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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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INCONTRO CON ADRIANA ZARRI

     
Da  :  La redazione di voce  evangelica
dal Numero 6 Giugno 2005
Adriana Zarri: libera da ogni cosa
Teologa e scrittrice cattolica, Adriana Zarri abita da molti anni nelle campagne di Albiano, non lontano da Ivrea.

Più di trent’anni fa ha scelto di vivere in un casale e di seguire uno stile di vita monastico. Vive sola, ma non si è rinchiusa nella solitudine. La domenica si rivolge al pubblico del quotidiano "Il Manifesto". Nella sua rubrica, intitolata "Parabole", non mancano mai commenti acuti e a volte pungenti sulla società e la politica italiane. E la sua casa, grande e spaziosa, alcune volte l’anno si riempie di gente, di amici, che discutono con lei di temi religiosi, in uno spirito di libertà e di ricerca.

Adriana Zarri, come passa le sue giornate?
Mi alzo alle sei del mattino, poi faccio colazione e recito le lodi. E poi comincia la giornata. Durante il mattino dirigo un poco i lavori di campagna e poi faccio la liturgia nella chiesetta. A mezzogiorno pranzo. Il pomeriggio mi riposo un poco perché vado a letto tardissimo. Poi mi alzo, lavoro, vado a cena alle otto poi mi distendo un poco e verso le dieci riprendo a lavorare, fino alle tre di notte. Ed è il periodo in cui faccio il lavoro più importante, più impegnativo perché durante il giorno tra lavori esterni, tra corrispondenza e articoli la giornata mi passa. E invece i lavori seri li sbrigo di notte.

Che cosa significa oggi scegliere di vivere la povertà?
Io ho scritto un libro sulla povertà nel quale dico che la povertà evangelica è soprattutto il distacco, non solo dal denaro, ma dal potere, dall’ambizione, da tutto. E quando mi si chiede qual è la massima evangelica che più mi interessa io dico sempre che è dove si dice “chi perde la propria vita la troverà”, quella è veramente la povertà, l’essere liberi da tutto, a cominciare da noi stessi.

Quali sono le cose in cui lei proprio non crede?
Sono parecchie. Ad esempio non credo nell’inferno perché mi sembra un insulto alla bontà di Dio, tra l’altro. Anche la nostra cultura, anche laica, anche di non credenti, non ammette più la giustizia puramente punitiva. E la concepisce solo come capacità di riscatto, di reinserimento. In una pena che dura per sempre come quella dell’inferno questo riscatto non c’è. Penso sia difficile ritenere che gli uomini sono più buoni di Dio. Quindi all’inferno non credo.

Si può dire che noi viviamo in un tempo che non vuole più ascoltare Dio?
È una domanda difficile, perché c’è di tutto: c’è della gente che è stanca, anche a ragione, non per colpa di Dio, ma per colpa degli uomini che presumono di parlare di Dio e ne parlano malissimo, anche con le buone intenzioni. E c’è della gente che lo ascolta anche troppo e in maniera fanatica, fondamentalista. Ci sono questi movimenti di nuovo fondamentalismo come i neocatecumenali, come CL, per non parlare poi dell’Opus Dei, quelli l’ascoltano anche troppo e l’ascoltano male. Sarebbe meglio che non lo ascoltassero, piuttosto che ascoltarlo in quel modo.

Gesù è stato veramente capito dal cristianesimo?
Certamente è stato capito poco perché se ne è fatto una persona molto più allineata e molto meno trasgressiva di quanto non fosse. L’abbiamo molto addomesticato. Perché ci faceva comodo addomesticarlo, perché la sua capacità di ribellione ci disturbava, ci dava fastidio.

Le capita di mettere in discussione Dio, di rivolgergli delle domande?
Sì, delle domande sì. Delle contestazioni, no. Ma delle domande sì. Vorrei sapere tante cose che lui non ci ha detto. Vorrei saper un po’ meglio che cosa succede nell’aldilà. Perché la fede ci dice qualcosa, ma non è poi che ci dica tanto. E allora, come sarà la vita futura, come sarà? Io penso e spero che sia somigliante a questa. E qualche volta gli dico: non farmi brutti scherzi perché io voglio trovare le mie rose, i miei gatti e tutto quello che ho amato sulla terra.

