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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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COMMENTI INTORNO ALLA DOPPIA VITA DEI SACERDOTI CATTOLICI

Saturday 16 april 2011 6 16 /04 /Apr /2011 07:59

Buon giorno Joseph, come primo giorno in seminario, non mi sembra male la vita qui, a San Vittorino.

Oggi  Gino  vuole sentire la nostra opinione sul celibato, imposto ai sacerdoti.

Comincio io, perché sono quello, che ha meno peli sulla lingua.

Pensa che quando facevo la psicoterapia, ero considerato il più trasgressivo del gruppo  e  solo dopo essere riuscito a catalizzare l'attenzione  degli altri, solo allora gli altri avevano il coraggio di prendere la parola e di dire almeno la minima parte della loro verità. Perché io l'ho sempre detta tutta, la vomitavo addosso agli altri.

Oggi l'argomento è il celibato per i presbiteri e per i seminaristi.  Il problema sta proprio qui, secondo me.

Per diventare sacerdoti, non credo sia necessario per forza vivere nel seminario.

Con l'attuale regola del celibato, il seminarista, celibe, potrebbe, a mio avviso, continuare la propria professione, qualora abbia già un'età da poter lavorare, e prepararsi contemporaneamente e studiare per raggiungere il suo sogno  e  rispondere alla  sua vocazione.

Isolare le persone adulte o i giovani in un seminario, considerato come luogo d'eccellenza  incontaminato è un'illusione, vedasi il caso di San Vittorino, le cui premesse erano ottime, essendo affidato ad un mistico come Gino.

Vivere in seminario equivale a una dicotomia, una netta separazione  fra corpo e spirito. Ecco perché io volevo assolutamente entrarvi, per dare più risalto allo spirito rispetto al corpo, percepito come impuro, sia  esso  avesse  tendenze omosessuali o eterosessuali, non fa differenza, a questo punto, perché l'impulso sessuale è il medesimo, e vi possono essere, fra l'altro, anche perversioni eterosessuali, Berlusconi docet. E non è detto che un giorno  anche Silvio non voglia assaporare  altre gioie, quando aprirà la porta del governo all'altra sponda.

Ma dal  mio matrimonio ho  invece imparato che solo dalla fusione fra corpo e spirito e fra aneliti  spirituali e passioni carnali si può raggiungere l'equilibrio.

Se togli una componente, quella della passione carnale, ti resterà l'anelito spirituale, che per sopperire alla mancanza del corpo, si trasformerà in passione spirituale,  coinvolgendo i sensi alla ricerca degli affetti sensibili o dell'erotismo, che diventerà così erotismo spirituale. Se mi tacci per eretico, dici una profonda bugia ed inganni te stesso, perché in letteratura trovi santi che hanno sperimentato queste realtà  mistico-erotiche.

Chi vuole separare le due entità è un  impostore  e dice una profonda bugia, bada bene ho detto " profonda" e non superficiale.

Secondo me,allo stato attuale,  se  i seminari  fossero dei bordelli, non me ne meraviglierei più di tanto, perché  questa è la logica dei seminari ed è questa dicotomia che porta a questo.

Tutti lo sanno, a cominciare dal Papa, scivolando sempre più verso il basso,  negli inferi cardinalizi e vescovili.

La Chiesa si basa sulle altezze spirituali e sulle bassezze carnali dell'umanità  ed è per questo che dopo duemila anni ancora non è affondata ma non ha nemmeno migliorato l'umanità e quindi è come un lasciarsi sprofondare dolcemente

fra le braccia lussuriose a suon di campane.

E non capisco perché Padre Gino Burresi debba fare il capro espiatorio per tutti.

Forse perché "è meglio che un uomo solo muoia per il popolo, piuttosto che correre il rischio che perisca tutta la nazione."

(Gv 11, 45-57 )

La Chiesa ha così un  forte sapore berlusconiano e finché non crollerà Berlusconi, non crollerà la Chiesa.

In ogni uomo c'è un Berlusconi e ci sarà sempre, anche quando Berlusconi lascerà questa nostra  valle di lacrime, perché sembra che la sua sia sempre allietata da un circo di clown e di situazioni esilaranti, da dovergliele proprio strappare le lacrime, ma  sempre  e  solo quelle di  una   cosciente  gioia  incosciente.

Sai quanti Berlusconi ci sono nei nostri seminari, un'infinità ed anche nelle nostre case ed  in Vaticano.

