tutto laica che trovava la sua giustificazione naturale e morale soprattutto nella procreazione. Quindi faceva paura soprattutto che la spiritualizzazione dell’anima potesse poggiarsi su una condotta intima e personalissima del rapporto amoroso e che questa fosse simile ad un’opera d’arte, ad una scienza inerente l’ontologia vissuta fondata soprattutto, ed ovviamente, sulla libertà di scelta. Con i poeti cavallereschi, provenzali e stilnovisti, la chiesa avrebbe avuto meno da controllare, insegnare e redarguire. Si sarebbe trovata in contrasto come nel primo secolo si trovarono in contrasto i vescovi, nelle Comunità seguaci della Dottrina della Didaché, di fronte ai profeti, persone completamente libere di agire in tutto, e al tempo con pari dignità e poteri dei vescovi. Anche Dante del resto si ritiene un profeta, e prima di orientare definitivamente la sua mente verso la bellissima, giovanissima ed eterna Beatrice, non per caso ci fa sapere di avere avuto dei rapporti amorosi con donne giovanissime, come del resto anche Raimondo Lullo prima di prendere i voti. Forse per san Francesco fu diverso? Tali rapporti avrebbero costituito una caduta, da mettere però in inventario, durante il tragitto di libera ricerca della verità la quale, come risulta anche dal Convivio e dalla Vita Nuova, faceva comunque parte di una scienza: quella del nono cielo riguardante la cristiana MORALE FILOSOFIA quale integrazione della pagana FILOSOFIA DI PITAGORA (Convivio, II, XV, 12; II, II, 1; Vita Nuova XXXV). Trattandosi di scienze inerenti la soggettività in generale come avrebbero potuto praticarsi se non in piena libertà personale? Con il rapporto stretto fra Filosofia pitagorica e Morale Filosofia noi abbiamo già messo in luce il livello di integrazione paganesimo cristianesimo presente, per cultura, in certi ambianti dell’epoca di Dante e la conseguente accettazione di presupposti di libera ricerca personale. Un decisivo ed importantissimo passo in avanti era stato compiuto dai tempi dell’assassinio di Ipazia di Alessandria e quelli di Dante, la l’invidia e i contrasti non erano stati affatto vinti. Si può parlare di invidia poiché chi insegnasse con successo una strada spirituale al di fuori del contesto degli insegnamenti delle gerarchie ecclesiastiche e ipotizzabile che potesse andare incontro a venire invidiato, e si tratterebbe di una specificità tutta infernale (Inf., I, 109 - 111). Relativamente all’esperienza indicata da Dante e alla via dantesca verso la salvezza, non sarebbe fuori luogo un’ampia libertà di ricerca e quindi il seguire i propri suggerimenti intimi e personali, le proprie passioni, al posto dei “Decretali” del Vaticano (Par., IX, 133 - 135). Recita Dante: “Non ti dovea gravar le penne in giuso, / ad aspettar più colpi, o pargoletta / o altra vanità con sì breve uso” (Purg., XXXI, 58 – 60)”. In affetti col medioevo dell’epoca fino a Dante compreso L’arresto della marcia in avanti è inoltre anche da imputare, più in generale, alla mancanza, nella classe dominante, di un’autentica nobiltà: sia che tale stessa classe fosse gerarchicamente riconducibile all’Imperatore, o al Papa, o alla nascente borghesia. Così si esprime Dante dolorosamente criticando la nobiltà di casta, cioè legata alla genealogia del suo tempo: “O poca nostra nobiltà di sangue,/ se gloriar di te la gente fai / qua giù dove l’affetto nostro langue, mirabil cosa non mi sarà moi” (Par. XVI, 1- 4 ): con ciò puntando però anche l’indice sull’importanza di una vera nobiltà per l’evoluzione della umanità.
Alle gerarchie ecclesiastiche il concetto di piena libertà personale, anche se cong
Commento n°1 inviato da Giovangualberto Ceri oggi alle 10h17
www.youtube.com/watch?v=XSwVPCju-w04 min - 22 mag 2011 - Caricato da Sirtaki8love
Ognuno di noi ha una pagina di vita da compilare ... una storia da raccontare .. . da ricordare.
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