Overblog Tutti i blog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

Pubblicità

IL NOSTRO CARO ANGELO

Tratto da :

Spunti raccolti al volo, perché «Lo spirito è fugace, non si ripete: se non si afferra l’oracolo nel momento in cui soffia, è perduto per sempre» (Jean Guitton).

  

10 novembre 2010

Rimproveri di un amico
SCRIVEVA GUIDO CAVALCANTI nel XLI sonetto delle sue Rime:
I' vegno 'l giorno a te 'nfinite volte
e trovoti pensar troppo vilmente:
molto mi dòl della gentil tua mente
e d'assai tue vertù che ti son tolte.

Solevanti spiacer persone molte;
tuttor fuggivi l'annoiosa gente;
di me parlavi sì coralemente,
che tutte le tue rime avie ricolte.

Or non ardisco, per la vil tua vita,
far mostramento che tu' dir mi piaccia,
né 'n guisa vegno a te, che tu mi veggi.

Se 'l presente sonetto spesso leggi,
lo spirito noioso che ti caccia
si partirà da l'anima invilita.
(metto in fondo la "traduzione" per chi avesse poca familiarità con la lingua antica).

Dicono che lo scrisse per scuotere il suo amico Dante, che si trascurava dopo la morte di Beatrice. Ho pensato che queste parole potrebbe sottoscriverle benissimo il mio angelo custode: viene a me "infinite volte" al giorno, perché mi è sempre vicino, ma fa in modo che io non lo veda. E che delusione deve essere per lui il trovarmi occupato in quel "pensar troppo vilmente" dei pensieri inutili, dei progetti piccini, di risentimenti, fastidi, preoccupazioni triviali, resi grandi solo dal mio egoismo.

Ho proposto questi versi nelle classi, ahimè con poco successo per l'angelo custode. In compenso in terzo ho visto accendersi delle luci quando ho fatto considerare che delicatezza di amicizia è quella di Guido verso il suo amico: i versi di Dante (il "suo dir") continuano ad essere straordinari, ed un grande poeta e amico come Guido non può non accorgersene, ma si sforza di non farlo vedere perché non vorrebbe che la sua approvazione per i versi potesse essere fraintesa per una approvazione della sua vita. Siamo tutti capaci di arrabbiarci con un amico, ma mostrarci arrabbiati per il suo bene, senza esserlo, anzi soffrendo per questo, questa è vera amicizia.

E poi mi consolo pensando che gli angeli sono veri amici nostri: troveranno il modo di farsi conoscere dalle mie alunne. Chissà quanto gli costa, come a Guido, il non farsi vedere!

Questa la mia versione in italiano corrente, scusandomi per i possibili errori:

Vengo a te infinite volte al giorno / e ti trovo a pensare in modo troppo vile: / mi addoloro molto per la tua mente nobile / e per le tue molte qualità che non ci sono più.
Un tempo ti disturbavano le folle; / fuggivi sempre la gente seccante; / parlavi di me con tanto affetto, / che avevo raccolto tutte le tue poesie.
Adesso non oso, a causa della tua vita banale, / dare segno che mi piace quello che dici, / e se vengo da te non mi faccio vedere (oppure: quando ti sto vicino faccio in modo che non si noti).
Se leggi spesso questo sonetto, / lo spirito insulso che ti perseguita / lascerà la tua anima involgarita.
www.youtube.com/watch?v=Y5YRuRoarWM4 min - 11 apr 2008 - Caricato da dalia20006
 
Il nostro caro angelo. questa canzone è un attacco alla Chiesa Cattolica. Insomma Battisti dice: io sono credente, ma non accetto una Chiesa falsa e ipocrita, che continua e riproporre il binomio cristiano-schiavo (la fossa del leone / è ancora realtà / uscirne è impossibile per noi / è uno slogan falsità) e a attirare fedeli grazie a sentimenti quali paura e alienazione. Il nostro caro angelo, la nostra fede, deve poter esprimersi liberamente, senza essere controllata da una vecchia istituzione (le rughe han troppi secoli oramai / truccarle non si può più) che mina con i propri giochi di potere la purezza della fede (cattedrali oscurano / le bianche ali bianche non sembran più)

 

Pubblicità
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post