E della morte che cosa pensa?
La morte è l’ultimo danno, l’ultimo disastro. Tutti hanno paura della morte, a cominciare da Cristo che ne ha avuto paura.

La morte non è nostra amica, come ha detto qualcuno?
No, quel qualcuno credo che non aveva neanche letto il Vangelo, perché Cristo ha avuto paura della morte, come tutti. La morte è veramente un passaggio terribile, poi sì ci aprirà le porte dell’aldilà, ma questo passaggio resta una cosa molto traumatica.

E rispetto alla sofferenza, che cosa pensa?
Penso che anche qui noi abbiamo travisato un po’ il Vangelo. Il Vangelo è molto più normale, molto più umano. C’è una santa – non mi ricordo più chi, anzi temo che sia santa Teresa d’Avila – che diceva: non voglio morire, voglio seguitare a soffrire. E c’è tutta una esaltazione doloristica che non fa parte del Vangelo. Nostro Signore le malattie le curava, le guariva, non è che era così affezionato alla sofferenza.

C’è chi sostiene che il dolore e la sofferenza abbiano una virtù didattica. Il dolore può insegnare qualcosa?
Dipende da come è vissuto, dipende dalle situazioni, dipende dalle persone. A qualcuno insegnerà qualcosa e a molti insegna solo l’insofferenza e la ribellione. Quindi non è così automatico che la sofferenza abbia queste capacità di insegnare qualcosa.

Che importanza hanno per lei i rapporti ecumenici?
Sono molto importanti, anche perché è difficile dire dove finisce la chiesa e dove finisce il cattolicesimo, dove finisce la fede e dove comincia.

Eppure c’è una tradizione che ha indicato quali sono i confini, c’è un dentro e c’è un fuori…
Sì, si dice questo, ma credo che il dentro e il fuori lo sappia solo Dio e non noi.

Quindi il detto che fuori della chiesa non c’è salvezza non vale?
Beh, fuori della chiesa vera non c’è salvezza, ma quale è la chiesa vera? La chiesa vera è la nostra fede, ma che cos’è la fede? Anche lì, dove comincia la fede e dove comincia la non credenza?

Come definirebbe la fede?
Credo che noi abbiamo un concetto molto intellettualistico della fede. La fede non è necessariamente credere nell’esistenza di Dio, nella divinità di Cristo, nella risurrezione, nei cosiddetti contenuti di fede. La fede è soprattutto un atteggiamento di ascolto, di disponibilità. Perché se è vero che ci si salva per la fede, e se è vero che gli uomini onesti si salvano, allora si vede che questi uomini onesti anche se non hanno la fede, anche se non credono come crediamo noi, la fede ce l’hanno, i cosiddetti non credenti. I non credenti onesti oggi sappiamo tutti che si salvano, a parte il fatto che si salvano tutti perché io nell’inferno non ci credo, quindi si salvano tutti. Si tratta di vedere l’ampiezza dell’anticamera che dovranno fare. E certo anche tanti cosiddetti credenti dovranno fare una lunga anticamera. E magari tanti cosiddetti non credenti la faranno più breve.

Si parla di chiese che si svuotano, di fede che viene meno. È un vero problema della nostra epoca?
Bisogna vedere se le chiese che erano piene una volta, di chi erano piene, di credenti o di non credenti? È il discorso che facevamo prima, della fede. Quelli che vanno in chiesa, sì, sono credenti dal punto di vista intellettuale, credono nell’esistenza di Dio e tutto il resto, ma tante volte non hanno questa disponibilità, questo ascolto. Per cui in realtà non sono credenti. E le nostre chiese sono piene di non credenti e per fortuna le nostre strade sono piene di credenti inconsci, anonimi. Che dicono di non credere e magari credono, sia pure in una maniera diversa da noi (intervista a cura di Paolo Tognina).

www.youtube.com/watch?v=hr9sGYOdjM83 min - 19 ago 2010 - Caricato da wh40778



Incontro con Adriana Zarri (video RSI LA1, Segni dei Tempi, guarda qui)

 
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