Il Berlusconismo è la gioa della  vita terrena, innaffiata da quel tanto di spiritualità, che  gli serve solo per far credere che il suo fiore finto è un fiore vero.  I  fiori veri, quelli  glieli porteremo solo al  cimitero.

 

Riccardo

 

 

Di nelsegnodizarri.over-blog.org riccardo s.m.fontana - Pubblicato in : PARABOLE
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Celebrare la Pasqua: no tu no.

Pare che ancora i sacerdoti sposati debbano aspettare non si sa quanto altro tempo prima di poter celebrare o concelebrare il triduo pasquale insieme ai sacerdoti celibi. Diocesi con carenza di preti, chiese senza un ministro sacro, ma nonostante questo non viene permesso ai preti ridotti allo stato laicale (perché hanno moglie e figli) di amministrare la Grazia di Dio e annunciare la Parola che salva. Eppure sono sacerdoti in eterno alla pari dei celibi, ma per aver scelto di amare una donna e aver messo al mondo dei figli sono giudicati indegni, colpevoli di aver mancato ad un giuramento o ad un voto voluto dalla Chiesa, e questo è più importante che adempiere alla missione per la quale sono stati chiamati e inviati da Dio stesso. La Chiesa non contempla l'ipotesi che un sacerdote possa avere la vocazione ad essere ministro del Signore ma non avere al contempo obbligatoriamente la vocazione alla castità o al celibato. Con eccezione delle Chiese d'oriente (cattoliche) la Chiesa latina considera ancora il matrimonio in contrapposizione al sacerdozio ministeriale e considera la forma celibataria una via privilegiata per conformarsi a Cristo sacerdote. I sacerdoti sposati sono da considerarsi di serie B quindi e non devono trovare posto in quei luoghi (vedi l'Italia) dove la maggioranza delle comunità sono guidate da sacerdoti celibi, per non disorientare i fedeli i quali potrebbero venire a conoscenza che il celibato non necessariamente si coniuga col sacerdozio ministeriale. Infatti la gente pensa che solo i protestanti e gli ortodossi possono avere pastori sposati a differenza dei cattolici. La Chiesa romana fa finta di niente e non affronta il problema. Ipocritamente sa e tollera che sacerdoti e religiosi cadono per fragilità ma si ostina a non voler cambiare le regole, anzi chiede di rinunciare all'amore umano (che è naturale) calpestando i sentimenti e le relazioni uomo-donna che giustamente nascono e si sviluppano tra molti sacerdoti e molte donne delle nostre parrocchie. Tutti sanno che l'amore può sbocciare in qualsiasi momento, prima o dopo l'Ordinazione sacerdotale, e se è vero amore questo viene da Dio (non dal Diavolo) e non può essere slegato, perché "ciò che Dio unisce l'uomo non lo può separare" per mezzo di alcuna norma canonica. Questo modo di fare da alcuni secoli nella Chiesa latina porta ad escludere ogni anno molti sacerdoti sposati dal vivere appieno le celebrazioni pasquali come desidererebbero fare. Chi pensa ai sacerdoti messi ai margini della comunità cristiana in questi giorni? Forse nessuno. Come nelle festività più importanti così a Pasqua i sacerdoti esclusi soffrono le pene dell'inferno nel vedere calpestata la loro dignità e il loro "diritto" ad esercitare il ministero validamente ricevuto. Teologi e gerarchia dovrebbero avere carità per questi fratelli e discutere senza reticenze sul caso di introdurre la possibilità di non rendere più obbligatorio il celibato per i ministri sacri, mettendo fine anche alla triste consuetudine che molti hanno di condurre una doppia vita pur di non rinunciare o al ministero o all'affetto di una donna.
Antonio
Commento n°1 inviato da Antonio oggi alle 07h28

Grazie della tua testimonianza, Antonio.  Dev'essere  meraviglioso essere sacerdote  ed  ancora  più  meraviglioso,  quando sarà  permesso,  essere  contemporaneamente  sacerdote, sposo  ed eventualmente  anche  padre  biologico  o  adottivo. 

Certo  che,  oggi  come  oggi,  ci  vuole  un  bel  po' di  coraggio,  perché  un  sacerdote  riesca  a  condurre  una  doppia  vita,  copulandosi  e  crapulandosi  per  poi  salire  sull'altare  scappellato  e  ridiscenderne  come  se  nulla  fosse.

Dato  che  io  non  ho  più  il  prepuzio,  essendo  stato  operato  di  fimosi (  sono  circonciso ),  non  posso  fare  altro  che  togliermi  tanto  di  cappello.

 

Riccardo

 

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